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Se ne va Marco Pannella, con lo scalpo della sinistra…

Marco Pannella se n’è andato a 86 anni. Se la solidarietà umana di fronte a una morte si deve comprendere, ben più difficile è capire chi da sinistra si spertica nell’elogio politico del leader del Partito Radicale italiano venuto a mancare.

In effetti Pannella di sinistra non era affatto: certo, alcuni elementi di laicità e di garantismo potevano essere comuni al fronte progressista, ma  Pannella era liberista in economia e imperialista in politica estera, oltre che un anti-comunista viscerale e lacrimevole.  Impegnato nell’ambito del diritto all’aborto, non fu però – come invece si sente affermare – il promotore del diritto al divorzio, che fu invece avanzato dal Partito Socialista Italiano con Loris Fortuna e che, dopo un primissimo momento di titubanza, fu ampiamente sostenuto dal Partito Comunista Italiano con Giancarlo Pajetta e dal Partito Radicale di Pannella appunto.

pannella_ustasciaPannella era anti-militarista e non-violento, era colui che parlava a favore dell’obiezione di coscienza, ma poi – ogni volta che gli Stati Uniti entravano in scena contro le nazioni che osavano non sottomettersi ai diktat di Washington – che fossero Cuba, l’ex-Jugoslavia, l’Iraq, l’Afganistan, la Libia o oggi la Siria, Pannella c’era: sì, ma per difendere la NATO, sostenendo tutte le guerre neo-coloniali e tutti colpi di stato che si sono susseguiti negli ultimi decenni. E la foto in cui indossa la divisa fascista degli Squadroni della Morte degli Ustascia Croati ce le siamo scordata?

Lo ripetiamo: cordoglio umano ma certamente non assoluzione politica.

E invece per certa sinistra “liberal” Pannella è un eroe, un mito, un grande oppositore del sistema. O forse era solo un oppositore funzionale al sistema? Certo si fumava gli spinelli, ma ciò basta per essere definito di sinistra?  Noi crediamo di no perché la sostanza sono i diritti collettivi, non i diritti civili strumentalizzati contro i diritti sociali.

Sul portale “G.A.S.”, promosso dal Partito Socialista ticinese, in un articolo apologetico su Pannella si afferma che “lui ed Emma Bonino, colonne portanti del Novecento sociale, hanno fatto molto più di chissà quanti governi”. Non entriamo nel merito della critica – invero un po’ gratuita – a tutti i governi italiani senza distinzioni, ma parlare in questi termini ha dell’incredibile: la Bonino, già ministro italiano degli affari esteri, è stata infatti e una delle più ciniche guerrafondaie del Novecento, oltre che – strenuamente e perennemente – sostenitrice di Israele, della sua politica razzista e della sua prassi di genocidio contro i palestinesi. E Pannella era d’accordo con lei!

Già solo l’ossimorico tentativo di unire i due leader radicali italiani con la parola “sociale” meriterebbe un premio per la sparata giornalistica più grossa dell’anno, ma le farneticazioni del portale socialista continuano: Pannella è stato l’unico “ad aver osato usare Berlusconi e non essere sua proprietà”… Una dichiarazione fenomenale: al di là del fatto che evidentemente il “G.A.S.” ammira chi si allea con Silvio Berlusconi (va bene, ma ce ne ricorderemo quando criticheranno certe altre alleanze “contronatura” a casa nostra!), non è vero che Pannella sfruttò Berlusconi, ma vi fu fra i due una convergenza di programmi e contenuti, cioè erano d’accordo su praticamente tutto. Anche questo: molto di sinistra, non c’è che dire!

pannella1A Pannella si può certo riconoscere di essere stato un profeta. Certo. In tempi non sospetti, fondatore del “partito personale”, guidato da un padre padrone, che farà scuola nelle degenerazioni a noi note del berlusconismo, del grillismo e del renzismo; della più bieca antipolitica, oggi dominante, impegnata nel massacrare l’architettura della democrazia moderna, di cui oggi abbiamo di che piangere l’assenza; dell’individualismo sfrenato impregnato di narcisismo, marchio di fabbrica dell’odierna società postmoderna; e nell’assidua promozione, sia sul piano politico che strettamente culturale, della lunga notte della restaurazione liberale, in pieno svolgimento, attraverso cui la nostra e le prossime generazioni rischiano di dover vagare per decenni, senza più alcun punto di riferimento.

Ma quale miglior sintesi dell’egemonia trionfante del Pannella-pensiero, se non questa sinistra analfabeta, disarmata, totalmente alla deriva, che plaude, commossa, alla dipartita di uno dei precursori stessi del suo affossamento storico? A una delle sue nemesi? Oggi Marco Pannella vive più che mai, e il funerale a cui continuiamo ad assistere, impotenti, è il nostro: quello della nostra drammatica, ma gloriosa storia; della nostra cultura politica, patrimonio inestimabile vergognosamente liquidato; della possibilità stessa – verosimilmente – di un riscatto degli ideali di pace, lavoro e solidarietà in tempi brevi, che non passino per decenni di traversata del deserto, a ricostruire sulle macerie lasciate da questa classe dirigente di “sinistra” fallimentare.

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