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“Affinché Elisabetta II sia anche l’ultima”: i giovani comunisti britannici vogliono la repubblica. A cosa serve la Royal Family oggi?

Persino la Radiotelevisione svizzera (RSI) ha trasmesso in diretta – con sdolcinati e acritici commenti – i festeggiamenti per il 70° anniversario della incoronazione di Elisabetta II del Regno Unito con tanto di pompose parate militari. Per pluralismo e rispetto della neutralità la RSI potrebbe mostrare anche le parate dei militari russi sulla Piazza Rossa in ricordo della vittoria contro il nazismo nella Seconda guerra mondiale. Lo farà? Ne dubitiamo! Come nostra tradizione andiamo a cercare le voci fuori dal coro main stream, perché anche in Gran Bretagna vi è chi rifiuta il culto del sentimentalismo per l’anziana sovrana, non partecipa alle sfarzose celebrazioni monarchiche e anzi si esprime apertamente per una transizione repubblicana.

Un settantennio obsoleto, anacronistico e farraginoso

«I poliziotti armati si ammassano a Westminster; i droni e gli elicotteri della polizia svolazzano nei cieli; i senzatetto di Sua Maestà vengono sgomberati dalle strade. Tom Cruise si prende un momento di pausa dalla promozione di Top Gun. Nel bel mezzo del peggiore immiserimento degli ultimi 40 anni, c’è una pompa epocale, una processione e uno sfarzo – il giubileo di platino del cazzo». Inizia così un articolo di James Meechan, militante comunista di Glasgow, pubblicato su «Challenge», la rivista della Lega della Gioventù Comunista Britannica. Gli «obsoleti» 70 anni di regno di Elisabetta II sono analizzati in modo estremamente critico dal militante comunista che spiega: «In quanto nucleo simbolico dello Stato, la famiglia reale non domina, ma piuttosto si sottomette alla classe dirigente. Questa disposizione costituzionale farraginosa e anacronistica è il risultato delle storiche relazioni di classe che hanno dato vita al capitalismo britannico».

La monarchia: un’istituzione senza futuro?

«La monarchia è morta tre secoli prima dell’incoronazione di Elisabetta»

Karl Marx scrisse che il Commonwealth inglese di Cromwell fu istituito dalla «alleanza duratura tra la borghesia e gran parte dei proprietari terrieri, alleanza che costituisce la principale differenza tra essa e la Rivoluzione francese». Insomma: la monarchia britannica, quella vera, è morta tre secoli prima della incoronazione di Elisabetta II, argomenta Meechan. Il riferimento è la fine del modello assolutista: «poiché la nostra classe dirigente divenne una simbiosi tra borghesia e aristocrazia, la loro ideologia si equilibrò nella monarchia costituzionale, una forma di liberalismo che tollerava alcuni residui storici del feudalesimo. Al contrario, la rivoluzione puramente borghese contro l’intera classe dei proprietari terrieri che si verificò in Francia, fomentò una versione repubblicana del liberalismo, che alla fine avrebbe eliminato ogni traccia di feudalesimo in quella società. Così, mentre la fazione aristocratica dei proprietari terrieri della classe dirigente britannica restaurò il re, i loro partner borghesi capirono che il monarca sarebbe rimasto un guscio cerimoniale. Il monarca è rimasto di fatto al servizio delle classi proprietarie e borghesi fino ad oggi, un raro esemplare di prigioniero che riempie il vuoto costituzionale nello Stato che gli è stato sottratto». Insomma la regina Elisabetta festeggia 70 anni di regno ma in realtà la sua monarchia è già defunta!

I reali sono irrilevanti se non per truffare il popolo con le emozioni

«La classe dirigente britannica rimane – continua l’articolo un vigoroso ibrido borghese-aristocratico, una casta della società. Si formano attraverso l’agone etoniano, si chiudono nei loro boriosi circoli studenteschi di Oxbridge e condividono il rituale del passaggio di età bruciando una banconota da 50 sterline davanti a un servo. Poi maturano nell’oligarchia – giornalismo, politica, finanza, affari e think tank – al servizio fedelissimo del vero sovrano di Albione: il capitale». Ma c’è un’utilità vera della famiglia reale, quella appunto di essere un’arma ideologica per la classe capitalista. Con ogni discorso, ogni banale viaggio pubblicitario, ogni evento personale come la nascita dei loro figli ripreso e diffuso attraverso i media, essi mantengono un alto livello emozionale in una parte abbastanza ampia della popolazione britannica. Sempre Meechan chiarisce: «come comunisti siamo insensibili a questa pantomima. Ma non dobbiamo ignorare l’enorme attaccamento che molte persone provano per i reali e, per estensione, il valore propagandistico che può generare per la classe dirigente, minando la coscienza di classe e stabilizzando così la nostra nazione sempre più disagiata». Il giudizio dei comunisti britannici è pesante su tutta la linea: «nel loro ruolo di figure pubbliche, sbadigliano abitualmente banali luoghi comuni sui problemi di attualità del mondo» – si legge nell’articolo di Meechan – ma ovviamente questi mali si guardano bene dal volerli superare: «che si tratti dell’ambientalismo al limite del malthusiano del principe William o della ‘cura di sé’ da parte di Harry, il contributo della famiglia reale alla società britannica è la somma delle loro vite passate a elargire i gesti e le frasi più vacue, più insincere, più offensivamente fatue, dalle posizioni di più vistosa opulenza».

Una statua della regina è stata “vandalizzata” proprio nei giorni del giubileo.

