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Niger, una transizione democratica che pone fine al neocolonialismo

Se si può e si vuole, ma in questo caso direi si deve, trarre una lezione su quanto sta avvenendo in Niger, la lettura de “La Repubblica” a commento del nuovo governo nigerino è tra le più straordinarie.

I giovani nigerini sono in piazza con cartelli chiarissimi: “Abbasso la Francia e i suoi alleati”, “Abbasso le basi straniere in Niger”, “Abbasso l’imperialismo”. Avessimo in Italia, in Svizzera o in Europa giovani che si battessero patriotticamente contro le base statunitensi e l’imperialismo atlantico, di cui “La Repubblica” è tra le propagandiste principali, saremmo felici, ma la maturità politica della maggioranza dei nigerini è condivisa purtroppo solo da una esigua minoranza di europei, prevalentemente prossima alla formazioni marxiste, perché a destra son patriottici solo a parole, ma poi son sempre inginocchiati davanti a Biden e la NATO. Ovviamente c’è anche qualche cartello che inneggia a Putin e alla Russia, che con la Cina promuove un mondo multipolare e di pace, ma questo è inevitabile vista la contrapposizione sempre più accesa tra unipolarismo atlantico e multipolarismo.

Tuttavia “La Repubblica” titola: “assalto all’ambasciata francese al grido viva Putin”, ecco dunque che giovani africani preparati e politicamente consapevoli vengono trasformati in sostenitori di quello che “La Repubblica” reputa il “dittatore”, anche se liberamente eletto in libere elezioni pluripartitiche.

La seconda parte del titolo è ancora più fenomenale: “Ultimatum dei paesi africani: reinsediare il presidente entro una settimana o interveniamo”, ecco, c’è dunque qualcuno che minaccia di trasformare la transizione nigerina in un nuovo episodio del conflitto mondiale in corso. Tuttavia non sono “i paesi africani”, ma, guarda un po’, la Francia, la quale controlla la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, attenzione dunque, non è l’Unione Africana, che raggruppa tutti i 54 capi di stato e di governo del continente a parlare, per altro quasi tutti in Russia in questi giorni per il grande incontro di cooperazione e solidarietà Russia – Africa, ma un gruppetto disperato di dieci paesi, che ogni due mesi caccia chi non è supino al furto neocoloniale delle materie prime energetiche e alimentari, così Mali, Burkina Faso, Guinea son stati sospesi, la Mauritania visto l’andazzo generale se n’era già andata via prima, restano la Costa d’Avorio, in cui i francesi hanno insediato nel 2010 l’attuale presidente Alassane Ouattara dopo aver cacciato con un golpe il legittimo presidente Laurent Koudou Gbagbo, la Nigeria e la Liberia, il Ghana e il Senegal, per altro le nazioni in cui la disastrosa situazione sociale ed economica, al pari di altri membri di questa piccola e insignificante organizzazione come Benin, Togo, Gambia, porta molte persone a decidere di partire verso l’Europa, al fine di soddisfare la richiesta di manodopera a basso costo del declinante sistema capitalistico occidentale.

Sempre “La Repubblica” spiega che il Niger è un prezioso alleato dell’Occidente, infatti da oltre mezzo secolo è derubato delle sue ricchezze dalla Francia, a partire dall’uranio che dà energia alle centrali nucleari che coprono l’80% del fabbisogno elettrico transalpino.

Ecco allora che a chiarirci i fatti ci pensa il direttore Maurizio Molinari, il quale titola allarmato: “In Niger è in gioco la sicurezza europea”, spiegandoci che “È uno dei Paesi più poveri del Pianeta, ma dispone di almeno il sette per cento delle riserve mondiali di uranio. E la sua posizione lo rende uno snodo strategico per la lotta contro i gruppi jihadisti e i trafficanti di uomini che gestiscono le rotte dei migranti”, ecco ora sarebbe da chiedere, perché la popolazione è povera sebbene il paese sia ricco? La risposta è semplice, perché gli imperialisti occidentali si son sempre rubati tutto senza lasciare niente.

Prima di entrare nella dinamica povertà – ricchezza del Niger, vale la pena ricordare che i migranti vengono dalle nazioni principalmente a sud della zona sahariana in cui in questi mesi si sono insediati dei governi finalmente volti a rispondere alle richieste di migliore vita dei loro cittadini: Mali, Burkina Faso, Ciad, Repubblica Centrafricana, tutte nazioni convintamente schierate con i russi e i cinesi, in più la lotta contro i terroristi è condotta con forza e decisione dai nuovi governi di queste nazioni, in collaborazione militare coi russi, al contrario del passato in cui di fatto le forze occidentali francesi, ma soprattutto statunitensi, hanno foraggiato, sostenuto e incentivato questi gruppi violenti ed estremistici per cinico calcolo geopolitico.

Il generale Abdourahamane Tchiani, nuovo capo di Stato in Niger.

Tornando al Niger, con uno straordinario consenso popolare, proprio per rispondere a una richiesta popolare chiara, ovvero la fine del neocolonialismo, il Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria ha nominato il generale Abdourahamane Tchiani capo di stato e capo provvisorio del governo, venendo immediatamente riconosciuto da decine e decine di nazioni.

È un percorso di piena e riuscita indipendenza e di sovranità nazionale che pone fine al neocolonialismo e proietta il Niger a pieno titola nella costruzione di un nuovo ordine mondiale in cui tutte le nazioni del mondo prendano parte all’organizzazione del futuro dell’umanità, come ribadito a margine del convegno di San Pietroburgo dal ministro degli esteri sudafricano, la professoressa Nalendi Pandor alla televisione russa.

Che cosa scrive invece Molinari: “Per Mosca insediarsi con Wagner in Niger significherebbe dunque infliggere un vero e proprio scacco all’Occidente, creando una continuità fra Stati satelliti nel bel mezzo dell’Africa”, poi ricorda la paura tremebonda di Biden e Macron, loro sì vogliono gli stati satelliti e schaivetti, per questi sviluppi democratici, che loro bollano come golpisti, infine la chiusa: “il Mediterraneo allargato costituisce uno spazio strategico unico per via delle molteplici interconnessioni, dalla lotta al terrorismo ai migranti fino alla sfida con Mosca e Pechino, che legano a doppio filo Africa ed Europa.” Così, senza mai rinunciare al suo elmetto, il direttore de “La Repubblica” conferma che è in atto lo scontro unipolarismo – multipolarismo e chiama alle armi, come lui sempre fa, con il primo.

Il massimo divertimento però “La Repubblica” lo offre con l’articolo: “Aiuti militari e cartoni animati, così Prigozhin nutre il sentimento anti-francese in Africa”, come se un cartone animato cambiasse le sorti di una nazione, nell’articolo, al fine di condannare la transizione nigerina si legge: “Si è felicitato anche Aleksandr Dugin, il filosofo nazionalista amato dalle estreme destre nel mondo”, ecco la silloge e l’ammonimento per i lettori, se stai con il nuovo governo nigerino sei di “estrema destra”, alla fine però anche l’articolista si deve arrendere, russi e cinesi sono “cattivoni”, ma gli africani guarda caso li preferiscono agli imperialisti occidentali e così in ultima riga scrive sconfortata: “La Russia a molti appare come il meno peggio”.

Davide Rossi

Davide Rossi, di formazione storico, è insegnante e giornalista. A Milano dirige il Centro Studi “Anna Seghers” ed è membro della Foreign Press Association Milan.