L’assalto al Campidoglio rappresenta la fine del sogno (e dell’incubo) americano

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Non c’è bisogno di riassumere di nuovo gli eventi di mercoledì sera. Tutti hanno visto l’assalto al Congresso degli Stati Uniti a Washington DC in diretta televisiva. Ma le circostanze eccezionali degli Stati Uniti non si limitano a questo. È in corso un processo specifico che non è iniziato ieri e non si concluderà con la messa in sicurezza dell’edificio del Campidoglio. Da tempo andiamo dicendo che gli Stati Uniti stavano iniziando a perdere il dominio globale, e come le contraddizioni e i conflitti interni si stavano acuendo. Pertanto, l’assalto al Congresso era prevedibile: gli eventi di mercoledì hanno solo reso visibile questo processo ormai ovvio. Il 6 gennaio 2021 è stata insomma annunciata la fine di un’era e l’inizio di una nuova. Ma come valuteranno in futuro i libri di storia l’assalto al Congresso e come ne descriveranno le conseguenze? Cerchiamo in questo articolo di rispondere a queste domande.

Gli Stati Uniti sono d’ora in poi un paese multipolare

Non solo il mondo, ma anche gli Stati Uniti in sé sono d’ora in poi un paese multipolare. La lotta all’interno degli Stati Uniti non è un semplice conflitto sui risultati elettorali: ai poli opposti c’è un conflitto per la vita o la morte. Joe Biden non è infatti solo il candidato del Partito Democratico, ma anche il rappresentante delle forze globaliste negli Stati Uniti. Donald Trump, per contro, non è solo il candidato del Partito Repubblicano, ma anche il volto pubblico dei nazionalisti che sono diventati una forza di peso all’interno dello Stato.

L’ordine costituito è stato sconvolto

La contraddizione interna agli Stati Uniti tra questi due poli ha a tutti gli effetti un carattere strategico. La situazione attuale va distinta dalle precedenti circostanze post-elettorali: la frazione rappresentata da Trump prevede cambiamenti fondamentali nella politica statunitense e parte dal punto di vista di “risolvere i problemi interni invece di fare il poliziotto del mondo”. Biden, dall’altro lato, ha deciso di continuare il ruolo statunitense di polizia mondiale. L’ordine costituito negli Stati Uniti viene quindi d’ora in poi sconvolto. È talmente sconvolto che il Congresso degli Stati Uniti è stato aggredito su richiesta del Presidente. L’era del “chiunque vinca le elezioni, la politica governativa degli Stati Uniti continua come sempre” è giunta al termine.

L’abisso si approfondirà

Chiunque sia l’inquilino della Casa Bianca, questa lotta tra i due poli continuerà nonostante alcuni compromessi o fasi di “cessate il fuoco”. Entrambe le parti detengono un potere paragonabile non solo in termini di voti, ma anche per quanto riguarda il loro peso all’interno dello Stato. Come abbiamo detto sopra, Trump è molto più di una figura divertente, ma rappresenta anche una nuova strategia per gli Stati Uniti. Pertanto, non importa se Trump rimane o se se ne va, questa strategia continuerà ad imporsi.  Un polo non vincerà facilmente sull’altro. In breve, questo abisso continuerà ad approfondirsi e i titoli dei giornali americani di oggi indicano i duri conflitti che ci attendono.

Contraddizioni interne agli USA

Questo profondo abisso creatosi negli Stati Uniti non è tuttavia limitato all’apparato statale. Le contraddizioni tra i diversi Stati all’interno degli USA si manifestano inevitabilmente in modo più evidente. Tanto che un domani persino il termine “Uniti” nel nome del paese potrebbe in futuro diventare oggetto di dibattito. Anche la divisione tra Stato e popolo si approfondirà: l’assalto al Campidoglio può essere preso come esempio, e molto probabilmente scoppieranno più proteste di strada fra le masse popolari insoddisfatte per motivi diversi. Durante i mesi estivi la popolazione nera si è mobilitata e ha mostrato il proprio potere nelle piazze. Con l’assalto al Congresso anche i bianchi di Trump si sono fatti vedere. Entrambe le parti hanno dimostrato di essere capaci e disposte a combattere contro lo Stato, se necessario. Ora difatti il malcontento non riguarda più solo i neri, ma anche i bianchi ed è ovvio che sussista anche la possibilità che queste forze entrino in conflitto non solo con l’ordinamento costituito, ma anche tra di loro.

