Nazionalizzate 9 banche e assicurazioni in Cina

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La China Banking and Insurance Regulatory Commission ha comunicato che, al fine di “tutelare l’interesse pubblico”, le Autorità finanziarie della Repubblica Popolare Cinese hanno posto sotto controllo dello Stato, per un intero anno, ben nove istituzioni finanziare tra banche, assicurazioni e fiduciarie, a seguito di varie violazioni e abusi da parte delle medesime. Qualora in questo anno non venissero poi raggiunti i risultati previsti, la “nazionalizzazione” sarà estendibile a norma di legge.

Il governo di Pechino, guidato dal Partito Comunista Cinese, ha spesso chiarito che il mercato in Cina può essere libero solo finché non mette a repentaglio l’interesse collettivo della popolazione e della Repubblica. Esattamente l’opposto di quanto succede in Europa, dove a prevalere sullo Stato è la libertà capitalistica dell’economia privata e del padronato, come si è visto purtroppo durante la pandemia.

Le quattro compagnie di assicurazione (Huaxia Life Insurance, Tianan Life Insurance, Tianan Property Insurance e Yi’an Property Insurance) e le due società fiduciarie (New Times Trust e New China Trust) a finire sotto il controllo diretto del Governo erano tutte aziende private che di colpo passano sotto controllo pubblico non avendo dimostrato sufficiente attenzione alle leggi dello Stato socialista.

A questa operazione, si aggiunge il controllo su altri tre altri gruppi finanziari da parte della China Securities Regulatory Commission, l’Ente che supervisiona il mercato azionario nel gigante paese asiatico. Il motivo legale? “Hanno nascosto informazioni sulla struttura societaria”. Ma non si nasconde il motivo politico: “mantenere l’ordine del mercato dei valori mobiliari” spiega il governo, che evidentemente non tollera chi specula per arricchirsi a scapito della collettività.

Si tratta di una operazione importante ma non è l’unica: a inizio 2018, il governo cinese aveva rilevato il colosso delle assicurazioni Anbang, guidato da Wu Xiaowui, marito di una nipote dell’ex-segretario generale Deng Xiaoping, che venne poi condannato a 18 anni di carcere per frode e appropriazione indebita nell’ambito della severa lotta alla corruzione che il Partito Comunista Cinese ha intrapreso. Insomma in Cina la direzione resta quella socialista, dove il neo-liberismo e il carrierismo non vengono tollerati.

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