Un caporale britannico rifiuta gli ordini contro la guerra nello Yemen

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Il caporale Ahmed Al-Babati ha reso pubblico il suo rifiuto di continuare a prestare servizio nell’esercito britannico per tutto il tempo in cui sarà coinvolto nella guerra in Yemen. Più di 100.000 persone sono state uccise da marzo 2015 e le forze saudite hanno regolarmente preso di mira i civili mentre erano supportate da personale e attrezzature militari britanniche. La guerra ha provocato un’epidemia di colera – definita “senza precedenti” dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) – e più di 70 milioni di persone sono minacciate dalla fame: si stima che attualmente la mortalità infantile nello Yemen provochi una morte infantile ogni 10 minuti.

Il Partito dei Lavoratori per il disimpegno dallo Yemen

Il Partito dei Lavoratori Britannico (WPB) – nuova formazione politica promossa dall’ex-deputato anti-imperialista George Galloway – ritiene, in una nota stampa diramata oggi, che la guerra contro lo Yemen da parte dell’Arabia Saudita e sostenuta direttamente da Londra sia illegale e non nell’interesse dei lavoratori yemeniti o britannici: per questo il Partito sostiene l’azione di rifiuto degli ordini del caporale Al-Babati, chiedendone la piena riabilitazione. Inoltre il WPB rivendica la cessazione della vendita d’armi al regime saudita, il rimpatrio di tutti i militari britannici dall’Arabia Saudita e dallo Yemen.

Proteste anche dalla Svizzera

Già nel febbraio 2018, in una lettera del segretario politico del Partito Comunista svizzero Massimiliano Ay al ministro degli esteri della Confederazione Ignazio Cassis, si poteva leggere come quella nella Repubblica Unita dello Yemen fosse “una delle catastrofi umanitarie più imponenti del nuovo millennio” e condanna la guerra “scatenata dalla coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita – le cui sistematiche ingerenze negli affari interni del paese sono storicamente note – che ha fatto ulteriormente esplodere le conflittualità preesistenti, e la cui condotta ha già sollevato a più riprese, – come se ne non bastasse – accuse di violazione della legalità internazionale relative l’uso di armi non convenzionali (munizioni a grappolo), la distruzione deliberata di obiettivi civili (come ospedali, scuole, mercati)”.

I comunisti svizzeri avevano già nel 2018 chiesto a Berna “di sollecitare l’Arabia Saudita a togliere ogni genere di blocco ai valichi aeroportuali, navali e terrestri della Repubblica Unita dello Yemen – a partire dal porto di Hodeida – per permettere rifornimenti e soccorsi necessari alla popolazione civile; praticare e chiedere il blocco di ogni fornitura di armi verso l’Arabia Saudita”.

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