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Il parlamento turco capitola davanti alla NATO: socialdemocratici, islamisti e nazionalisti proni agli USA. I comunisti soli contro la guerra.

Un parlamento dimezzato, quello turco, che a fine gennaio ha votato a favore dell’allargamento della NATO accogliendo la Svezia nella pericolosa alleanza atlantica che ambisce a portare l’Europa in guerra al servizio del governo statunitense. Solo 346 erano i parlamentari presenti sui 600 totali: molti degli assenti erano i deputati della frazione della sinistra filo-curda. Disertare il voto era per i deputati curdi assolutamente strategico così da evitare di dover spiegare una contraddizione di fondo: retoricamente, infatti, stiamo parlando di un partito che ha costruito tutta la sua comunicazione sul pacifismo e sul eco-femminismo, nella realtà dei fatti però l’agenda geopolitica è appiattita su quella della NATO. Non presentarsi in aula permette di non ostacolare i piani americani e nel contempo mantenere la verginità con la propria base. Il Partito Democratico della Sinistra (DSP), che rappresenta la corrente patriottica della sinistra socialdemocratica, e che alle ultime elezioni è riuscita a far eleggere un suo deputato candidandolo però come ospite nelle liste del Partito di Erdogan, ha fatto valere la sua indipendenza e ha votato contro l’estensione della NATO.

Presidio del TKP davanti al parlamento di Ankara

Il parlamento turco «ha preso un’altra decisione vergognosa» – ha dichiarato il Partito Comunista di Turchia (TKP) – che ha accusato il governo Erdogan: «ha tirato per le lunghe l’adesione della Svezia e ha cercato di usare la questione come merce di scambio con l’imperialismo su varie questioni, in particolare sull’acquisto di caccia F-16. Il ritiro delle “riserve” da parte dell’AKP e del suo principale alleato MHP dimostra non solo che è stato fatto un certo progresso in questi negoziati, ma anche che coloro che cercano di addormentare milioni di persone con la menzogna del “nazionale” (come il governo dell’AKP ha definito il suo potere) hanno ancora una volta consegnato le redini del Paese agli imperialisti». Il TKP non usa mezzi termini: «la NATO è solo un’organizzazione terroristica. Rappresenta una grave minaccia per la sicurezza dei popoli degli Stati membri e di altri Paesi. Ha cercato di garantire la continuazione del sistema capitalista utilizzando sia metodi di guerra diretta che tattiche di controguerriglia e non ha esitato a fare del suo meglio per mettere a tacere le voci dei lavoratori. È urgente liberarsi della NATO. Il primo passo è l’uscita del nostro Paese e degli altri Paesi membri dalla NATO. Il Partito Comunista di Turchia continuerà a sostenere le sue rivendicazioni su questo tema. Perché la NATO porterà solo guerra, sangue e sofferenza all’umanità».

Il presidio del TKP di fronte al parlamento turco.

«Dopo la Finlandia, l’adesione della Svezia porterà al perpetuarsi della guerra e delle tensioni politiche nella regione, compreso il nostro Paese. Gli Stati Uniti e l’imperialismo occidentale in generale vogliono che le tensioni nella regione continuino. […] Tutti questi sviluppi rappresentano una grave minaccia per la sicurezza del nostro Paese. Il governo, che ha approvato l’adesione della Svezia dopo quella della Finlandia, non solo ha fatto in modo che l’adesione della Turchia alla NATO venisse nuovamente confermata, ma sta anche diventando complice di questa organizzazione bellica nell’ambito della politica imperialista».

Perinçek: «Siate deputati turchi, non deputati americani!»

L’altro partito di massa della sinistra rivoluzionaria turca, il Partito Patriottico «Vatan Partisi» che unisce la dottrina marxista-leninista con la tradizione kemalista, ha lanciato un’appello (rimasto inascoltato) ai parlamentari e intitolato: “Sì alla NATO significa tradire la sicurezza della Turchia”. Dopo aver ricordato una serie di situazioni in cui Turchia e NATO si sono recentemente trovate in disaccordo, il partito guidato da Dogu Perinçek ha tentato di mettere i deputati islamisti, nazionalisti e socialdemocratici di fronte alle reali contraddizioni con cui il paese è confrontato nel tentativo di smuovere le loro coscienze. Ai deputati nazionalisti ha spiegato che «l’espansione della NATO a est e a nord significa che la minaccia statunitense e israeliana contro la Turchia si aggrava», infatti «La NATO, sotto il patrocinio degli Stati Uniti, alimenta, addestra e arma l’organizzazione terroristica PKK», in pratica: «il sì alla NATO è un sì alla divisione della Turchia». Ai deputati socialdemocratici Perinçek ha spiegato che «la NATO non è un’organizzazione di difesa, ma un’organizzazione di controllo dell’imperialismo statunitense sugli Stati membri: in Turchia, il colpo di Stato del 12 marzo 1971, il colpo di Stato del 12 settembre 1980 e l’ultimo tentato golpe del 15-16 luglio 2016 sono stati tutti organizzati dalla NATO. Sì alla NATO significa sì ai colpi di Stato».

Dogu Perinçek, leader del partito patriottico “Vatan Partisi”.

Agli eletti islamisti Perinçek ha giocato l’arma della Palestina: «Dietro l’attacco del sionismo israeliano alla Palestina ci sono gli Stati Uniti e la NATO. La NATO, guidata dall’imperialismo statunitense, è l’assassino del popolo palestinese. Le basi NATO e statunitensi in Turchia fungono da vedetta per gli Stati Uniti e Israele. Gli aerei che decollano da queste basi portano armi a Israele attraverso la base di Agratur, nel sud di Cipro. Le bombe uccidono donne e bambini palestinesi. Dire Sì alla NATO è un tradimento della Palestina». Il risultato finale: solo 55 deputati perlopiù della destra hanno rifiutato l’accordo e si sono schierati contro l’atlantismo.

 «Facciamo un referendum e chiediamo al popolo di esprimersi sulla NATO»

Il leader del Vatan Partisi ha dichiarato che «l’espansione della NATO avrà come unico risultato l’escalation dell’aggressione statunitense e israeliana» e che questo porta il mondo di fronte alla «minaccia di una grande guerra». A preoccupare Perinçek è il tentativo degli Stati Uniti e della NATO di soffocare «le relazioni economiche della Turchia con la Russia e la Cina, che sono tra i principali partner commerciali della Turchia. Gli Stati Uniti e la NATO stanno minando le relazioni della Turchia con l’Iran, l’Iraq e l’Algeria, che garantiscono alla Turchia la sicurezza energetica. Il sì alla NATO è un tradimento anche nei confronti dei nostri imprenditori e agricoltori che vendono i loro prodotti alla Russia. Il sì alla NATO è un sì al dominio del dollaro, un sì alla disoccupazione, un sì all’impoverimento e alla distruzione dell’economia turca». Di fronte a questo scenario cupo il 90% dei cittadini turchi hanno sentimenti ostili verso gli USA, ecco perché il Vatan Partisi vorrebbe organizzare una votazione popolare, rivendicazione che verosimilente non sarà però concessa dal parlamento di Ankara per non essere sconfessato.