Festa dell’Unità: dalle stelle alle stalle

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Festa dell'Unità, Milano 2015
Festa dell’Unità, Milano 2015

Festa nazionale dell’Unità a Milano. Bandiere rosse garriscono al vento, per un’Italia democratica e antifascista, per la solidarietà antimperialista. Dibattiti dedicati alle proposte della sinistra contro il governo guidato dal democristiano Mariano Rumor e formato da centristi e socialdemocratici. Tripudio per i compagni vietnamiti che stanno vincendo la guerra contro gli occupatori statunitensi, i libri di Ho Chi Min vanno a ruba. La festa è anche l’occasione per acquistare in italiano per la prima volta le opere di Kim Il Sung, fondatore della Corea Popolare. Per il Cile di Allende e di Corvalan battono i cuori di tutti e sul palco del parco del Castello Sforzesco suonano gli Inti Illimani, l’invito del giornale comunista li salva dal colpo di stato di Pinochet, che li avrebbe certo internati nello stadio Nacional. I musicisti cileni per altro vengono da Berlino dove si sono esibiti al decimo Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti, organizzato con successo dalla DDR, molti giovani delegati italiani raccontano in affollati dibattiti la loro esperienza nella Germania socialista e a contatto con le ragazze e i ragazzi di tutto il mondo. È l’estate del 1973.

Nel 2015 la Festa nazionale dell’Unità torna nel cuore di Milano, dopo un paio di edizioni a San Siro, meritevole di essere ricordata, come evidente segno del declino del Partito Comunista Italiano, quella del 1986, celebre per il dibattito tra Berlusconi, Zavoli e Veltroni sul sistema radiotelevisivo.

La festa oggi è ancora detta dell’Unità, per celebrare il ritorno in edicola dello storico quotidiano, ridotto purtroppo a roboante grancassa del governo neo-democristiano di Matteo Renzi, che ora promette la riduzione delle tasse, dopo aver promosso dal lavoro alla scuola decine di riforme volte a distruggere lo stato sociale e ridurre i diritti dei cittadini e dei lavoratori. Nel giorno dell’inaugurazione della festa Matteo Renzi, che la chiuderà il 6 settembre con un comizio, preferisce andare a Rimini al Meeting di Comunione e Liberazione, l’organizzazione degli integralisti cattolici italiani, dove dichiara di trovarsi tra amici, ricambiato da applausi e sorrisi. Ulteriore conferma della distanza tra la sinistra italiana di un tempo e la cosiddetta sinistra di oggi.

Quella di Milano in fondo è la festa del PD, le cui bandiere tricolori con molto bianco e poco rosso ricordano come il partito nato dalla fusione tra ex democristiani ed ex comunisti abbia virato da tempo verso posizioni di piena compatibilità con il liberismo. I capigruppo del partito nei due rami del parlamento italiano e in quello europeo sono tutti ex democristiani. Insomma lo spirito di Berlinguer aleggia poco, quello di Fanfani moltissimo. Le parole d’ordine della festa sono perentorie: “C’è chi dice sì. Dalla parte di chi cambia l’Italia”, cambiarla diversamente non è ammesso, magari accrescendo e non riducendo i diritti, anzi, avanzare proposte in tal senso vuol dire, per l’attuale dirigenza del PD, voler intralciare il procedere incessante della modernizzazione costruita sulla deregolamentazione e la distruzione dei diritti.

Nella promozione della festa si dice con una certa pomposità che è organizzata ai giardini Indro Montanelli, il giornalista da sempre vicino alle destre e ai democristiani, peccato nessun milanese sappia dove si trovino, perché tutti li chiamano semplicemente e da sempre i giardini di Porta Venezia, dove al posto degli attuali spazi di dibattito ed espositivi nel 1973 c’era lo zoo comunale, con leoni, ippopotami, elefanti e giraffe, tanto che Enzo Jannacci poteva cantare: “Sarebbe bello andare tutti allo zoo comunale! Vengo anch’io! No, tu no!”

Al Partito Democratico probabilmente neppure interessa quante persone visiteranno la festa e parteciperanno ai dibattiti, i mezzi di informazione rilanceranno con devota solerzia i messaggi che Renzi e il governo vorranno trasmettere ai cittadini, come il solito tutti improntanti al trionfalistico ottimismo del governo che vede lavoro e benessere, mentre aumentano disagio sociale e disoccupazione. La festa dell’Unità è in realtà solo un’occasione per drenare altri visitatori per l’Expo, al cui scintillio mediatico Renzi ha legato in questi mesi la sua visibilità. Tra i padiglioni di Porta Venezia molto materiale dei gruppi parlamentari, che auto-incensano la loro attività, di Antonio Gramsci, fondatore del quotidiano, neppure il pallido ricordo.