Valorizzare le materie umanistiche nei licei ticinesi

in Editoriali/Giovani e Formazione/Opinione/Ticino e Svizzera di

Ho firmato la mozione per la ”Creazione di un indirizzo umanistico nei licei ticinesi” (promossa dalla collega Claudia Crivelli Barella e accolta ieri solo parzialmente in Granconsiglio) perché da anni sono convinto che i licei sminuiscano, perlomeno nel primo biennio, le materie umanistiche, mentre le discipline scientifiche sono di fatto preponderanti. E quando leggiamo le statistiche comparate sui risultati ottenuti dagli studenti ticinesi rispetto a quelli d’oltralpe, bisogna stare attenti, poiché non si tratta di studi neutrali, ma sono al contrario interessati a sminuire proprio le materie umanistiche, considerate non utili ai fini del mercato.

Non è un caso se nel linguaggio comune nel primo biennio liceale si parla esplicitamente di “blocco scientifico”, proprio perché è un blocco, su cui si gioca –  e queste sono naturalmente scelte politiche se non ideologiche, per aumentare la selezione che, come sappiamo, non è basata sulle cosiddette attitudini, ma è tuttora influenzata dall’origine di classe sociale e famigliare degli allievi.

Nell’Ordinanza federale sui licei si specifica che, nell’ambito della fine dei tipi di liceo eliminati nel giugno 1997 e della creazione di una maturità unica (le prime di questo tipo risalgono al 2001), le materie scientifiche devono costituire una percentuale tra il 25% e il 35%. Abbassare al 25% le materie scientifiche nei licei a tutto vantaggio di italiano, storia, geografia e filosofia credo sia quindi una indicazione corretta verso una coscienza critica nei confronti della società e per restituire dignità a quei valori oggi bistratti dal consumismo imperante anche nel mondo dell’educazione.

La mozione in questione ha rappresentato un segnale anche pedagogico ma soprattutto politico, in un’epoca in cui la scuola è sottoposta a ingerenze sempre più marcate, non solo a favore delle cosiddette “materie utili” (cioè al servizio dell’economia privata) che certamente non sono la storia e la filosofia, le quali – diciamo così – non sono molto “redditizie”; ma anche a favore di metodologie di insegnamento (ad esempio il cosiddetto “approccio per competenze” che oggi va tanto di moda) che destrutturano i saperi e che danneggiano, soprattutto, proprio l’insegnamento in ambito umanistico.

Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana, dal 2008 al 2017 è stato consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.