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Fermiamo la corsa al riarmo, lavoriamo insieme per la pace!

Sono tempi duri per il movimento nonviolento e per la causa della pace. Il conflitto in Ucraina non sembra vedere alternativa alla corsa verso il riarmo, all’estensione delle alleanze militari e alla dismissione della diplomazia in favore della logica militare. Assistiamo infatti ad un rilancio della produzione bellica e del commercio di armi, e addirittura alla richiesta da parte di paesi neutrali come la Svezia e la Finlandia di aderire alla NATO. Scenari preoccupanti che non lasciano ben sperare, né per la risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina, né per la de-escalation delle tensioni internazionali: siamo ben lontani dai consensi del 2003 e la piega assunta dal conflitto ucraino dal 2014 ad oggi è la dimostrazione della debolezza del movimento pacifista in Europa.

La Svizzera non è purtroppo risparmiata da questa dinamica bellicista. Il Consiglio nazionale ha appena approvato l’aumento del budget militare dagli attuali 5.6 a ben 7 miliardi entro il 2030, a fronte del quale si fanno già sentire le sirene dell’austerità che ipotizzano tagli allo Stato sociale ed ai servizi pubblici. Il Consiglio federale sembra intenzionato a firmare i contratti d’acquisto dei nuovi caccia militari F-35 senza attenere l’esito della raccolta firme in corso a livello federale, dimostrando un grave spregio delle procedure democratiche. L’iniziativa popolare “per un servizio cittadino” lanciata poche settimane fa propone l’estensione dell’obbligo di leva anche alle donne, invece di favorire il superamento del sistema di milizia. Politici federali di spicco propongono di ridurre i limiti alle esportazioni di armi elvetiche e di intensificare la collaborazione militare della Svizzera con la NATO, con il rischio di rottamare quel poco che resta della nostra neutralità e riducendo ulteriormente il nostro già debole contributo alla causa della pace.

Di fronte a questo rilancio della retorica militarista e bellicista, il movimento pacifista deve ritrovare il suo vigore e la sua unità. Le divergenze relative all’analisi del conflitto ucraino non possono divenire un ostacolo al rafforzamento del movimento per la pace e il disarmo. Inaccettabili sono dunque le provocazioni divisive avvenute nelle scorse settimane, con l’esposizione da parte del “comitato Ucraina” di manifesti militaristi a sostegno del battaglione Azov in occasione del 1° maggio (leggi qui), così come la paventata esclusione del Movimento Svizzero per la Pace (MSP) dall’organizzazione della Marcia di Pasqua a Berna (leggi qui). Occorre invece coagulare in un ampio fronte il maggior numero di forze possibili, ponendo con chiarezza le priorità unitarie sulle quali condurre la nostra lotta: l’opposizione a qualunque collaborazione con la NATO, alle politiche di riarmo e di favoreggiamento dell’industria bellica, in favore della pace, della diplomazia e del disarmo.


Questo articolo è apparso come editoriale dell’edizione di giugno del trimestrale “Nonviolenza” edito dal Centro per la Nonviolenza della Svizzera italiana (CNSI).

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Zeno Casella

Zeno Casella, classe 1996, è consigliere comunale a Capriasca per il Partito Comunista. Tra il 2015 e il 2020, è stato coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).