Gli “anarco-nazionalisti” francesi contro Jean-Luc Mélenchon, ma il popolo della sinistra lo adora.

in Europa/Internazionale di

Il movimento “Stato e Potenza”, realtà italiana dai tratti “rossobruni”, cioè nazionalisti (per quanto vanti presunte relazioni con movimenti comunisti in Europa dell’est), pubblica sul proprio sito un articolo tratto da “Stella Nera”, il blog di Hans Cany, per denigrare il candidato della sinistra alle presidenziali francesi Jean-Luc Mélenchon. Un lavoro certosino, quello di “Stato&Potenza”, per contrastare con una retorica apparentemente di sinistra, tutto quello che è “sinistra”. Un modo disfattista con cui la propaganda cerca di trasmettere senso di smarrimento fra la popolazione di sentimenti progressisti.

La fonte “anarchica-nazional-rivoluzionaria” si allea con i fascisti

Prima di capire se queste critiche siano legittime, cerchiamo di contestualizzarne la fonte. Conosciamo Hans Cany (alias Hans Wehrwolf): si tratta di un personaggio che si identifica nell’ideologia del cosiddetto “nazional-anarchismo”, una variante orientata a comunità autogestionarie e decentralizzate del “nazional-bolscevismo”, che altro non è che un neo-fascismo mascherato con una retorica anti-capitalista. La sua gioventù, Hans Cany la passa prima a sostenere la campagna elettorale del socialista francese François Mitterand all’Eliseo, per poi passare a sostenere la corrente più filo-sovietica all’interno del Partito Comunista Francese (PCF), salvo in seguito denunciarne lo “stalinismo”. Un eclettismo quasi patologico, che gli farà perdere ogni credibilità nei settori progressisti del paese. Nei suoi documenti, fra l’altro, si vanterà di essersi avvicinato allora a organizzazioni armate come l’ETA, e dopo una fase punk, di essere diventato “anarchico individualista”. Hans Cany prosegue poi la sua militanza, dopo qualche volantinaggio a nome dell’Animal Liberation Front, negli ambienti “nazional-rivoluzionari”, tentando di coniugare l’individualismo “anarchico” con il nazionalismo delle piccole patrie.

Nel 2000 sarà uno dei co-firmatari del cosiddetto “Appello dei 335” che promuoveva un’alleanza elettorale nientemeno che fra il Fronte Nazionale dell’estremista di destra Jean-Marie Le Pen e il Movimento Nazionale Repubblicano del nazionalista ultra-conservatore Bruno Mégret. Successivamente Hans Cany si interesserà ad altre realtà identitarie, in particolari vicini agli autonomisti bretoni e fiamminghi. Nel 2003 fonda il circolo “Rébellion” e pubblica l’omonimo bimestrale sedicente “socialista rivoluzionario europeo”, dedicato al “falangista” spagnolo Ramiro Ledesema Ramos. Il bimestrale, al di là della sua etichetta “socialista”, è in realtà caratterizzato da un forte legame con Edouard Limonov, fondatore del “Partito nazional-bolscevico”, organizzazione fascista russa, illegale e violenta. Il circolo “Rébellion” si trasformerà poi in “Organisation socialiste révolutionnaire européenne”, sezione francese del partito di Limonov che tenta di unire Josfi Stalin, Che Guevara e Hugo Chavez in un pantheon di eroi nazionalisti strumentalizzati (?) dalla sinistra. Fantasie che nel 2009 porteranno Cany a rendersi protagonista della costituzione di un’altra sigla, la cosiddetta “Alliance oppositionnelle anarchiste”, non prima di aver proposto di favorire l’emigrazione di cittadini dell’Europa del Nord (ariani?) per “germanizzare” l’Esagono. Posizioni deliranti, conclusesi nel 2011 con la dichiarazione di sostegno alla leader xenofoba Marine Le Pen.

Jean-Luc Mélenchon, il nemico pubblico numero 1

Per Cany oggi il nemico numero uno da abbattere è Jean-Luc Mélenchon, candidato alle presidenziali francesi per il Fronte di Sinistra, l’alleanza che unisce socialisti di sinistra e il Partito Comunista Francese (PCF). Cany usa parole d’odio totale contro il candidato della sinistra in quanto avrebbe sostenuto la guerra neo-coloniale contro la sovranità nazionale della Libia. E’ vero, Mélenchon aveva votato nel parlamento europeo a favore della no-fly zone (come peraltro hanno fatto i comunisti cinesi e i socialisti di tanti paesi), con il sentimento “umanitario” di evitare sofferenze alla popolazione civile che si trovava fra l’incudine e il martello. In realtà quel voto è stato un errore perché è stato manipolato dalla NATO per bombardare il paese, occuparlo e compiere un vero e proprio genocidio contro la popolazione civile che non dimostrava sufficiente attaccamento ai ribelli sostenuti dall’occidente (che oggi sappiamo essere in parte integralisti islamici e in parte estimatori della monarchia di Re Idris e del colonialismo italiano dei tempi di Mussolini). Assieme a Mélenchon hanno commesso questo errore moltissimi altri deputati della sinistra.

Ma possiamo dire che questo fatto – per quanto grave! – ci impedisce di vedere con favore la corsa di Mélenchon per l’Eliseo? Secondo Hans Cany e i suoi amici italiani di “Stato&Potenza”, evidentemente sì. Per loro infatti quello che conta è solo l’aspetto geopolitico, senza prendere in considerazione il fatto che Mélenchon porta avanti posizioni comunque favorevoli alle fasce popolari e ai paesi non subalterni all’imperialismo. Mélenchon non sarà per tutti un rivoluzionario d’un pezzo, questo è certo, ma indubbiamente sta portando avanti temi ostici, fortemente profilati a sinistra, in modo coraggioso.

Sul fronte internazionale, ad esempio, ha messo in chiaro di sostenere il governo di Cuba e di volere la liberazione dei cinque eroi anti-terroristi cubani ingiustamente imprigionati negli USA. Oltre a questo si è pubblicamente distanziato dal leader teocratico Dalai Lama, rifiutando il separatismo del Tibet dalla Cina e si è rifiutato di boicottare le olimpiadi nell’immenso paese asiatico, che Mélenchon riconosce aver saputo togliere dall’indigenza milioni di cittadini. In politica economica ha parlato non solo criticamente verso l’Unione Europea capitalista, ma ha pure proposto di introdurre una tassazione fortemente proporzionale per le grandi fortune, addirittura arrivando a rivendicare misure giacobine, come il fatto che per i redditi superiori ai 30mila euro al mese, si proceda a una tassazione con un’aliquota del 100%, in pratica un’esproprio a favore della collettività dei super-ricchi, perché certi salari esagerati sono inammissibili quando c’è gente che non arriva a fine mese. Inoltre alla TV svizzera Mélenchon ha dichiarato che intende perseguire tutti i ricchi francesi che tenteranno di trasferirsi in Svizzera per pagare meno imposte, dimostrando di non accettare ricatti da chi ha troppo e non vuole condividere. Perlomeno non si può negare che abbia detto …. qualcosa di sinistra.

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