Per l’Italia l’urgenza di una sinistra sovranista e solidale

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Raccontare che cosa succeda in Italia è abbastanza difficile. I due maggiori partiti europei (perché sono l’Europa e le scelte di politica internazionale che determinano il quadro politico), ovvero i socialdemocratici rappresentati dal Partito Democratico di Matteo Renzi, e i popolari rappresentati da Forza Italia di Silvio Berlusconi, vogliono imporre le scelte liberal-liberiste, quelle che hanno peggiorato notevolmente le condizioni di vita di tutti gli europei e di quelli dei paesi mediterranei in modo particolare.

Di sinistra, nel Partito Democratico, non vi è purtroppo più è nulla, solo molti elettori che ancora non hanno capito lo scontro in atto e come quel partito sia assuefatto alla logica di rapina delle materie prime del Sud del mondo per garantire la speculazione capitalistica e finanziaria. Nulla a che vedere con i socialdemocratici portoghesi che hanno dato vita a un governo con le forze marxiste e da due anni hanno migliorato le condizioni di vita dei loro cittadini.

Il tentativo di formare un governo tra Lega e Movimento Cinque Stelle, partiti guidati da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, è stato tentato sulla base di alcuni temi forti che da anni che non erano più di pertinenza della politica: ovvero pensioni (che il Partito Democratico vorrebbe portare a 70 anni!), il lavoro con sgravi per le piccole e medie imprese, il reddito di cittadinanza per i disoccupati, ecc. Di più: chiedevano la fine della sanzioni alla Russia e, di rimando, a una seppure timida attenuazione della scelta atlantista compiuta con scriteriata veemenza in questi anni da popolari e socialdemocratici europei, come detto Forza Italia e Partito Democratico nella penisola. Contro l’ultima aggressione alla Siria, ad esempio, tra le forze parlamentari, si è espresso solo Salvini e tra i ministri proposti da Di Maio molti sono professori universitari che promuovono il multipolarismo e il dialogo con Cina e Russia.

Certo Salvini e il suo partito hanno posizioni razziste e Di Maio ha sdoganato molti gruppuscoli neofascisti, ma la critica della sinistra liberal italiana si ferma a questo, senza cogliere la grave urgenza della necessità di recuperare i temi sociali, i diritti dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati nel proprio progetto politico.

Per di più la sinistra socialdemocratica è stata incapace di riconoscere in questi anni, al di là della giusta solidarietà umana che si deve ai migranti che lasciano terre in cui sono privi di un letto, di un tetto e di un rubinetto di acqua, che vi sia un interesse del capitalismo europeo nell’avere manodopera a basso costo, alimentando così lo scontro tra poveri europei e poveri immigrati: anche questo un altro tema fatto proprio da Lega e Movimento Cinque Stelle.

Di Maio e Salvini sono oggi sotto attacco da parte di tutto il sistema mediatico, equamente ripartito tra amici di Renzi e amici (o dipendenti più o meno indiretti) di Berlusconi. Lega e Movimento Cinque Stelle vengono bollati come fascisti, massoni, squadristi, ovvero si criticano loro per come sono, mostrando una evidente debolezza e difficoltà nella sinistra liberal di dover rispondere nel merito dei temi sociali, dimenticati almeno da un decennio in nome della subalternità al monetarismo delle istituzioni europee, tanto che molti elettori di sinistra o non votano più o, senza troppi problemi, sono diventati elettori proprio di Di Maio e di Salvini.

Nomi di stimati economisti come Giulio Sapelli e Paolo Savona, proposti come ministri, sono diventati pericolosi perché avevano proposto semplicemente di rivedere quei trattati europei che non hanno tutelato ma impoverito gli italiani. La maggioranza degli italiani, il 50,1% ha proprio votato Lega e Movimento Cinque Stelle perché vuole un governo che si contrapponga a Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea e a Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea. Le due istituzioni che hanno esercitato una tremenda pressione sul presidente italiano Sergio Mattarella, al fine di impedirgli di avallare il governo proposto, portando alla fine a nuove elezioni in autunno.

È evidente che in questo quadro, per gli elettori minimamente avveduti, si capisca che si è di fronte a uno scontro tra “amici del popolo” e “servi dell’establishment”: di per sé è forse una semplificazione (per altro immediatamente ridicolizzata dal sistema mediatico) ma come tutte le semplificazioni è risultata ai cittadini molto più chiara e molto più fedele alla realtà di tante analisi più o meno approfondite.

Se questi sono i termini dello scontro la sinistra italiana non esiste ed è un peccato che in vista delle nuove elezioni non dia segno di volersi organizzare. In tre mesi dal voto, solo dopo novanta giorni, si sono levate due voci, timide, quella del deputato Fassina di “Liberi e uguali” che ha sottolineato come Paolo Savona sarebbe stato l’uomo adatto per porre in discussione i trattati europei e quella del funambolico Carlo Freccero che ha posto, lui solo, con forza la necessità di dare al più presto vita a una sinistra sovranista e solidale, sul modello de “La France insoumise” guidata da Jean-Luc Mélenchon e capace in Francia di arrivare al 20%. Tutto il resto è discussione tra gruppuscoli che si autocondannano alla marginalità, un quadro drammatico in cui le ragioni dei cittadini a sinistra non diventano più quelle dei partiti che li dovrebbero rappresentare.