Il vero volto della democrazia americana

Il processo elettorale e l’assalto al Congresso degli Stati Uniti hanno anche mostrato il vero volto della democrazia americana. Simili eventi si erano verificati già nel 2000 in occasione delle elezioni tra George W. Bush e Al Gore, quando il vincitore delle elezioni non fu determinato per cinque settimane. Bush uscì dalle urne alla fine come vincitore ed prese avvio il processo che portò all’11 settembre. Ma le elezioni del 2020 hanno addirittura superato quel disastro elettorale. Per molto tempo non è stato possibile determinare chi sarebbe stato il futuro presidente degli Stati Uniti, e l’assalto di ieri ha coronato un processo elettorale disastroso. In questo contesto va anche sottolineato quanto siano diventati influenti i monopoli dei social media, quanto facilmente limitino la libertà di opinione e la libertà di parola, quanto facilmente censurino le opinioni indesiderate. Anche Trump ha sofferto la sua parte di censura: i social media si sono insomma trasformati in un’arma e quindi in un problema.

Gli USA si sono bruciati da soli

L’assalto al Congresso degli Stati Uniti ha dimostrato che gli Stati Uniti, che volevano dare fuoco a tutto il mondo, si sono bruciati da soli. Hanno occupato paesi di tutto il globo, organizzato colpi di stato, provocato le cosiddette “rivoluzioni colorate”. Washington voleva progettare un nuovo ordine  mondiale, ma è stata colpita dal suo interno. Ora gli USA dovranno spendere le loro energie e i loro sforzi non verso l’esterno, ma anzitutto a risolvere i problemi interni, o perlomeno questa sarebbe la via più logica da seguire e prima o poi lo faranno, anche se sarà Biden a divenire presidente.

E’ il tempo del coraggio

I fatti di mercoledì, che hanno simbolicamente mostrato il processo in atto negli Stati Uniti, avranno inevitabilmente conseguenze anche sulla scena internazionale. La reputazione degli Stati Uniti è stata danneggiata non solo internamente: l’autorità di Washington è stata seriamente scossa in tutto il mondo, sia agli occhi degli alleati che degli avversari. Addirittura l’ex-presidente Bush, commentando gli eventi, ha paragonato il suo Paese a una “repubblica delle banane”. Descrivere gli Stati Uniti come una “tigre di carta” è un’espressione che può essere compresa oggi ben più di ieri. Pertanto l’attuale situazione degli Stati Uniti apre nuove opportunità e nuove strade per le nazioni oppresse e i paesi in via di sviluppo: coloro che spesso si trovano ad affrontare le minacce statunitensi dovrebbero ora sostituire il timore reverenziale verso il modello atlantico con un’azione a passi più decisi: è tempo ad esempio che paesi come la Turchia abbiano più coraggio e colgano questa opportunità risvegliandosi dal torpore generato dal sogno americano, anzi: dall’incubo americano.

Un giorno la rivoluzione avverrà anche negli USA

I passi coraggiosi che la Turchia e altri paesi simili intraprenderanno contro il campo atlantico assumeranno un ruolo chiave anche all’interno degli Stati Uniti. La fine dello sfruttamento delle risorse mondiali e la distruzione del dollaro quale valuta di riferimento prosciugheranno i flussi di ricchezza provenienti dall’estero verso gli Stati Uniti e provocheranno quindi movimenti rivoluzionari all’interno del Paese: forse saranno gli ultimi della lista, ma un giorno ci sarà una rivoluzione anche negli Stati Uniti. Ma quella rivoluzione non sarà naturalmente un evento così primitivo come l’assalto al Congresso americano, ma assumerà una forma conforme alla tradizione di personaggi come Washington e Lincoln.

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Mehmet Perinçek (1978), storico e politologo turco, è stato assistente di ricerca presso l'Istituto di relazioni internazionali dell'Università Statale di Mosca. È specializzato nella storia della Turchia e delle relazioni turco-sovietiche.