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Kiribati e Isole Salomone, la NATO potrebbe cercare nel Pacifico la provocazione per muovere guerra contro la Cina

Questo venerdì 27 maggio 2022 il ministro degli esteri cinese Wang Yi sarà a Kiribati per una visita ufficiale di stato, come per le Isole Salomone è in agenda un fitta serie di progetti di cooperazione, dal campo medico contro la pandemia a quello infrastrutturale, per un generale ammodernamento di porti e aeroporti, ad un più vivace progetto di scambi commerciali. La Repubblica Popolare di Cina prosegue il cammino per la costruzione della pace e per un mondo multipolare.

Tuttavia il fronte della NATO, che nel Pacifico ha decine di basi militari, strepita. Australiani, statunitensi, britannici, questi ultimi che pensano di essere ancora nell’epoca del colonialismo, neozelandesi parlano apertamente di “minaccia”, perché non vogliono che qualcuno frequenti quelle acque e veda quali navi commerciali e militari transitano tra Nord America e Oceania. Di più, l’ammodernamento dell’aeroporto di Kiribati è visto come la possibilità di ospitare aerei militari cinesi a meno di tremila chilometri dalle Hawaii. Come le ciliegie a primavera è giunta pure la dichiarazione congiunta di Stati Uniti, Giappone, Australia e Nuova Zelanda secondo cui gli accordi sottoscritti pochi giorni fa dalle Isole Salomone, le quali sono a mille e cinquecento chilometri dal’Australia, e Kiribati pongano “seri rischi per un Indo-Pacifico libero e aperto”, perché ovviamente è libero e aperto, secondo loro, solo se vi scorrazzano navi, aerei e sommergibili della NATO.

Piuttosto l’accordo con Kiribati come per le Isole Salomone, prevede un patto per la sicurezza di carattere difensivo, fornito dalla Cina alle due piccole nazioni a tutela della loro sovranità, in un quadro di relazioni giustamente definito da Pechino aperto, trasparente e inclusivo.

È vero invece che nelle Isole Salomone lo scorso autunno qualcuno, possiamo immaginare chi, ha fomentato un tentativo di “rivoluzione colorata” contro il governo e l’accordo con la Cina, un tentativo talmente poco condiviso che è malamente naufragato, non ci sarebbe da stupirsi se prossimamente anche a Kiribati venissero inscenate interessate proteste anticinesi. Piuttosto il più preoccupante problema resta nel fatto che dopo la scelta di Kiribati e Isole Salomone, la NATO potrebbe cercare nel Pacifico la provocazione per muovere guerra contro la Cina.

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Davide Rossi

Davide Rossi, di formazione storico, è insegnante e giornalista. A Milano dirige il Centro Studi “Anna Seghers” ed è membro della Foreign Press Association Milan.