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I sindacalisti inglesi esultano: “another Britain and Europe is now possible”

“Fuori dalla UE possiamo partire con il lavoro essenziale di ricostruzione della nostra produzione, nazionalizzare le nostre ferrovie, i servizi postali, le compagnie di servizi ed energetiche; possiamo reinvestire nei nostri servizi pubblici e nelle persone che li forniscono. Possiamo proteggere il nostro Servizio Sanitario Nazionale dal TTIP o da qualsiasi suo equivalente, possiamo sviluppare le nostre scuole sotto controllo pubblico, e incominciare a fornire la sicurezza di avere posti di lavoro e paghe e pensioni decenti per tutti”.

A dirlo è la rete dei “Trade Unionists Against the EU” cioè i sindacalisti britannici contro l’Unione Europea che si felicitano dal voto di poche settimane fa a favore del Brexit. Essi continuano nella loro nota stampa: “ci è stato negato di votare sulla UE per quarantuno anni. In questo periodo essa è diventata più remota, più centralizzata, più gestita dalle banche e dalle grandi corporazioni e più sprezzante della democrazia”. Questi sindacalisti sapevano, mentre facevano comizi e assemblee nel paese, che la gente era stufa delle conseguenze della de-industrializzazione, dell’austerità, del congelamento dei salari e del sentimento di impotenza che ha accompagnato la disoccupazione di massa, la precarietà e l’essere soggetti a entità sovranazionali non democratiche.

TuaEuMa il referendum del 23 giugno scorso è stato anche un momento di educazione politica verso una maggiore coscienza di classe: “non è incredibile che un voto della gente di Sunderland possa influenzare il valore della sterlina? Che potere abbiamo!” spiegano i membri del movimento nei loro incontri con i lavoratori. Quello che si è mosso da sinistra per il Brexit “è stato un movimento sindacale altamente organizzato che ha dato un importante senso di scopo ed integrazione alla nazione. I sindacati lavorano in nome dei lavoratori in Galles, Scozia, Inghilterra e naturalmente in Irlanda, il nostro vicino più stretto. I nostri bisogni come lavoratori e sindacalisti, i nostri problemi condivisi, i nostri interessi sono in comune ed i nostri valori si diffondono insieme in opposizione alla piaga del razzismo. Liberi dal Trattato di Lisbona, saremo ora in grado di costruire una reale solidarietà internazionale con i paesi dell’Europa ed oltre. Abbiamo bisogno che ritorni un significativo internazionalismo”.

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