Anche Manuele Bertoli vota per frenare l’immigrazione: il governo si piega all’UDC!

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Il Consiglio di Stato del Canton Ticino all’unanimità ha proposto al Consiglio federale di applicare della “clausola di salvaguardia” prevista dagli accordi bilaterali con l’Unione Europea. A decidere questa via non sono stati solo i ministri leghisti (e quelli borghesi che temono di perdere voti), ma pure il consigliere di stato del Partito Socialista Manuele Bertoli. Tale clausola autorizza la Svizzera a frenare i “permessi B” (permessi di dimora) per gli stranieri provenienti dall’Europa dell’Est. E questo nonostante i socialisti (e non solo!) parliano di “libera circolazione” (in teoria) in ogni salsa e spesso in modo acritico

E’ evidente che vi siano particolari bisogni a causa dei flussi migratori, ma la soluzione è forse chiudere le frontiere nazionali? Sarebbe questa una visione di “sinistra” alle difficoltà economiche? Certo che no, non si tratta di proteggere la manodopera locale discriminando quella estera, al contrario vanno trovate soluzioni concrete, unitarie, sindacali e sociali, per evitare che il padronato svizzero e ticinese sfrutti la possibilità di sottopagare i lavoratori dell’Europa dell’Est mettendoli in concorrenza con i salariati del luogo. Ma forse l’ex-presidente socialista si è già fin troppo immedesimato nella parte del “grande statista” da aver dimenticato gli ideali stessi del socialismo per piegarsi al volere degli imprenditori razzisti.

E’ assolutamente normale e persino coerente con le loro idee, che la Lega proponga i “contingenti” contro i lavoratori immigrati e che il resto della destra xenofoba e neofascista chieda il ritorno allo statuto di “stagionale”. Della serie l’operaio straniero lo portiamo in Svizzera quando l’economia nazionale lo richiede, poi non appena non ci è più utile (e dopo averlo sfruttato per bene) lo rispediamo indietro senza troppi complimenti! Se questo è normale per loro, è assolutamente incredibile che ora anche il ministro socialista approvi tale visione delle cose, alla faccia dell’unità della classe operaia, come si diceva una volta.

E’ mero populismo! Lo ammette il governo stesso: “Sappiamo bene che i nostri problemi non verranno risolti così”, si apprende dall’autorità cantonale! Ma almeno la gente ci casca, è contenta, e intanto si legittima e si favorisce la diffusione dello spirito anti-straniero che questa crisi economica sta esacerbando. Un governo responsabile e un dirigente socialista come Bertoli, forse, dovrebbero avere altri principi e non dovrebbero soffiare sul fuoco dell’intolleranza e del conflitto inter-etnico, neanche come “meno peggio”. Ma intanto hanno fatto felici il gruppo parlamentare dell’UDC, che ha pubblicamente fatto sapere tramite il suo esponente Marco Chiesa che “saluta con piacere l’iniziativa presa dal Consiglio di Stato”. E ci crediamo!

Intanto il governo federale ha deciso di dar seguito alla proposta ticinese, la politica restrittiva in materia di stranieri ha quindi avuto il nulla osta e il contingentamento è tornato realtà per bloccare gli stranieri provenienti da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lituania e Lettonia. A confermarlo ancora una “socialista”, la consigliera federale Simonetta Sommaruga, passata alla storia non solo per aver difeso a spada tratta la privatizzazione delle PTT/Swisscom (contro la volontà – per la cronaca – del Partito Comunista che aveva promosso nel 1997 un referendum, poi boicottatao dal PS e dai sindacati ubbidienti) e aver così caldeggiato il licenziamento di numerosi lavoratori della comunicazione, ma in tempi più recenti per aver affossato l’iniziativa popolare lanciata dai sindacati per concedere agli operai una settimana di vacanza in più. Una santa donna, non c’è che dire: una tipica esponente del socialismo elvetico! La sinistra svizzera continua insomma a farsi del male. Chi la salverà?

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