Un culto della personalità che nasconde la banalità dei Windsor

L’argomentazione liberale per contestare il cosiddetto culto della personalità nei paesi socialisti come l’Unione Sovietica sta nel dire che, per mantenere l’ordine in queste società “distopiche”, lo Stato imponeva una temibile devozione per le singole figure del Partito al potere. Dimenticano di dire però che anche il capitalismo britannico è dotato di una propria forma di borioso culto della personalità. La venerazione per la Regina e per il suo “inestimabile servizio al popolo” serve a giustificare la continuità di potere. Lo spiega bene il nostro interlocutore: «La famiglia reale britannica è un culto del sentimento. I politici possono vedere la loro popolarità personale salire o scendere in base ai capricci dei quattro miliardari che controllano i media. Ma la figura esaltata della Regina rimane racchiudendo tutta la fecondità emotiva di un’anziana matriarca nazionale». In realtà ogni membro della famiglia reale è l'”eroe” «più banale e stucchevole che si possa immaginare: invece di ispirare qualcuno a lottare per una società diversa che serva i bisogni dei lavoratori, si ergono a mascotte coccolose del neoliberismo britannico, rassicurando le masse che “va tutto bene”».

Ci sarà futuro per la monarchia dopo la morte di Elisabetta II?

Il futuro della famiglia reale stessa, dopo la scomparsa di Elisabetta II, appare quanto meno infausto secondo la stampa comunista. «I prossimi due re sono privi di carisma. Si rivolgeranno a una parte sempre più esigua del pubblico e, a loro volta, alimenteranno il dibattito sulla rilevanza della corona nel XXI secolo». Il Partito Comunista britannico (CPB) dovrebbe «sostenere l’abolizione della monarchia, una volta per tutte, come atto di igiene politica di base» – dice Meechan «Ma non possiamo aggrapparci alla petulante convinzione che una revisione così superficiale dello Stato capitalista possa magicamente cambiare in meglio le nostre vite». Insomma se non si rimettono in discussione le regole del capitalismo, anche abolendo la monarchia le condizioni dei lavoratori resteranno quelle attuali. Certo è che mantenere un capo di Stato, anche se puramente cerimoniale, come ruolo ereditario è totalmente antitetico al concetto di democrazia: «questo è assolutamente vero al 100% – risponde il nostro interlocutore – ma non si può definire la Gran Bretagna una società libera e democratica se aboliamo la monarchia, ma lasciamo le prerogative plutocratiche, i mass media controllati dai miliardari, le lobby, i think tank. Queste istituzioni hanno molto più potere sulla nostra società della decrepita monarchia e non pretendono nemmeno di avere un mandato – popolare o divino – per l’immenso potere che esercitano. Questi capitalisti hanno il potere di fatto di influenzare il modo in cui viene gestita la nostra economia, chi vince le elezioni, se andiamo o meno in guerra» conclude Meechan.

In Gran Bretagna non mancano le dimostrazioni anti-monarchiche…

«Non vogliamo più essere sudditi, ma cittadini!»

Anche il “Morning Star”, lo storico giornale edito dal CPB, commenta il giubileo di platino della sovrana, e non le manda certo a dire: «la monarchia è al centro di una rete che coinvolge tutti gli elementi dello Stato, la Chiesa, le associazioni di beneficenza, le forze armate e i ‘possedimenti’ all’estero dove spesso si nasconde il bottino». Le celebrazioni del giubileo di platino segnano «un grande sforzo da parte dello Stato per promuovere la monarchia come simbolo dell’unità nazionale». Secondo il “Morning Star” tuttavia questa enfasi indica in verità «nervosismo per la successione e, più in generale, per la legittimità dello Stato britannico», la cui classe dirigente ha subito una grave perdita di prestigio negli ultimi anni, tanto da lasciar affermare alla redazione del giornale comunista che «è difficile dire quando è iniziata la putrefazione: c’è sempre uno scandalo precedente». Certo la monarchia è traballante, ma resiste – ammettono gli stessi comunisti – «la reputazione della regina è sopravvissuta a episodi imbarazzanti […], ma non ne consegue ancora che questa popolarità si estenda all’istituto che dirige».

“Per la monarchia, il popolo è un suddito, ma noi non lo accettiamo: noi siamo cittadini”. Al posto della monarchia i comunisti affermano la sovranità popolare che richiede “l’abolizione di tutti i poteri e le istituzioni legati alla monarchia, comprese le cariche di capo di Stato e comandante in capo delle forze armate, insieme alla prerogativa reale, al Privy Council e ad altre cariche di Stato altrettanto non controllabili. La ricchezza dei reali dovrebbe essere restituita ai popoli di Scozia, Galles e Inghilterra”. E questo soprattutto oggi in cui le spinte sia repubblicane sia di contestazione all’integrità territoriale del Regno Unito sono tornate vivaci: «l’ondata autoritaria dimostra che questo governo si aspetta e teme nuove ondate di disordini civili. Né possono garantire che il Regno Unito reggerà a tempo indeterminato: il repubblicano Sinn Fein è ora il più grande partito sia del Nord che della Repubblica d’Irlanda e gli scozzesi hanno nuovamente eletto un governo orientato all’indipendenza. L’approccio sia dei conservatore sia dei laburisti a queste domande consiste nel mettere la testa sotto la sabbia e vestirsi di Union Jack; questo non può sostituire un serio dibattito sul nostro futuro costituzionale» concludono i giornalisti della testata comunista.

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