Il futuro è la Cina: anche per la Svizzera e per la sinistra

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Il Partito Comunista Cinese (PCC), alla fine del 2018, contava 90,59 milioni di membri. Lo riporta il GlobalTimes in un articolo pubblicato il 30 giugno. Questo articolo contiene una serie di dati interessanti, che dimostrano la continua crescita del più grande Partito del mondo e la sempre maggiore approvazione di cui esso gode. Infatti, gli oltre 90 milioni di membri del PCC dimostrano che la popolazione cinese ripone una profonda fiducia nel partito, che tramite le sue politiche economiche e sociali ha trasformato la Cina nella più grande potenza economica del mondo e sta continuando ad aumentare il benessere dei propri cittadini. Allo stesso tempo, 90 milioni su oltre 1 miliardo di abitanti rappresentano poco meno del 10% della popolazione totale. Ciò contraddice la propaganda occidentale, che sostiene che in Cina vi sia un totale inquadramento della popolazione cinese all’interno del Partito Comunista.

Negli ultimi anni sempre più studenti universitari cinesi hanno deciso di aderire al Partito. E’ la dimostrazione dell’utilità del ritorno all’insegnamento del marxismo nelle varie facoltà universitarie, che permette ai giovani di imparare un metodo scientifico per analizzare la realtà. Tale insegnamento si trova però spesso al centro di critiche da parte dei paesi occidentali, i quali accusano il PCC di “indottrinare” gli studenti. Se insegnare un metodo di analisi su cui il proprio Paese ha fondato la sua emancipazione è indottrinamento, allora potremmo dire che ciò avviene pure alle nostre latitudini, dove già a partire dalla scuola obbligatoria viene insegnato ai ragazzi che i valori della democrazia liberale sono gli unici corretti e applicabili.

In ogni caso, il PCC conta più di un terzo di membri con un’età inferiore ai 40 anni. Il Partito cinese risulta dunque in grado di portare avanti il suo lavoro e di trovare dei degni successori del suo attuale gruppo dirigente. In effetti, il continuo lavoro fra i più giovani è di fondamentale importanza per la sopravvivenza di un Partito, affinché esso non ristagni. Ciò è valido pure nella nostra più piccola realtà: anche il Partito Comunista in Svizzera, infatti, deve continuare a promuovere la sua organizzazione giovanile, come fatto finora, affinché essa prepari sempre più nuove leve e l’organizzazione non si sclerotizzi ma resti capace di comprendere una società che evolve. In tal senso è fondamentale che la formazione politica dei militanti resti un caposaldo: ma formazione politica significa anzitutto interiorizzare un metodo con cui approcciarsi alla realtà in modo dialettico sviluppando così il senso politico che, a differenza della Cina, il sistema scolastico nel nostro Paese frena in ogni modo.

Come affermato all’inizio, il Partito Comunista Cinese, con i suoi 90 e passa milioni di membri, è il più grande Partito del mondo. La Repubblica Popolare Cinese è, allo stato attuale, la più grande potenza economica del mondo. Eppure, buona parte della sinistra liberal elvetica ferma a un’idea idealistica del socialismo, si rifiuta di promuovere gli scambi politici, culturali ed economici con questo Paese gigante in nome dei famigerati “diritti umani” naturalmente concepiti solo in senso liberale, cioè individualistico. Inconsapevolmente questa retorica dirittoumanista difende di fatto gli interessi geopolitici atlantici.

Ecco perché fa bene il Partito Comunista (Svizzera), invece, a continuare a promuovere la cooperazione con Paesi emergenti quali appunto la Cina, affinché si possa costruire un mondo multipolare, il quale possa scalfire l’imperialismo atlantico. L’imperialismo infatti non solo favorisce le guerra, ma limita la stessa sovranità economica della Svizzera. Se il nostro Paese è furbo deve guardare verso l’Asia, lì sta il futuro!

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Luca Frei, classe 1998, dopo la maturità liceale ha iniziato gli studi universitari in storia. Attivo nel Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), è attualmente membro di coordinamento della Gioventù Comunista.