Altro che sinistra: in Kosovo vince l’irredentismo pan-albanese e l’europeismo!

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Nel 2013 Koço Danaj, ideologo dell’Albania naturale e fanatico dell’irredentismo albanese che (per ovvi motivi) godeva di una sovraesposizione mediatica, spiegava dalle televisioni kosovare quanto segue: “mia figlia si è laureata in Svizzera, parla 6 lingue, ed è una nazionalista e membro di Vetevendosje. Ai suoi occhi io sono un pacifista. Quindi l’alternativa è accettare le mie tesi, o confrontarsi con la nuova generazione che non esclude la guerra come alternativa. Il mio dovere è quello di avvisare”. Facendosi insomma passare per una colomba, il suo ruolo era quello di provocare e di spingere l’opinione pubblica verso una prospettiva militarista e ultra-nazionalista. Danaj in questa intervista (link) auspicava l’elezione di lì a qualche tempo di Albin Kurti alla testa del paese…

Dietro ad Albin Kurti c’è William Walker

Una “profezia” – quella dell’elezione di Kurti – che già era emersa per bocca della giornalista Diana Johnstone, autrice di “Fools’ Crusade: Yugoslavia, NATO and Western Delusions” (link) all’inizio del 2011, quando spiegò: “Albin Kurti, il giovane leader del movimento radicale nazionalista ‘autodeterminazione’ (Vetëvendosje), sta guadagnando il supporto dai governi dell’Unione Europea al suo patrocinio in favore dell’indipendenza, nonché in favore di una Albania naturale, che significa una Grande Albania composta da Albania, Kosovo e parti della Serbia meridionale, gran parte della Macedonia, un pezzo di Montenegro e anche il nord della Grecia”.

Vetëvendosje festeggia con bandiere albanesi e statunitensi

Ma non era tutto: stando alla Johnstone, Kurti godeva infatti di uno sponsor d’eccezione, William Walker, l’agente degli Stati Uniti che nel 1999 inventò il pretesto per la campagna di bombardamenti NATO, gonfiando il numero delle vittime di uno scontro tra forze di polizia serbe e guerriglieri separatisti dell’UCK nel villaggio di Racak, in un massacro di civili, definendolo e mediatizzandolo come “un crimine contro l’umanità” perpetrato da “persone senza alcun valore per la vita umana“. Walker – spiega sempre Johnstone – con al passato operazioni in intelligence golpista in Nicaragua e in El Salvador, “era stato imposto dagli Stati Uniti come capo di una missione europea apparentemente col compito di monitorare un cessate il fuoco tra le forze serbe e l’UCK. Ma in realtà, lui e il suo vice britannico, usarono la missione per stabilire stretti contatti con l’UCK, in preparazione della guerra comune contro i serbi”.

Un partito razzista fatto passare per …socialista

Sorto nel 2004 su posizioni comunemente etichettate di “sinistra”, il partito Vetëvendosje non è una formazione socialista e anti-imperialista come si vuol far credere: accanto a proposte progressiste (ad esempio quelle più classicamente anti-liberiste contro le privatizzazioni) questo partito, dipinto positivamente come movimento “anti-corruzione” (un argomento che fa sempre audience), promuove in realtà richieste caratterizzate da un profondo odio sciovinista contro il popolo serbo. La tesi che infatti domina il dibattito interno a Vetëvendosje è sostanzialmente quella di costruire la “Grande Albania” e la rottura di ogni negoziato con la Repubblica di Serbia (con buona pace della minoranza serba che continua a vivere in Kosovo nonostante le angherie di Pristina). Non si tratta quindi più solo di accettare il separatismo etnico kosovaro ai danni di Belgrado, ma addirittura di spingere per l’annessione del Kosovo all’Albania, il che sarebbe visto come un ulteriore attentato all’integrità territoriale della Serbia che potrebbe provocare scintille pericolose in quella che resta una polveriera. Non è poi affatto vero che “Vetëvendosje” chieda l’indipendenza del Kosovo dalle forze imperialiste di occupazione: Kurti più volte in passato ha spiegato di essere favorevole all’adesione del Kosovo all’Unione Europea (ancora ribadito l’anno scorso a Euronews) e persino alla NATO. Insomma si tratterebbe di porre fine all’occupazione ma solo in apparenza, poiché il sogno di Kurti è quello di aderire direttamente all’alleanza atlantica come protagonista, e rendendo in questo modo le truppe internazionali di mero supporto al governo separatista di Pristina: ecco insomma svelato l’ennesimo inganno della sinistra europeista e filo-imperialista!

