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Verso una nuova guerra in Medio Oriente? Gli USA promuovono la balcanizzazione di Irak e Turchia!

E’ dal 2001 che lo Stato Maggiore degli Stati Uniti sta cercando di frantumare il Medio Oriente in una moltitudine di staterelli etnicamente omogenei, in quelle “piccole patrie” che già Friedrich Engels condannava. La mappa della regione rimodellata è stata pubblicata nel giugno 2006 dall’ufficiale statunitense Ralph Peters nel suo articolo «Blood borders : How a better Middle East would look» uscito sull’Armed Forces Journal. Essa prevede che, dopo aver invaso l’Irak nel 2003,  averne distrutto le isituzioni laiche e unitarie create dal governo di Saddam Hussein (Partito Socialista Baath) e averne affossato l’industria nazionale, il Paese venisse successivamente spartito come in una realtà feudale: uno Stato islamico-sunnita, uno Stato islamico-sciita e uno Stato curdo. Così frantumata l’Irak (ricco di petrolio) non potrà mai modernizzarsi né a livello economico nà per quanto riguarda la propria sovranità, e sarà quindi più facile dominarlo come fosse una colonia da Washington, naturalmente con la scusa della “democrazia”.

JPB-EIIL-IRAK2Ad essere colpita, come si può vedere dalla cartina, è anche la vicina Turchia, dove gli USA e Israele dal 2002 sostengono il governo islamista di Recep Erdogan da un lato e la guerriglia separatista “di sinistra” del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) guidato da Abdullah Öcalan dall’altro. E’ in quest’ottica che vanno lette le riforme di Erdogan in Turchia: indebolimento delle forze armate garanti dell’unità nazionale, prigionia per gli ufficiali turchi critici verso la NATO, repressione del Partito dei Lavoratori (IP) di Dogu Perinçek fautore dell’unità nazionale contro l’imperialismo di UE e USA, apertura al dialogo con il PKK per una riforma federalista del Paese e graduale abolizione a livello culturale e scolastico di ogni ogni riferimento al Kemalismo, l’ideologia statalista e laica alla base della Repubblica unitaria sorta nel 1923.

Se qualcuno pensava che questa strategia fosse stata messa da parte, perché nell’estate 2006 Israele (alleato degli USA) fallì la sua azione militare contro il movimento di liberazione nazionale libanese Hezbollah o perché Francia e Gran Bretagna non erano riusciti a rovesciare il governo socialista in Siria fra il 2011 e il 2014, si è sbagliato: il governo USA la sta semplicemente attualizzando utilizzando ai loro scopi gli jihadisti, quei medesimi terroristi islamici che Washington dice di combattare. Gli ultimi eventi sopravvenuti in Irak vanno visti da questo punto di vista e non, come si inventano i giornalisti occidentali e svizzeri (notoriamente ignoranti in fatto di geopolitica), di una offensiva estemporanea del cosiddetto Emirato Islamico dell’Irak e del Levante (EIIL).

Emirato islamico e separatismo curdo uniti per Obama

In una settimana, l’EIIL ha conquistato quel che dovrebbe diventare un Emirato sunnita, mentre i peshmerga hanno conquistato quel che dovrebbe essere lo Stato curdo indipendente. A spiegarlo è il ricercatore e giornalista indipendente francese Thierry Meysann che spiega come l’esercito iracheno, formato da Washington e struttura in maniera tale da non poter agire, ha ceduto Ninive agli islamisti-sunniti e Kirkuk ai curdi. Il premier irakeno Nuri al-Maliki non ha potuto dichiarare nemmeno lo stato d’emergenza poiché i deputati corrotti dagli USA hanno disertato la seduta parlamentare impedendo il raggiungimento del quorum. Come spiega Meysann: “senza altra scelta per salvare l’unità del suo paese, al-Maliki ha fatto appello a tutti gli alleati immaginabili. In primo luogo ha sollecitato il suo popolo in generale e la milizia sciita del suo rivale Moqtada al-Sadr in particolare (l’Esercito del Mahdi), poi le Guardie Rivoluzionarie iraniane (il generale Qassem Suleimani, comandante della Forza Gerusalemme si trova attualmente a Baghdad), e, infine, gli Stati Uniti, cui ha chiesto di ritornare e di bombardare gli attaccanti”. Il primo ministro irakeno è stato messo al potere dagli invasori occidentali, gode oggi tuttavia di un certo consenso elettorale, che ora evidentemente non gli serve più visto che Washington ha deciso di sacrificare l’unità dell’Irak.

l_barzani_erdogan191113ITL’offensiva congiunta di EIIL e dei separatisti curdi non è una novità: lo Stato fantoccio del Kurdistan è stato inventato dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna a partire dalla no-fly zone istituita fin dal 1991 in occasione della prima Guerra del golfo. Una volta abbattuto definitivamente Saddam Hussein, i curdi hanno raggiunto un’autonomia sempre maggiore e attualmente hanno esteso la loro giurisdizione su tutta l’area dell’Irak che, stando alla cartina del 2006, dovrebbe diventare a tutti gli effetti il Kurdistan indipendente. In tutto questo gioco è stato fondamentale il lavoro “umanitario” e di “soft-power” di ampia parte della sinistra europea “de-ideologizzata”, che ha creduto nella necessità di solidarizzare con il separatismo curdo, furbescamente dipinto come “progressista” (se non “comunista”) dalle grandi agenzie stampa.

Dal canto suo l’EIIL è, invece, una milizia tribale sunnita che riunisce la ex-colonna irakena di Al-Qaida: in effetti l’ex-capo terrorista Abu Bakr al-Baghdadi è stato nominato emiro. Da notare che combattenti dell’EIIL hanno fondato in Siria sotto il nome di Jabhat al-Nosra (Fronte di sostegno al popolo del Levante) una struttura terroristica per balcanizzare la Siria. Secondo il ministro degli affari esteri della Francia, però, in un’uscita su Le Monde del 14 dicembre 2012 non di pericolosi terroristi islamisti si tratterebbe, ma bensì di “persone che lavorano sul campo”! Stando invece alle ricerche di Thierry Meysann “l’organizzazione è certamente comandata sul terreno da Abu Bakr al-Baghdadi, ma è sotto l’autorità del principe Abdul Rahman al-Faisal, fratello del principe Saud al-Faisal (ministro degli esteri saudita da 39 anni) e del principe Turki al-Faisal (ex direttore dei servizi segreti e attuale ambasciatore a Washington e Londra). A maggio, al-Faisal ha acquistato una fabbrica di armi in Ucraina. Le scorte di armi pesanti sono state trasportate verso un aeroporto militare turco, dove gli uomini del MIT (i servizi segreti turchi) le hanno instradate con treni speciali per l’EIIL. Sembra improbabile che una tale catena logistica possa essere stata messa in opera senza la NATO”.

Ed ecco che quindi vediamo come non solo il governo di Erdogan in Turchia stia di fatto collaborando per spartire il proprio stesso Paese e creare un Kurdistan indipendente, ma pure come il golpe fascista a Kiev non sia del tutto isolato da una dinamica di conflitto globale. Naturalmente a parole tutti i governi occidentali condannano le azioni terroristiche dell’EILL e nessun giornalista si sogna di indagare a fondo.

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