Kim Jong Un vuole contrastare la corruzione e rafforzare il socialismo

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Alla fine del 2019 il leader nordcoreano Kim Jong Un tenne un discorso di fronte al Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea, nel quale indicò una serie di priorità in politica economica, fra cui la necessità di un aumento della produzione industriale e agricola. Sebbene la pandemia e le pesanti sanzioni economiche imposte dai paesi occidentali contro Pyongyang abbiano ostacolato questi propositi, il governo socialista ha mantenuto le promesse e vi sono stati miglioramenti significativi nella gestione delle catastrofi, cosa che ha contribuito a lenire le difficoltà scoppiate con il diffondersi nel mondo del Coronavirus che ha imposto anche la chiusura delle frontiere nordcoreane riducendo il già limitato turismo e gli scambi commerciali con l’estero.

Far rientrare l’economia sommersa in quella pubblica

Kim Jong Un vuole modernizzare l’economia del Paese, ma senza abbandonare l’orientamento socialista di fondo. Egli riconosce l’esistenza di un settore privato, ma esso va regolamentato per evitare che fenomeni di corruzione possano svilupparsi. Stando infatti ai ricercatori Andrei Lankov e Peter Ward, in un articolo pubblicato nel 2017 sul Journal of East Asian Studies, gli imprenditori privati ​​stipulerebbero contratti sottobanco con manager di imprese statali per usare le loro fabbriche o spesso solo per sfruttare il loro nome al fine di operare con un certo livello di autorizzazione del governo. Si tratta evidentemente di un problema per la pianificazione economica e Kim Jong Un, condannando queste pratiche come “anti-socialiste”, ha dimostrato pragmatismo volendole affrontarle nell’ottica di dinamizzare il sistema economico. Recentemente, poi, il won nordcoreano si è improvvisamente rafforzato nei confronti del dollaro USA e del renminbi cinese sui mercati coreani. Ciò suggerisce che lo Stato potrebbe tentare di avvicinare il valore di mercato della sua valuta ai salari e ai prezzi che saranno fissati nel piano quinquennale. Inoltre il governo sta ristrutturando la gestione dei mercati del paese per aumentare la supervisione del Comitato centrale sull’economia civile.

I comunisti devono occuparsi di economia

Il 5 novembre scorso la Korean Central News Agency (KCNA) ha riferito che il parlamento di Pyongyang ha adottato un disegno di legge per rivedere le norme sulle imprese del Paese. Stando a un rapporto – per ora invero non confermato – reso noto dal Daily NK, una fonte certamente non amica del governo nordcoreano, la nuova legge porrebbe le piccole imprese semi-private e che operano indirettamente con l’estero sotto un più stretto controllo del Partito del Lavoro. Lo scopo di questa misura è presumibilmente duplice: da un lato garantire che tutte le entrate derivanti da queste operazioni semi-private siano adeguatamente contabilizzate e che l’ente pubblico riceva quindi una quota adeguata dei proventi per finanziare le sue amplissime politiche sociali (casa, scuola, sanità sono infatti garantiti a tutti i cittadini gratuitamente); dall’altro enfatizza il rafforzamento del “campo del lavoro ideologico del Partito” come peraltro preannunciato dalla KCNA a fine novembre. Gli sforzi di Kim Jong Un per affermare un maggiore controllo statale sull’economia non vanno per forza interpretati come l’ambizione ad abolire gli attori privati ​​e i meccanismi di mercato, quanto piuttosto di incorporare l’impresa privata nell’economia ufficiale in modo regolamentato e in questo modo aumentare il controllo dei comunisti nella gestione aziendale per combattere fenomeni di corruzione o tentativi di restaurazione capitalistica nel Paese.

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