Dietro a Kurti il simbolo dell’UCK, organizzazione paramilitare ritenuta terrorista dall’ONU

Vetëvendosje ostacola il dialogo con la Serbia

Il percorso di normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo aveva raggiunto un accordo nell’aprile 2013: Belgrado e Pristina decidevano infatti di regolare l’autonomia dei cittadini di etnia serba all’interno del Kosovo. Certo i cittadini serbi residenti nel nord del Kosovo furono molto critici perché non gli veniva garantito un governo locale, ma l’opposizione più feroce all’accordo venne da parte albanese e più precisamente da Vetëvendosje che aveva respinto l’intesa definendola “un sabotaggio del processo di State building del Kosovo, e una resa alle aspirazioni di Belgrado”. Il capo di Vetëvendosje, Albin Kurti, in una intervista di alcuni anni fa aveva affermato: “In Kosovo e Albania dobbiamo avere lo stesso sistema energetico, lo stesso mercato, la stessa leadership. Dobbiamo fare come le due Germanie”. Una sinistra che loda l’annessione coloniale della Germania dell’Est e ne auspica il medesimo destino per il proprio paese non è certamente anti-imperialista e difficilmente sarebbe definibile come “patriota”, ma tant’è: sappiamo come il mainstream giornalistico confezioni creativamente le narrazioni da propinare ai telespettatori. E pensare che il nuovo primo ministro kosovaro era considerato un estremista violento non solo dal governo socialista serbo di Slobodan Milosevic, ma persino dalla missione europea EULEX. Oggi i tempi però sono forse maturi per rifargli una verginità politica…

Nazionalista… eppure al servizio dell’establishment tedesco

Stando al Centro di analisi geopolitiche German Foreign Policy (link), Vetëvendosje “si muove nell’ambiente dei veterani dell’associazione Balli Kombëtar, un’ex-organizzazione terroristica grande-albanese, che collaborò con la Germania nazista nei primi anni ’40”. Albin Kurti, stando alla medesima fonte, non a caso, avrebbe coltivato importanti contatti in Germania, a partire dall’ex-ministro degli esteri tedesco Klaus Kinkel, e li ha usati per assicurarsi la sua posizione influente nel movimento secessionista kosovaro. Come rappresentante dell’UCK, l’esercito clandestino armato dagli Stati Uniti che commise atrocità indicibili contro i civili serbi negli anni ’90, fu “fatto passare in tutto il mondo occidentale come un ‘leader studentesco carismatico’ durante i preparativi per la guerra in Jugoslavia”. Anche l’esperto di intelligence Erich Schmidt-Eenboom, conferma i legami del neo-eletto premier kosovaro con l’imperialismo tedesco: nel momento in cui il socialismo nell’Europa dell’Est iniziava a crollare, l’allora capo della diplomazia tedesca, Hans-Dietrich Genscher, iniziò una ricerca di contatti con l’obiettivo di “guadagnare rapidamente un punto d’appoggio sui confini di quella che era allora la Jugoslavia. Oltre alle consegne di armi, Tirana ricevette anche attrezzature di spionaggio a partire dal 1991 – in un momento in cui i servizi segreti albanesi stavano iniziando a costruire la neonata UCK. Parti delle forniture tedesche sono state poi trovate in Kosovo”. A metà degli anni ’90 l’UCK lanciò la sua prima grande offensiva con attacchi dinamitardi a cinque campi profughi serbi…

Statua di Bill Clinton nella capitale dell’autoproclamata Repubblica del Kosovo

E ora che succede?

Come andrà a finire? Non vogliamo fare previsioni anche perché l’opportunismo politico di questi leader creati ad arte dai massmedia atlantici è da manuale. Non è peraltro un mistero che il Kosovo (e la sua élite istituzionale) da quando ha unilateralmente dichiarato l’indipendenza sia diventato di fatto una colonia americana con tanto di culto della personalità per l’ex-inquilino della Casa Bianca Bill Clinton. Tutto può insomma ancora cambiare in base agli interessi degli sponsor internazionali di Albin Kurti che potrebbero anche preferire meno spigolature dal governo di Pristina. Abbiamo già visto altre formazioni eclettiche di presunto orientamento progressista secondo i giornalisti europei svoltare clamorosamente sia ideologicamente che politicamente una volta elette negli esecutivi: vedremo se sarà il caso anche di Vetëvendosje.

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