La destra israeliana vuole vietare la foto di Che Guevara

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Ad Israele e nei territori palestinesi, non è strano vedere maglie del Che, tanto tra giovani palestinesi, quanto tra giovani israeliani . Tuttavia, la foto del Che sovrapposta a una bandiera rossa con la scritta “Hasta la Victoria Siempre”, in spagnolo, ha suscitato una forte opposizione della Kneset, il parlamento dello Stato sionista.

Il deputato Mijael Ben Ari, dell’Unione Nazionale, un partito di destra nazionalista, ha richiesto al Presidente della Camera Reuven Rivlin, del partito liberal-conservatore Likud, di ordinare al Fronte per la Pace e l‘Uguaglianza (Hadash), ossia il movimento civico guidato dal Partito Comunista di Israele composto da ebrei e arabi, di togliere dalla parete della sala di riunioni di Hadash la bandiera rossa con l’immagine dell’eroico Comandante della Rivoluzione cubana.

“Guevara fu un nemico del mondo libero, un comunista e un ateo la cui ideologia conduceva all’anarchia. In un discorso che pronunciò nell’ONU attaccò acidamente il mondo libero, ma il suo maggior attacco fu contro lo Stato di Israele” ha affermato Ben Ari, il quale ha continuato sostenendo che “nel mondo arabo Guevara si è convertito in un simbolo di lotta contro lo Stato di Israele, e che molti di quelli che lottavano contro i soldati di Israele a Bilin e Nilin (due paesi palestinesi nei quali si protesta ogni venerdì contro il muro di occupazione) portano la maglietta di quell’individuo”. Per tali ragioni, Ben Ari chiede al Presidente della Kneset di ordinare a Hadash di ritirare l’immagine dalla sua sala di riunioni. Le affermazioni dell’esponente della destra sionista sono giunte fino all’Avana (Cuba, che ha rotto le relazioni diplomatiche da diversi decenni) dove hanno suscitato reazioni indignate anche da parte dal quotidiano locale “Granma”.

La lotta dei fascisti israeliani – che proprio di recente hanno sostenuto alcune riforme che rendono ancora più discriminatorio e razzista lo Stato d’Israele, uno stato teocratico e militarista in cui vige un sistema razzista di apartheid che Unione Europea e Stati Uniti, sempre ligi a difendere i presunti dritti umani dove fa loro più comodo, fanno finta di non vedere.

Il dirigente di Hadash, il deputato Mujammad Barakeh, ha dichiarato alla stampa locale: “Complimenti al Che. Se continua a dar fastidio ai fascisti e ai razzisti, vuol dire che la sua lotta continua e Hasta la Victoria Siempre!” Il deputato comunista Dov Khenin, che ha collocato la bandiera con la foto del Che, rispetto alle “accuse” di Ben Ari, ha risposto “Non ho l’abitudine di discutere con fascisti. Questo tipo di gentaglia bisogna combatterla”. Il fascismo non è infatti un’opinione, ma un crimine contro l’umanità e come tale va perseguito dai sinceri democratici e da tutti i progressisti.