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A Praga centomila in piazza contro sanzioni e carovita: il Partito Comunista rilancia la lotta il 17 settembre.

Sono stati quasi centomila i manifestanti che sabato 3 settembre hanno inondato la Piazza Venceslao di Praga, capitale della Repubblica Ceca. La protesta era rivolta non solo contro l’inflazione e il drastico aumento del costo della vita seguito alle sanzioni dell’UE, ma anche contro la NATO e la politica guerrafondaia dei paesi occidentali: il governo ceco, in mano al centro-destra europeista, è stato accusato infatti di dare priorità a rifornire di armi l’Ucraina piuttosto che affrontare i problemi economici e sociali dei propri cittadini. Per tutta risposta il primo ministro Petr Fiala, invitato a dimettersi dalla folla in quanto burattino degli USA, ha accusato i lavoratori in piazza di essere “propagandisti filo-Putin”… insomma il solito disco rotto per delegittimare il dissenso e che sentiamo dallo scorso febbraio anche alle nostre latitudini.

Gli europeisti accusano i lavoratori di essere … “fascisti”!

I dimostranti hanno criticato il governo di Praga per non aver adottato alcuna misura efficace per controllare l’aumento vertiginoso dei prezzi del carburante e dei generi alimentari: stando ad alcuni rapporti, l’inflazione nel Paese potrebbe in effetti presto toccare il 20% erodendo pesantamente il potere d’acquisto di chi già oggi fatica ad arrivare a fine mese. Fra le rivendicazioni ovviamente vi era la fine delle sanzioni alla Russia che si stanno rivelando totalmente inefficaci e controproducenti per la stessa tenuta economica dell’UE. Questa rivendicazione ha mandato in cortocircuito le narrazioni dominanti dei settori liberal ed europeista e i suoi giornalisti mainstream che ha accusato i lavoratori non solo di “putinismo” ma anche di essere manipolati da partiti presuntamente fascisti. Alla manifestazione di Praga, in realtà, hanno partecipato i leader e gli attivisti di tutti i partiti di opposizione, tra cui l’importante Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM) con le sue bandiere rosse. Certamente vi erano in piazza anche esponenti della destra nazionalista, ma la sinistra – se è davvero tale – si trova là dove ci sono operai che lottano: la leader del KSCM Katerina Konecna, che è pure eurodeputata ha criticato le calunnie malevole del governo contro i manifestanti e anzi ha rilanciato la protesta invitando a manifestare nuovamente il prossimo 17 settembre. Il KSCM aveva peraltro avuto la lungimiranza di mobilitarsi già nei mesi scorsi con il Movimento Ceco per la Pace (CMH) criticando la decisione del governo di Praga non solo di sostenere le manovre della NATO ma anche di fornire al regime reazionario dell’Ucraina armamenti che avrebbero solamente esteso il conflitto.

I comunisti del KSCM erano presenti in piazza a Praga lo scorso 3 settembre.

La Gioventù Comunista in prima fila contro la NATO

La Lega della Gioventù Comunista (KSM) – che i “liberali” cechi hanno più volte tentato di mettere al bando nel 2006 – è oggi attivissima contro il militarismo atlantico e per la fine delle sanzioni anti-ruse. In una nota l’organizzazione giovanile ha dichiarato che “la protesta è stata l’espressione del malcontento per le conseguenze della crisi e della guerra portate dalla politica di cooperazione e sottomissione programmatica della classe dirigente alle strutture imperialiste monopolistiche straniere, l’Unione Europea e la NATO”. La KSM ha voluto però aggiungere anche un dettaglio: la situazione paradossale della Cechia è infatti che le fonti energetiche interne (per lo più costruite ai tempi del socialismo) sarebbero “sufficienti per il fabbisogno del Paese, eppure l’aumento spropositato del prezzo dell’energia elettrica deriva dagli atteggiamenti degli speculatori della borsa tedesca e la politica ufficiale è stata quella di deviare dal calore e dall’energia nazionali a quella importata”.

La solidarietà internazionale con i lavoratori boemi e moravi

I popoli europei iniziano a ribellarsi e a pretendere una politica neutrale nella guerra in corso! Congratulazioni ai comunisti cechi del KSCM”. È questo il messaggio diramato dal segretario del Partito Comunista svizzero Massimiliano Ay. Anche il suo omologo italiano Marco Rizzo è entusiasta e anzi invita esplicitamente i cittadini della penisola a votare di conseguenza: “I popoli europei cominciano a svegliarsi. Ma nessun media ne ha parlato. Trasformiamo il 25 settembre in una sconfitta per chi vuole il disastro economico e sociale del nostro Paese. Per una Italia Sovrana e Popolare”. Ha preso posizione anche il giuromanista Orazio Licandro, già capogruppo comunista alla Camera dei deputati di Roma, che afferma: “Beh, non sembra proprio che tutti i popoli europei siano disposti a scontare sulla propria pelle gli istinti animali della NATO!”. La migliore risposta alla lotta dei cittadini boemi e moravi arriva però dalla Germania dove stanno andando in scena vari cortei di protesta e in cui sono presenti anche i militanti del Partito Comunista Tedesco (DKP) guidato da Patrick Köbele. La questione è come sempre una sola: non si risolvono i problemi economici e sociali senza rinunciare prima alle sanzioni e tornare quindi a una politica di pace con la Russia.

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