/

“Chernobyl”, mistificare il passato per aggredire il presente

Prodotta da Hbo e Sky britannica e trasmessa in Italia su Sky Atlantic, creata e scritta da Craig Mazin parzialmente basata sul libro “Preghiere da Chernobyl” di Svjatlana Aleksievič, nota per la sua dichiarata ostilità tanto al mondo sovietico, quanto alla Russia e Bielorussia di oggi, qualità che ben più di quelle letterarie le sono valse il Nobel per la Letteratura, la serie televisiva “Chernobyl” diretta da Johan Renck appare dapprima come una ricerca dolorosa sui fatti di Chernobyl, puntellata da strazianti ma splendide immagini capaci di scavare non solo nella fallibilità umana, ma anche e soprattutto nella debolezza di un sistema politico, quello gorbacioviano, che applicando progetti sociali ed economici diametralmente opposti a quelli denghiani, mentre la Cina Popolare assurgeva, da comunista, a essere la prima potenza economica e militare planetaria, portava invece in un lustro la potenza sovietica a implodere.

Tuttavia, fotogramma dopo fotogramma la serie si rivela per quello che autenticamente vuole essere, ovvero una ipocrita ricostruzione in cui il socialismo viene dipinto come un brutale coacervo di menzogne, repressione e segreti a favore del potere. Tale descrizione del tutto denigratoria, falsificatoria e fuorviante è il segno tuttavia di come la Russia di oggi, guidata senza esitazione da Vladimr Putin, che respinge e rifiuta ogni subalternità e sottomissione all’Occidente ed è alleato della Cina di Xi Jinping, rappresenti un nemico che è necessario attaccare nel presente, attraverso un racconto che dentro le maglie della storia nasconde la voluta volontà di instillare nello spettatore occidentale repulsione e paura per questi due paesi, Cina e Russia, la ripetuta frase: “il vero pericolo è che se ci abituiamo ad ascoltare troppe menzogne, diventeremo incapaci di distinguere la verità” rivela il subdolo intento dei ridicoli autori, scherani cinematografici al servizio dell’unipolarismo e dell’omologazione del pensiero, che continuano ad alimentare un mondo di bugie nel quale ci costringono a vivere, ma a cui, fortunatamente, sempre meno cittadini credono.

 18,173 visite totali,  3 visite odierne

Davide Rossi

Davide Rossi, di formazione storico, è insegnante e giornalista. A Milano dirige il Centro Studi “Anna Seghers” ed è membro della Foreign Press Association Milan.