E’ morto Gianfranco Bellini della “Banda del Casoretto”. Una delegazione ticinese alle esequie.

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Un corteo di bandiere rosse listate a lutto ha attraversato Seregno nel pomeriggio di giovedì 16 novembre. Di fianco alle bandiere dei Comunisti Italiani, anche quella sovietica e della Germania orientale. Una folla commossa ha accompagnato al cimitero della cittadina della Brianza il feretro di un personaggio particolare del movimento operaio e antifascista lombardo: Gianfranco Bellini si è spento improvvisamente nella notte fra lunedì e martedì all’età di soli 59 anni, lasciando dietro di sé tanti progetti e tante informazioni.

Bellini con il comunista russo Zabirov nell’ottobre 2011

Un suo amico, il criminologo Achille Saletti, sul blog del quotidiano “Il fatto quotidiano”, ha scritto di lui: “di intelligenza ne aveva in abbondanza, forse, talvolta, fuorviata da eccessi di ottimismo in politica e di estrema lucidità in economia mantenendo, però, inalterato il gusto estetico della provocazione. Posso testimoniare che le sue analisi economiche valevano mille volte le analisi degli accademici soloni che una informazione, povera e cialtrona, si ostina a propinarci quale verbo a cui inchinarci. Per capacità di lettura del futuro e sensibilità verso paesi che non rientrano nella logica autoreferenziale a cui siamo abituati noi occidentali. Sputo del mondo che immaginano di essere simili ad un elisir di vita e di speranza per noi e per gli altri. E’ morto un amico e, in quanto tale, so che non me ne vorrà se lo cito per nome e cognome. Se violo la sua ritrosia di uomo che non voleva apparire. Si chiamava Gianfranco Bellini e, insieme al fratello Andrea, diede vita e corpo ad una banda: la banda Bellini. Una banda comunista nella disciplina e libertaria nei sentimenti di giustizia sociale che imperversò nella Milano antifascista degli anni ‘70. Un bel libro dello scrittore Marco Philopat (link) li descrive entrambi ma non li esaurisce. Era molto più, Gianfranco. Uno di quelli amici che dovrebbero toccare in sorte ad ognuno di noi. In questo mi sento fortunato. Per le discussioni, le divergenze, le risate e le follie che hanno attraversato parte delle nostre vite. Un saluto libertario non te lo leva nessuno. Anche se so, che mi avresti risposto di andare a quel paese”.

Gianfranco Bellini non fu soltanto un grande antifascista, di quelli duri e conseguenti, leader con il fratello Andrea della Banda del Casoretto, il più temibile dei servizi d’ordine del Movimento del ’68 milanese, ma conosceva, a seguito di approfonditi studi, in maniera dettagliatissima il sistema economico: sia quello liberista e finanziario ormai in declino, sia quello pianificato che oggi sta rendendo grande la Cina. Rappresentava uno di quegli uomini di cultura che sapevano sempre coniugare la teoria alla pratica e sempre trovavano il modo di elaborare una sintesi per le necessità dell’attività politica immediata dei comunisti, senza mai lasciarsi andare alle derive intellettualistiche degli accademici.

Era uno di quelli amici “che dovrebbero toccare in sorte a ognuno di noi” per dirla con Saletti, che aveva legami anche fuori dall’Italia: dalla Cina al Nicaragua, passando dalla Bielorussia alla Svizzera. E lo si è visto durante le esequie: a rendere l’estremo omaggio a Bellini anche una rappresentanza dal Canton Ticino. Il Partito Comunista ticinese ha inviato una delegazione di quattro membri guidata direttamente, visibilmente emozionati, dal segretario Massimiliano Ay e da Mattia Tagliaferri, accompagnati da Nicolas FransioliJanosch Schinder. Ay ha dichiarato: “Gianfranco ci ha insegnato moltissimo e mi sento privilegiato nell’averlo conosciuto. Sarebbe dovuto essere nostro ospite proprio a fine mese per un corso quadri sulla crisi finanziaria, aveva preso molto a cuore la formazione dei nostri giovani. E’ nostra intenzione continuare i progetti di cooperazione a cui teneva tanto, glielo dobbiamo perché lo spirto della Banda continua!”.

In rappresentanza della Direzione Nazionale del Partito dei Comunisti Italiani (PdCI), di cui Bellini era un esponente di spicco, vi era un commosso Francesco Francescaglia, responsabile organizzazione del Partito, accompagnato dal segretario provinciale di Milano del PdCI Gianni Pagliarini. “Autentico protagonista della sinistra milanese, mancherà a tutti quelli che, come noi, hanno conosciuto la sua sagacia, la sua cultura profonda, la sua vivace curiosità intellettuale e il suo autentico antifascismo. Ci stringiamo con affetto attorno alla sua famiglia e alla sua banda”. Così ha dichiarato il segretario nazionale del PdCI ed ex-ministro della giustizia Oliviero Diliberto.

Dal canto suo Leonardo Cribio, capogruppo della Sinistra in consiglio di zona 9 a Milano, partecipava alle esequie e ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Teniamo a ricordare la sua immensa importanza all’interno della storia dell’antifascismo milanese, la sua vita dedicata ai valori del comunismo che coerentemente ha portato avanti fino alla fine dei suoi giorni con assoluta lucidità e passione. Auspichiamo che le giovani generazioni prendano ispirazione da ciò che Gianfranco, insieme alla sua Banda, faceva”.

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