La LINKE difende i diritti dello Stato di Israele

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E la Sinistra Europea sta a guardare la svolta sionista del partito tedesco… Con il titolo di “Decisi contro l’antisemitismo” la frazione parlamentare della LINKE, la sezione tedesca della Sinistra Europea, lo scorso 7 giugno 2011 ha reso pubblico una risoluzione gravissima in appoggio ad Israele. La presa di posizione ha suscitato un ampio dibattito interno al partito, conclusosi con la minaccia del capogruppo Gregor Gysi di rassegnare le dimissioni in caso non vi fosse stata totale ubbidienza da parte di tutti a seguire questa linea. E così l’intero gruppo dirigente si è assoggetto a questo personaggio che ha preso in ostaggio questo partito erede dei comunisti della ex-DDR: Gysi è un amico del governo USA e sostenitore della NATO (come il mensile ticinese “L’Inchiostro rosso” edito dal Partito Comunista aveva già avuto modo di documentare nei mesi scorsi). Il documento esplicita che la LINKE è contro “l’antisemitismo e l’estremismo di destra” (e fin qui niente di particolare, anzi appare abbastanza scontato e banale), ma poi continua: “non parteciperemo ad alcuna iniziativa sul conflitto in Medioriente che rivendica la soluzione di un solo Stato per la Palestina e Israele e non aderiremo a nessun appello per il boicottaggio di prodotti israeliani e all’annuale Flottiglia per Gaza”. Ecco che letta globalmente, alla luce di queste ulteriori frasi, la formula “antisemitismo ed estremismo di destra” risuona tanto come una copertura alla politica sionista. L’opportunismo della sezione tedesca della Sinistra Europea dimostra così ancora una volta la sua vera faccia: mentre gli anti-imperialisti e i resistenti palestinesi chiedono un solo Stato bi-nazionale che abolisca l’elemento teocratico ebraico e l’apartheid sionista, la LINKE si schiera dall’altra parte, fungendo da utile idiota della politica di Tel Aviv.