Forti frizioni nel Partito Comunista di Turchia fra “movimentisti” e “anti-revisionisti”. E intanto chiude il giornale.

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Due comunicati stampa diversi firmati da una decina di militanti e dirigenti del Partito Comunista di Turchia (TKP) hanno fatto emergere la situazione conflittuale venutasi a creare negli ultimi tempi in seno al Comitato Centrale del Partito. Nessun rischio di scissione, si affrettano a garantire da Ankara, ma le frizioni in realtà sono forti e toccano aspetti strategici di fondo non facilmente sanabili. Il TKP aveva già subito una scissione pochi anni fa, quando alcuni membri, accusando i vertici di troppo “patriottismo” e di troppa poca sensibilità verso il separatismo curdo se ne sono andati sbattendo la porta e fondando il “TKP-1920”, rimasto finora però niente più che un gruppuscolo minoritario.

Un TKP …diverso

Le origini del TKP attuale non sono da ricondurre all’originale Partito Comunista di Turchia fondato da Mustafa Suphi nel 1920 e costretto, fino alla fine della guerra fredda, ad operare in clandestinità. L’odierno TKP fa riferimento ad una corrente filo-sovietica che, fino al 1978, aderiva al Partito Turco dei Lavoratori (TIP) e che, dopo varie vicissitudini si è trasforma, all’inizio degli anni ’90, nel Partito del Potere Socialista (SIP), il quale nel 2001 adotterà il nome attuale.

Conflitto inter-generazionale

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Aydemir Güler

All’interno del TKP si sta consumando una lotta che, di primo acchito, è inter-generazionale. La “vecchia guardia” del Partito – guidata dai fondatori Aydemir Güler e Kemal Okuyan – si contrappone ad una nuova generazione di dirigenti guidati dal 30enne segretario del Partito, Erkan Baş. Quest’ultimo è accusato dai primi di portare i comunisti turchi sulla via dell’estremismo di sinistra, inserendoli in un discorso “movimentista” privo di orientamento strategico, secondo il quale ogni manifestazione genericamente anti-potere e anti-capitalista va bene, senza bisogno di badare ad altro. La corrente di Baş ritiene, dal canto suo, che “il partito deve diventare più rivoluzionario e il centralismo democratico va interpretato a favore della base del partito”.

Conflitto ideologico

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Metin Çulhaoğlu

Al di là del dato generazionale, la divisione è pure di matrice ideologica: da un lato troviamo infatti la frazione di Okuyan, marxista-leninista “anti-revisionista” e vicino alla linea politica attualmente difesa in Europa dal Partito Comunista Greco (KKE); dall’altro ritroviamo sì i giovani, ma debitamente sorretti da una figura storica del movimento operaio turco: Metin Çulhaoğlu. Quest’ultimo, che negli anni ’70 era tra i fondatori della rivista filo-sovietica “Sosyalist İktidar” insieme a Yalçın Küçük, appoggia la corrente movimentista capeggiata da Baş, che qualcuno definisce più “adeguatrice”, ossia pronta a mischiare il Partito nei movimenti di base senza necessariamente un ruolo d’avanguardia.

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Erkan Baş

“Una frazione nel nostro Partito mira a legittimare le sue posizioni che non hanno nessun legame con le nostre tradizioni marxiste-leniniste accusando il Partito di essere poco rivoluzionario e diffamando i membri del Comitato Centrale” – scrivono Okuyan e Güler. Una critica al movimentismo e all’anti-capitalismo fine a se stesso, alle tendenze anarchiche che minano la struttura stessa del Partito d’avanguardia e che danno più enfasi alla prassi senza un’analisi strategica alla base. Per contro Çulhaoğlu rispedisce al mittente le critiche: “non prendiamo per serie le accuse di non essere fedeli alle nostre tradizioni […] riteniamo che l’atto di utilizzare i mezzi ufficiali del Partito per motivi di critica sia un abuso. Il nostro obiettivo è quello di superare questa crisi con solidarietà e determinatezza”.

Quali alleanza a sinistra?

tkp_massaVa detto che entrambe le fazioni del TKP non riconoscono alla borghesia nazionale turca ispirata dal pensiero del fondatore della Repubblica, Mustafa Kemal Atatürk, alcun ruolo rivoluzionario. Tuttavia la fazione di Okuyan rifiuta l’ipotesi di una dissoluzione federalista della Turchia come auspicato dai separatisti curdi, dai gruppi dell’estrema sinistra extra-parlamentare (e persino dal Pentagono statunitense). In generale la sua identità marxista è molto chiara su tutti i temi di fondo nel dibattito interno alla sinistra turca e in questo senso potrebbe godere esternamente dell’appoggio del Partito dei Lavoratori (IP) di Dogu Perinçek, attualmente la più grande formazione comunista turca, proveniente dalla tradizone maoista e capace di unire anche i kemalisti di sinistra in un ampio discorso anti-imperialista. Se a prevalere invece fosse l’ala “movimentista” di Çulhaoğlu, il TKP si potrebbe spingere verso un’alleanza organica con il Partito della Libertà e della Solidarietà (ÖDP), sezione turca del Partito della Sinistra Europea.

Il giornale del Partito in bancarotta

Intanto, nel pieno di questa bufera, l’azienda editrice legata al TKP e che gestisce da un paio di anni il quotidiano comunista “soL” ha annunciato la cessazione delle pubblicazioni per mancanza di fondi. La testata “soL” veniva stampata a condizioni di favore dalle rotative di “Aydinlik”, l’altro quotidiano comunista, ma edito da IP. Condizioni che, tuttavia, non sono bastate a far quadare i conti. “soL” potrebbe comunque riprendere le stampe a breve, ma sottoforma di rivista settimanale.

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