Grup Yorum e la scelta della lotta armata

in Europa/Internazionale di

Grup Yorum è il nome di un famoso complesso musicale turco schierato esplicitamente a sinistra. Ultimamente due dei suoi musicisti sono purtroppo morti in carcere a seguito dello sciopero della fame che avevano iniziato per protestare contro la loro reclusione e il divieto di suonare per la loro band.

Subito la sinistra europea di ogni tendenza si è indignata e ha solidarizzato con questi artisti indicando nel governo turco un regime dittatoriale che uccide i comunisti. La pietà umana per chi decide di perdere la vita per le proprie idee, soprattutto nel compiere una forma di protesta apparentemente pacifica come la musica, è assolutamente comprensibile. Anche a noi dispiace che il libero confronto delle opinioni e la stessa lotta sociale non possa esprimersi in forme pacifiche e democratiche.

La presenza comunista in Turchia

Tuttavia occorre essere precisi perché se è vero che la Turchia si trova da quasi vent’anni governata da una borghesia conservatrice e religiosa, non siamo al momento di fronte a una generalizzata repressione anti-comunista come si potrebbe pensare (i tribunali si stanno concentrando soprattutto sugli esponenti della setta islamista del miliardario Fethullah Gülen protetto dagli USA): infatti il Partito Comunista di Turchia (TKP) partecipa liberamente alle elezioni politiche e sul piano municipale e regionale dispone di eletti; il neonato Partito dei Lavoratori di Turchia (TIP) alleandosi al partito filo-curdo HDP è riuscito ad eleggere due deputati in parlamento e i post-maoisti (di fatto referenti dei comunisti cinesi in Turchia) del Partito VATAN vengono invitati – benché extraparlamentari – alle consultazioni fra i più influenti partiti del Paese alla presenza dello stesso Recep T. Erdogan. La repressione del Grup Yorum è una situazione invece giuridicamente e politicamente ben più delimitata.

La propaganda di un’organizzazione clandestina

Bisogna anzitutto sapere che il Grup Yorum non è un qualsiasi complesso musicale genericamente impegnato, come ne conosciamo in Europa: si tratta infatti, sostanzialmente, di una struttura politica collaterale ad un Partito, la quale ha il mandato di fare propaganda di massa attraverso la musica popolare e procedere al reclutamento dei giovani alla causa della rivoluzione proletaria. Il Partito da cui Grup Yorum dipende è il cosiddetto Partito-Fronte Rivoluzionario di Liberazione del Popolo (DHKP-C), sigla che nel 1994 sostituì la corrente “Dev-Sol”, ossia “Sinistra Rivoluzionaria”. Fin qui nulla di illegale, se non che il DHKP-C non è un partito comunista qualsiasi, ma è un’organizzazione bicefala politico-militare che opera in clandestinità e viene etichettata come forza “guevarista”. La definizione corretta per il Grup Yorum non è quindi quella di semplici musicisti, ma è quella di militanti di un’organizzazione armata che hanno mandato di fare musica. Questa loro situazione li rende spesso vittime della censura, essendo legati appunto a un partito inserito nella lista delle organizzazioni considerate “terroristiche” da Turchia, Giappone, Canada, Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Europea.

La scelta della lotta armata

La scelta della lotta armata può essere ritenuta legittima per chi si pone in ottica rivoluzionaria, su questo non c’è dubbio. Ma è anche evidente che ognuno si deve poi prendere le proprie responsabilità. Se un comunista agisce alla luce del sole protestando pacificamente e viene perseguito, allora è un conto. Un altro conto è invece se un comunista rapisce un magistrato e poi lo uccide; se tenta di assassinare il ministro (socialdemocratico!) della giustizia; se spara contro un poliziotto di pattuglia o se “giustizia” a sangue freddo un imprenditore (come avvenuto con uno dei vertici della Koç Holding).

Ecco, che se questa è la situazione, di fatto si è iniziata una guerra e di questa scelta ci si deve assumere, da comunisti, la piena responsabilità sul piano storico, etico, politico e anche ideologico. È evidente che a quel punto si prende anche in considerazione di venir arrestato se non addirittura di finire ucciso. Non è romanticismo, insomma: una guerra è una guerra e ciascun guerrigliero ne è consapevole. Ciò al di là dei giudizi di valore che ciascuno può avere sulle strategie e le tesi del DHKP-C.

La sinistra europea riformista che propaganda la nonviolenza e il pacifismo, così come la sinistra europea di classe che comunque alle nostre latitudini condanna – giustamente – le organizzazioni terroristiche quali Brigate Rosse, Prima Linea, Nuclei Armati per il Comunismo, ecc. e poi si schiera piuttosto acriticamente con il DHKP-C, lodandolo ed esaltandolo quasi fosse l’avanguardia del proletariato turco e curdo oppure genuina espressione del movimento operaio di quel Paese, è perlomeno confusa e incoerente.

La guerra che il DHKP-C ha deciso di intraprendere contro la Repubblica di Turchia non è infatti condivisa dalla stragrande maggioranza della sinistra e dei comunisti turchi che reputano la guerriglia e l’organizzazione clandestina armata qualcosa non solo di sbagliato per la realtà della lotta di classe nella Turchia odierna, ma anche di controproducente per la causa dei lavoratori e del socialismo.

Guerriglia o terrorismo?

I musicisti in questione hanno deciso di iniziare una sciopero della fame ad oltranza a seguito della loro condanna dovuta al fatto di appartenere a un’organizzazione para-militare illegale. E questo è assodato: è innegabile infatti il legame, peraltro molto riuscito e di successo in ottica di egemonia culturale, fra Grup Yorum e DHKP-C.

Inoltre i due artisti sono stati condannati, non solo per fare propaganda attiva durante le esibizioni artistiche (che peraltro garantiscono anche introiti finanziari) a favore di una struttura illegale, ma pure per traffico d’armi: si tratta di una messinscena dei tribunali turchi? Si può certamente dubitare dell’indipendenza della magistratura di Ankara (che in questi ultimi anni ha commesso abusi come nella vertenza “Ergenekon”), tuttavia visto il tipo di attività di cui il DHKP-C è protagonista da decenni non è nemmeno completamente irrealistico.

Il DHKP-C, peraltro, pone problemi anche dal lato della strategia della guerriglia in senso marxista-leninista: a caratterizzarne l’azione sono infatti gli attentati suicidi e forme di terrorismo individuale. Pratiche che, probabilmente, vedrebbero contrariati chi davvero la rivoluzione l’ha compiuta armi in pugno: da Mao Zedong a Ernesto ‘Che’ Guevara, che questi metodi aborrivano.

Il cortocircuito della sinistra europea

A onore del vero, e alla faccia della “coerenza” di certa sinistra europea, va anche detto che i militanti del Group Yorum sono anti-europeisti e si sono schierati non solo a favore del Donbass ma anche dello Stato siriano non ritenendo quella nel Rojava una rivoluzione. Posizioni di cui ci possiamo rallegrare, ma che evidentemente non implicano in noi un supporto al programma generale del DHKP-C.

18,472 Visite totali, 1 visite odierne

Davide Rossi, di formazione storico, è insegnante e giornalista. A Milano dirige il Centro Studi “Anna Seghers” ed è membro della Foreign Press Association Milan.