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La diplomazia svizzera le sta sbagliando tutte

Il settimanale leghista «Il Mattino della Domenica» a metà della scorsa settimana mi ha posto questa domanda:

«Al WEF di Davos è stata lanciata la prospettiva di una conferenza di pace tra Russia ed Ucraina, organizzata dalla Svizzera a Ginevra. Ma la Svizzera ha ancora, nei confronti del Cremlino, la credibilità necessaria a proporsi per un ruolo di mediatrice? Non si è sbilanciata troppo da una parte, in violazione della neutralità, anche proprio in occasione nel WEF? E, vista la situazione economica nel nostro Paese, sono sempre legittimi aiuti miliardari all’Ucraina?»

La mia risposta immediata, non sapendo ma potendo presumere la posizione del governo di Mosca, è stata questa:

«Dire che la Svizzera si è “sbilanciata troppo da una parte” è vero ma ancora troppo gentile: ci siamo in realtà dimostrati così tanto subalterni ai diktat esterni (dell’UE, degli USA e della NATO) da compromettere la credibilità della nostra diplomazia. Sia chiaro: proporsi come mediatori in questo conflitto è assolutamente corretto, ma siamo drammaticamente in ritardo e, forse, non ne siamo nemmeno più titolati, risultando quasi patetici agli occhi non solo del Cremlino ma anche di molte altre nazioni emergenti che ci guardano stupiti (e che in futuro potrebbero non riconoscerci più come paese neutrale). Ovviamente mi auguro di sbagliarmi, ma le premesse non sono buone e bisogna correre ai ripari finché siamo in tempo, ad esempio firmando l’iniziativa popolare per la neutralità, ma anche riorientando al nuovo contesto geopolitico multipolare la formazione dei nostri diplomatici. Berna avrebbe dovuto offrire i suoi buoni uffici due anni fa, e invece prima ha aderito alle sanzioni (fallimentari) dell’UE, poi ha rinunciato a una politica estera autonoma preferendo conformarsi alla narrazione americana, in seguito siamo riusciti a blindare Lugano per quella ciofeca di conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina (odiosa sia per il suo carattere neo-coloniale, sia per il suo rifiuto di coinvolgere la controparte russa). Come se non bastasse è stata messa in discussione la legge sulla riesportazione di armi e abbiamo accettato le imbarazzanti interferenze del presidente ucraino nel nostro dibattito parlamentare: inaudito per ogni paese sovrano! A ciò aggiungiamo il processo di riarmo, con cui si vuole non aumentare le capacità difensive del paese ma vincolare ancora di più il nostro esercito alle esigenze della NATO. In sintesi: bene che la Svizzera si offra di organizzare una conferenza di pace, male che si vendano illusioni: qui il rischio è che si tratti di un modo per ripulirsi l’immagine e farsi rispondere picche. Affinché questa conferenza possa avere una minima chance di riuscita, Berna deve anzitutto rivedere le scelte degli ultimi due anni e dimostrare di voler tornare alla neutralità integrale. Da ultimo gli aiuti miliardari all’Ucraina di umanitario hanno ben poco e fomentano anzi odio e razzismo fra la popolazione il cui potere d’acquisto è diminuito anche a causa di questa guerra per procura voluta dalla NATO».

Ieri è arrivata – come volevasi dimostrare – la posizione del capo della diplomazia russa a Berna che in sintesi ha chiarito che: «La Svizzera non è più sopra le parti e ha quindi perso del tutto la possibilità di fungere da mediatrice nel conflitto fra Russia e Ucraina». «La diplomazia elvetica ha deciso di partecipare a un’iniziativa che è chiaramente destinata al fallimento, sostenendo sistematicamente la linea anti-russa dell’Occidente» (sanzioni, idea di un tribunale internazionale contro il governo russo, ecc.). «Con queste azioni, la Svizzera ha completamente perso il suo ruolo di mediatore internazionale imparziale».

Insomma un bel disastro diplomatico: la Svizzera ha perso la faccia non solo con la Russia, ma con mezzo mondo che con la Russia avanza nel processo di integrazione eurasiatico e di cooperazione verso il nuovo mondo multipolare che si rafforza anche grazie alla Nuova via della seta ideata dalla Cina.

Premettiamo che la pace si fa in due, e che dunque si deve parlare con tutti: Russia compresa. Il ministro degli esteri Ignazio Cassis lo ha forse capito, ma con due anni di ritardo ma scordandosi che in Ucraina esiste un divieto legale di negoziare con la leadership russa: chi lo fa è considerato un traditore!

Un accordo di pace è possibile solo se:

  • si convince il governo di Kiev a cambiare approccio e permettere le trattative, al posto di decimare il proprio esercito;
  • si smette di inonandare il fronte di armi (che poi, una volta finita la guerra, finiranno nel mercato nero europeo);
  • la Svizzera torna alla neutralità integrale;
  • l’Ucraina accetta uno status neutrale e privo di armi nucleari che garantisca i diritti alla minoranza russofona.

Se questo non sarà il caso, a Ginevra si spenderanno soldi per parlarsi addosso e la guerra continuera e forse si estenderà come vorrebbe il capo della NATO: a scapito dell’Europa e della Svizzera, ma a vantaggio degli Stati Uniti!

Massimiliano Ay

Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista (Svizzera). Dal 2008 al 2017 e ancora dal 2021 è consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.