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L’UE punisce il Partito Comunista russo: “non fa abbastanza opposizione a Putin”

Non contenta delle sanzioni imposte ai vertici del potere economico e politico russo, l’Unione Europea (UE) approfitta della situazione ed estende le sanzioni a tutti i partiti russi rappresentati in parlamento, compresi quelli di opposizione, privi cioè di responsabilità di governo. Si tratta del nono pacchetto di sanzioni unilaterali dall’inizio della guerra fra NATO e Russia in Ucraina e ad annunciarlo è stata direttamente la presidente ultra-liberista della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che non ha nascosto la sua profonda russfobia. In concreto, oltre al Partito di Vladimir Putin, “Russia Unita”, l’UE punisce addirittura i socialdemocratici di “Russia Giusta” e il Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) e i suoi dirigenti, a partire dal suo presidente Gennady Zyuganov assieme a 200 altre personalità, fra cui appunto deputati eletti dal popolo ma senza incarichi ministeriali. La loro colpa? Non fare sufficiente opposizione a Putin! Gli unici partiti russi che l’UE non sanziona sono – ovviamente – i gruppuscoli filo-europeisti.

Si va verso il divieto degli scambi culturali e dei programmi educativi?

Le misure congelano gli asset di questi Partiti politici e proibiscono ogni transazione economica dei loro membri, ma l’anonimo alto funzionario di Bruxelles, intervistato dalle agenzie stampa occidentali (ANSA, Keytsone/ATS, ecc.), aggiunge che nel pacchetto sarebbe “compresa la formazione”, in sostanza le scuole per i quadri che i partiti organizzano per gli esponenti propri e dei loro partner esteri, nonché i programmi di scambio culturale ed educativo per i loro parlamentari e militanti o ancora i campeggi politici dei rispettivi movimenti giovanili. La semplice cooperazione politica, però, in quanto bene immateriale, non dovrebbe essere formalmente sanzionata, ma a Bruxelles vorrebbero interpretare la legge per eccesso: “L’UE è nel corso di rendere un crimine l’aggiramento delle sanzioni dunque confidiamo che, per estensione, questo si trasformi in un forte deterrente” spiega – invero in modo un po’ sibillino – il sito della Radiotelevisione Svizzera.

La formazione politica svolta dai comunisti russi è nel mirino di Bruxelles.

I comunisti svizzeri: “Noi non prendiamo ordini dall’UE”

Da noi interpellato Massimiliano Ay, segretario politico del Partito Comunista della Svizzera, è nettissimo nel condannare la decisione di Bruxelles: “Ma chi è l’UE per stabilire come devono fare opposizione i comunisti russi?”. Dopo aver confermato che il suo Partito ha “ovviamente” contatti con il PCFR (“così come li abbiamo con quasi tutti i partiti operai del mondo”), Ay ha comunque specificato che “al momento non esistono programmi di scambi formativi fra i nostri due partiti”. In ogni caso, ha continuato Ay, “noi non prendiamo ordini dall’UE che non dispone nemmeno di un parlamento con potere legislativo e non ha quindi alcuna credibilità per insegnare cosa sia la democrazia”! Il segretario comunista, in conclusione, rincara la dose: “Se l’UE addirittura mette sotto sanzione i corsi di formazione fra Partiti, allora significa che ha paura e vuole impedire ai cittadini europei di formarsi liberamente un pensiero. Il compito dei comunisti è insomma quello di difendere la democrazia dalle svolte autoritarie degli eurocrati”.

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