“O lavorate gratis, oppure vi licenziamo!”. Sconcerto alla Erg Petroli SA di Stabio

in Economia e Lavoro/Ticino e Svizzera di

Le condizioni di lavoro in Ticino stanno peggiorando, complice una crisi economica che – nonostante tutte le rassicurazioni fatte da economisti e politici borghesi – si fa sentire eccome. E a pagarne le spese sono sempre e soltanto i salariati, i quali non sono però certo i responsabili di quanto successo. La responsabilità andrebbe cercata in coloro che hanno avuto in mano le redini del sistema economico occidentale spingendolo oltre il massimo sopportabile con ricette di stampo neo-liberista.

Massimiliano Ay (foto Tipress)

A denunciarlo è il Partito Comunista, tramite una dichiarazione del suo segretario Massimiliano Ay, il quale ha ricordato le recenti vicende di subappalto e di caporalato nel settore edile e ha citato l’esempio recentissimo della ditta Erg Petroli SA “che ha aumentato l’orario settimanale di lavoro di cinque ore senza alcun adeguamento salariale al rialzo. Una misura (peraltro neppure concordata con i sindacati) e imposta a dipendenti (che guadagnano già la misera di 2’500 franchi lordi) con il ricatto del licenziamento. Lo Stato non può stare a guardare nel nome della libertà del mercato: al contrario deve intervenire con forza contro dei padroni schiavisti che fomentano la guerra fra poveri coi frontalieri e che si inventano addirittura forme di lavoro a gratis!”.

Giorgio Fonio (foto OCST)

A scoprire il caso il sindacalista dell’Organizzazione Cristiano-Sociale Ticinese (OCST) Giorgio Fonio che ha inviato la documentazione sulla vertenza Erg Petroli SA all’ispettorato dal lavoro e che ai giornalisti di Ticinonline ha dichiarato severo: “è il segnale che, nella considerazione di questi manager, il lavoratore si trova in fondo alla scala sociale”. Una situazione quella dell’azienda di benzina che a quanto pare non è isolata e riguarda sempre di più il settore vendita. Pronta la minaccia dell’imprenditore: o anche i sindacati si piegano al lavoro in più non retribuito, oppure gli operai saranno tutti licenziati. L’OCST, dopo aver ricevuto mandato dall’assemblea degli operai, ha dichiarato di essere pronta a bloccare le pompe alla ditta petrolifera.

Tutto ciò accade a pochi giorni dall’annuncio del presidente dell’Unione svizzera degli imprenditori, secondo cui “temporanei adattamenti del salario non devono essere un tabù”. Affermazione che non è piaciuta a Fonio che, sempre su Ticinonline, così commenta: “in tempi di vacche grasse gli imprenditori non sono mai venuti a proporre aumenti di salario, in proporzione all’aumento degli utili”. Gli fa eco Massimiliano Ay: “facile dirlo per un manager senza vergogna che sa che il salario ribassato non sarà certo il suo!”.

Il Partito Comunista, che ribadisce la centralità dei diritti del lavoro nella sua azione politica ritiene che il governo non possa esimersi dall’intervenire con forza per garantire la stabilità sociale: “occorre, di fronte a questi attacchi del padronato ai diritti dei lavoratori, che non soltanto questi ultimi e i loro sindacati con l’appoggio politico dei partiti della sinistra inizino una legittima lotta sociale, ma che lo Stato in prima persona si impegni a garantire la stabilità e l’equità come forma di governo”. Inoltre i comunisti ticinesi ricordano le rivendicazioni che caratterizzano il loro programma per la legislatura 2011-2015: “rivendichiamo la riduzione a 35 ore dell’orario di lavoro secondo il principio ‘lavorare meno per lavorare tutti’; un salario minimo mensile di 4’000 franchi lordi per un lavoro a tempo pieno e il divieto di licenziare per motivi economici. Misure certamente non rivoluzionarie, ma fattibili che permetterebbero di gestire la crisi economica senza farla pagare ai lavoratori”.

 725 visite totali,  1 visite odierne