Il Coronavirus mette a prova l’efficienza della Cina.

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I lavoratori del settore sanitario, membri della cellula Partito Comunista Cinese presso il Tongi Medical College Union Hospital, hanno costituito una “squadra d’assalto” per combattere il coronavirus: la portata dell’impegno per combattere l’epidemia sta aumentando in modo massiccio, dimostrando non solo la capacità dello Stato socialista di raccogliere tutte le risorse necessarie in modo rapido ed efficiente al servizio della salute pubblica, ma anche il senso di solidarietà e di comunità che unisce tutte le etnie che compongono il gigante paese asiatico.

Pechino nel frattempo ha spedito 450 membri del personale medico dell’Esercito a Wuhan per fornire assistenza a medici e infermieri civili già attivi in loco: tra i medici militari ce ne sono molti che hanno acquisito esperienza durante le epidemie di SARS ed Ebola. Urgente risulta in particolare il compito di garantire lo stoccaggio e la fornitura di medicinali. Il giornale del Partito Comunista Cinese ha dal canto suo esortato a un ulteriore sforzo civico: “non mancano le forze produttive e colmare le lacune attuali dell’offerta non è una questione difficile” ha scritto, aggiungendo poi l’invito “di premere il pedale per garantire la produzione”. Il Partito ha dal canto suo raccomandato “a tutte le città del Paese di offrire assistenza reciproca per superare la sfida”.

Il governo locale di Wuhan ha reagito all’emergenza in modo celere lanciando una campagna urgente per costruire ospedali speciali per curare i pazienti affetti da coronavirus e fornire assistenza al sistema sanitario della città. Il primo fra i nuovi nosocomi potrà ospitare 1.000 posti letto ed è già in costruzione: entro il 3 febbraio dovrebbe entrare in funzione. Il 25 gennaio, poi, il People’s Daily, organo del Partito Comunista Cinese, annunciavo che sarebbe stata costruita anche una seconda nuova struttura sanitaria, aggiungendo altri 1.300 posti letto. L’apertura è prevista tra due settimane.

“Quando scoppia un’epidemia, viene emesso un ordine ed è nostra responsabilità prevenirla e controllarla. I membri del Partito a tutti i livelli e in tutto il paese dovrebbero essere in prima linea per salvaguardare la salute pubblica”, ha detto Xi Jinping, segretario generale del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica Popolare. I media cinesi nel frattempo stanno incoraggiando l’unità nazionale di tutto il popolo nello sforzo di combattere la diffusione del coronavirus. La crisi viene interpretata dai comunisti cinesi come “un test per la capacità di governance“.

Dal canto suo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha elogiato la rapida risposta del governo cinese alla crisi affermando che la Repubblica Popolare sta adottando “misure molto forti e con pieno impegno”.

Nel frattempo, a Wall Street, l’obiettivo è all’opposto di quello perseguito a Pechino: il profitto privato risulta infatti preponderante alla salute pubblica. A New York, le azioni di compagnie aeree, agenzie di viaggio e casinò sono diminuite a causa della preoccupazione degli investitori per la prospettata difficoltà del turismo. Tuttavia questa pressione al ribasso è stata subito bilanciata quando i consulenti finanziari hanno avvertito i loro clienti di acquistare azioni di società produttrici di maschere, vaccini e strumenti medici. Mentre ciò avviene nell’Occidente capitalista, nella Repubblica Popolare Cinese trarre guadagni sulla crisi è semplicemente vietato e lo Stato socialista ha promesso “punizioni rapide e severe” per qualsiasi attività commerciale che speculi con l’aumento dei prezzi o l’accaparramento di prodotti sanitari.

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