Una importante esperienza internazionalista

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Le organizzazioni ospitanti, veri artefici del Congresso del World Anti-Imperialist Youth Union (WAYU) a Istanbul, hanno dimostrato in questa occasione la loro capacità organizzativa e serietà. Sto parlando dell’Unione della Gioventù di Turchia (TGB) e della Gioventù d’Avanguardia del Partito Vatan.

Per questo importante evento internazionale, a cui hanno partecipato delegazioni da 25 paesi (in larga parte mediorientali), è stata dimostrata una vicinanza ed un’accoglienza che ci hanno accompagnato non solo ai lavori congressuali, ma anche per tutto il resto della nostra permanenza in Turchia.

Alle fondamentali ed interessanti discussioni ed alla preparazione della risoluzione congressuale sono seguiti costanti scambi d’opinioni ed approfondimenti politici informali con le organizzazioni turche e con tutte le delegazioni invitate: momenti informali che hanno permeato il nostro soggiorno, sempre contraddistinto da un sincero spirito di amicizia e di solidarietà umana ed internazionalista rispetto alle problematiche delle varie realtà presenti.

Ci sono state fatte visitare le sedi del Partito Vatan e della rete televisiva di opposizione Ulusal Kanal nel centro di Istanbul, oltre ad un sopralluogo agli studi di uno dei più importanti canali televisivi nazionali turchi. Pochi i momenti liberi, programma particolarmente intenso, ma estremamente utile, soddisfacente e denso di incontri politici: ad esempio con il compagno Çağdaş Cengiz, direttore di Ulusal Kanal e membro del Comitato Centrale del Partito Vatan nei suoi uffici di Istanbul.

Abbiamo poi approfittato di una serata libera da incontri formali per parlare con il compagno e vicepresidente del Partito Vatan Yunus Soner in un tipico locale serale dell’animato quartiere di Beşiktaş. Con lui abbiamo lungamente discusso delle problematicità dell’intervento turco in Siria (che proprio in quei giorni completava la conquista di Afrin) e delle possibilità che ora si aprono nella regione soprattutto in relazione ad un eventuale scontro con le unità militari dispiegate dall’imperialismo americano nei territori controllati dai curdi nel nord del paese. Sicuramente è stata una di quelle discussioni che permettono alla nostra visione inevitabilmente in parte occidentalocentrica di avere altri strumenti di confronto, approfondimento ed analisi rispetto a problemi complessi regionali, ma geopoliticamente centralissimi in quello che oggi è un epicentro fondamentale dello scontro tra imperialismo e mondo multipolare, cioè la guerra siriana.

Questo tipo di confronti ci hanno permesso di maturare una visione della Turchia nelle sue complessità e contraddizioni dettate ad esempio dal fatto di essere membro della NATO, ma di avere recentissimamente subito un tentativo di colpo di stato da parte di settori dell’esercito direttamente connessi con gli Stati Uniti d’America. In questo contesto ci è piano piano apparso probabile che la fase storica della Repubblica di Turchia sia mutata o abbia subito un’accelerazione di cambiamento da quella terribile notte a cavallo tra il 15 ed il 16 luglio 2016; una nuova fase storica che i compagni turchi fanno coincidere con l’inevitabile entrata della Turchia nel campo “non imperialista” e a favore di un ruolo di mediazione e pivot centrale per la spinta verso un’unione eurasiatica multipolare.

Se pensiamo alle delegazioni dei 25 paesi presenti vediamo come quelle europee fossero solo due: la nostra per la Svizzera e quella del Sindacato Scuola e Ambiente per la vicina penisola. Questa forse può essere considerata una contraddizione in un contesto che si vuole precursore dell’Eurasia, ma che rischia di dimenticare l’Europa, dove si giocherà una battaglia importantissima tra fedeli all’imperialismo atlantico e partigiani di un avvicinamento alla Russia e all’Oriente.

Paradossalmente questo è un problema proprio relativo al possibile ruolo di pivot della nazione turca, che di fronte ad un’Europa ostinatamente ostile si rivolge in gran parte ad est piuttosto che ad ovest. E questo per ora va anche bene. Ma le sfide che si pongono di fronte al popolo turco sono molteplici e nella loro capacità di risolverle poniamo la nostra speranza per un mondo migliore.

Quello che abbiamo visto dei compagni turchi ha per una settimana intera accresciuto queste nostre speranze: un’organizzazione capillare, efficiente, estesa nonostante gli scarsi risultati elettorali. Una gioventù nei cui occhi c’è la gioventù del mondo, che si rende conto del suo ruolo e della storia del suo paese, che vede la sua storia nazionale dalla fondazione della Repubblica fino al domani come un corpo unico, dal quale è possibile sempre attingere per le sfide dell’oggi e del futuro. Una gioventù che guarda al padre della Patria e al padre dei turchi Mustafa Kemal Atatürk come ad un fulgido esempio di lotta antimperialista e socialista, il cui vessillo deve essere sempre portato con sé per evitare che il paese si venda al campo imperialista.

Ci è parso che la memoria di Atatürk accumuni il popolo turco in generale, con lo stesso Erdogan che sembra aver abbandonato l’idea di una forzata islamizzazione per ritornare ad alcuni principi del kemalismo tra i quali l’unità nazionale. In questi termini l’incontro tra Erdogan, Putin e Rohani svoltosi il 3 aprile ad Ankara getta nuove basi su cui riflettere circa i nuovi attori internazionali ed il loro ruolo improntato al multipolarismo.

Questo abbiamo visto nel tempo trascorso con i numerosi giovani turchi che ci hanno accompagnato nel nostro soggiorno: tante ragazze quanti ragazzi, tutti motivati, preparati e consapevoli che le loro idee travalicano i confini nazionali e che si fanno portatori di ideali per tutti i popoli del mondo.

Ci hanno voluto mostrare le bellezze storiche di una ricchissima Istanbul, condividendo con noi le meraviglie di una città che affonda radici in un passato comune e che oggi può essere ancora centro di un nuovo tipo di mondo.

Nella notte tra mercoledì e giovedì siamo poi saliti – vestiti di tutto punto – su un bus per un estenuante viaggio in direzione di Ankara, dove appena arrivati abbiamo reso omaggio al padre della Patria nel suo mausoleo, per poi visitare – dopo numerosi controlli di sicurezza – il parlamento turco, che ancora porta i segni dei bombardamenti degli aerei golpisti.

Ancora una notte per prendere poi un aereo di ritorno dalla Turchia la mattina di venerdì: un paese che ci ha lasciato, nel ricordo di accoglienza e comunione della lotta dei compagni turchi, qualcosa che va al di là della politica.

Giulio Micheli (1990), storico, è membro del Comitato Centrale del Partito Comunista. Dal 2007 al 2009 è stato coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ed è autore di un libro sulla ex-Germania dell'Est.