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Per un nuovo ordine mondiale multipolare senza guerra

Dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica e degli Stati socialisti europei, dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia e del Comecon, le élite al potere in Occidente hanno trionfato, sostenendo che l’economia di mercato capitalista e il sistema statale occidentale dominato dagli Stati Uniti avevano finalmente prevalso nella competizione di sistema con il mondo socialista e avevano sconfitto il socialismo. La fine della storia era già stata proclamata. Il messaggio del bombardamento della Serbia e della guerra in Iraq è stato questo: «noi, gli Stati Uniti e la NATO da noi guidata, possiamo ora determinare dove vanno le cose in tutto il mondo, cosa è lecito e cosa no; siamo i vincitori della storia; non c’è più una contropotenza».

I 30 anni trascorsi da allora hanno dimostrato che si è trattato di un clamoroso errore di valutazione. Soprattutto la fenomenale ascesa economica della Repubblica Popolare Cinese, combinata con un riorientamento geostrategico internazionalista della politica di questo Paese, ha creato una nuova e più forte contropotenza che sta limitando sempre più il potere degli Stati Uniti e dei suoi partner minori. L’instaurazione di un regime stabile filo-occidentale in Iraq non è riuscita. Anche l’auspicato cambio di regime in Iran e Siria non è riuscito. Pure in Serbia non è stato possibile installare un governo chiaramente filo-occidentale. Il «Regime-Change» in Nicaragua e Venezuela, tentato con ogni mezzo, è fallito e anche a Cuba non è riuscito. In America Latina (in Bolivia, Cile, Brasile, Argentina e recentemente anche in Colombia) sono in corso sviluppi che scontentano gli Stati Uniti e che sono possibili solo grazie al mutato equilibrio di potere globale.

La Russia, benché non più socialista, sotto Putin non era più disposta ad accettare l’egemonia globale degli Stati Uniti e a diventare un partner minore nel sistema di Stati occidentali o a subordinarsi ad essi, con il risultato che da allora l’Occidente ha cercato di mettere alle strette, indebolire e destabilizzare la Russia come potenza autoritaria e antidemocratica. Tuttavia, la politica dell’Occidente dominato dagli Stati Uniti contro la Russia non ha ancora portato all’auspicato cambio di regime. Negli ultimi anni, al contrario, la Russia e la Cina hanno sviluppato e approfondito la cooperazione in politica, in economia e nella difesa militare dei propri interessi, trasformandola in un partenariato strategico. La Repubblica Popolare Cinese e la Russia, insieme ad altri Stati, stanno lottando per un nuovo ordine mondiale multipolare in cui una potenza egemone con i suoi junior partner non potrà più determinare ciò che è ammissibile e ciò che non può essere tollerato, e gli USA non potranno più determinare quali sono i propri «vital interest» e come vuole affermarli e imporli ovunque nel mondo. Questo nuovo ordine mondiale offrirà ai popoli e agli Stati opportunità completamente differenti per scegliere la via da seguire per il proprio sviluppo sociale ed economico in piena libertà e senza la pressione di una potenza egemone. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e il gruppo dei BRICS sono organizzazioni internazionali che cercano di creare un nuovo ordine mondiale multipolare.

Gli Stati Uniti e i loro partner minori, politicamente denominati “Occidente”, vogliono difendere con ogni mezzo l’ordine mondiale capitalista con gli Stati Uniti come potenza leader contro gli sforzi per imporre un nuovo ordine mondiale multipolare basato sul principio dell’uguaglianza dei popoli. Tuttavia, gli Stati Uniti e i suoi alleati non possono chiudere gli occhi di fronte al fatto che, soprattutto a causa del rapido sviluppo della Repubblica Popolare Cinese, l’equilibrio di potere internazionale si sta spostando di anno in anno a svantaggio dell’Occidente. La Cina sta diventando sempre più forte dal punto di vista economico e militare e tra pochi anni sarà la potenza economica più forte del pianeta. Poiché gli Stati Uniti vogliono fermare questo sviluppo, stanno facendo di tutto per sabotare la sua crescita economica e il progresso scientifico e tecnologico cinese. Tuttavia, devono rendersi conto che hanno poco successo nel farlo. Spiegano giustamente che la lotta contro la Repubblica Popolare Cinese non è semplicemente una competizione tra potenze economiche capitaliste, ma una competizione sistemica.

In questa costellazione, c’è il pericolo che gli Stati Uniti possano cercare di fermare e invertire l’ulteriore ascesa della Repubblica Popolare Cinese e l’ulteriore rafforzamento delle forze che lavorano per un nuovo ordine mondiale multipolare con mezzi militari, cioè con la guerra, finché nella loro stima risultano ancora militarmente superiori. Gli Stati Uniti vorrebbero condurre una guerra di questo tipo il più lontano possibile dal proprio territorio e, se possibile, con l’impiego di eserciti di Stati alleati. Una guerra del genere sarebbe un inferno inimmaginabile che deve essere evitato a tutti i costi.

Recentemente, gli Stati Uniti hanno adottato enormi programmi di riarmo per garantire la propria superiorità militare. Dal momento che si considerano la legittima potenza egemone globale e che tale devono rimanere, ritengono di avere il diritto alla superiorità militare su scala globale per garantire militarmente la propria egemonia.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno sempre guidato la corsa agli armamenti e ora stanno costringendo la Cina e la Russia a ulteriori sforzi di riarmo militare, poiché gli Stati Uniti saranno dissuasi da una grande guerra contro la Cina e la Russia solo se sapranno che tale guerra comporterebbe anche la devastazione e l’ampia distruzione degli Stati Uniti. Con la corsa agli armamenti, Reagan voleva indebolire economicamente l’Unione Sovietica, cioè disarmarla, e alla fine ci riuscì. Tuttavia, ciò non avrà successo con la Repubblica Popolare Cinese, poiché la Cina di oggi è già molto più forte economicamente di quanto lo sia mai stata l’Unione Sovietica.

Di fronte a questo grave pericolo di guerra, è della massima importanza oggi, indipendentemente dall’orientamento ideologico e religioso, riunire e mobilitare le forze che vogliono prevenire la guerra per un forte impegno a favore del disarmo e contro la guerra. È necessario un forte movimento internazionale per la pace contro il riarmo e la guerra.

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Stefan Hofer

Stefan Hofer, avvocato, è uno storico dirigente del Partito del Lavoro di Basilea (PdA Basel). Milita inoltre attivamente nel Movimento Svizzero per la Pace (MSP).