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Concluso il 18° Congresso Sindacale Mondiale a Roma: contestate le tasse “green” e il telelavoro. Beroggi (SISA): “No a un sistema basato sulla competizione!”

Sono stati circa trecento i delegati arrivati a Roma fra il 6 e l’8 maggio scorso da tutto il mondo per partecipare al 18° Congresso della Federazione Sindacale Mondiale (FSM). Ospitati dall’Unione Sindacale di Base (USB) italiana, i sindacalisti di 93 paesi sono stati accolti nei pressi del Colosseo da uno striscione di benvenuto della Rete dei Comunisti e, scortati dal servizio d’ordine dell’Opposizione Studentesca di Alternativa (OSA), hanno poi sviluppato i lavori congressuali in un hotel della Magliana. Cinque anni dopo l’ultima assise svoltasi a Durban in Sudafrica, ecco che la più longeva delle centrali sindacali internazionali, tornava in Italia per celebrare un proprio Congresso: l’ultima occasione era stato il Congresso Sindacale Mondiale di Milano del 1949 che elesse alla presidenza della FSM l’allora leader comunista Giuseppe Di Vittorio. Il Consiglio presidenziale della FSM eletto a Roma è oggi rappresentato da sindacalisti di cinquanta Paesi, in rappresentanza di tutti e cinque i continenti. Il 18° Congresso si è rivelato essere un momento veramente internazionalista, di classe, aperto e basato sulla democrazia operaia e ha entusiasmato i presenti che hanno intonato l’Internazionale e il nuovo inno della FSM che la definisce “anti-capitalista” ma anche “anti-imperialista”!

Il benvenuto della Rete dei Comunisti al congresso della FSM.

Mavrikos cede il testimone a Kyritsis: la FSM resta alternativa alla CSI!

Il dato politico centrale del 18° Congresso della FSM è stato il cambio al suo vertice: dopo 17 anni alla testa del sodalizio come segretario generale, infatti, il carismatico leader sindacale greco Georgios Mavrikos, non ha sollecitato un altro mandato. Eletto nel corso del 15° Congresso Sindacale Mondiale svoltosi nel 2005 all’Avana (Cuba), Mavrikos ha saputo traghettare la FSM da uno stato di profonda crisi alle confortanti cifre attuali: se 17 anni fa il numero di membri era stagnante sui 48 milioni, oggi i lavoratori iscritti ai sindacati della FSM sono oltre 105 milioni con una forza notevole nei paesi emergenti del globo, là dove sorgerà il futuro di una nuova civiltà: l’Asia. A prendere il testimone da Mavrikos, che nella sua relazione politica ha citato Karl Marx e ha condannato l’espansionismo della NATO come causa della guerra in Ucraina, sarà Pambis Kyritsis determinato a mantenere la linea tracciata dal dirigente greco. Mavrikos è stato durissimo nei confronti della Confederazione Sindacale Internazionale (CSI), l’altra struttura mondiale che riunisce i sindacati riformisti, accusata dal segretario generale uscente di essere di fatto al servizio dell’unipolarismo atlantico contro la Cina. Nelle tesi politiche discusse a Roma si condanna anche che la passività della CSI rispetto alla NATO e alla banalizzazione dei “gruppi paramilitari nazisti” che combattono in Ucraina contro i russi.

Il nuovo segretario generale della FSM con la delegazione del SISA svizzero.

Rafforzata la presenza della FSM in Europa

Benché la crescita maggiore sia nei paesi della periferia capitalista e sebbene il nuovo gruppo dirigente si sia rinnovato guardando alle nazioni emergenti, vi sono importanti segnali anche dall’Europa. Gli uffici centrali della FSM resteranno infatti ad Atene; il nuovo segretario generale Pambis Kyritsis è cipriota; interi sindacati aderenti alla forte CGT francese sono tornati alla FSM dopo un trentennio di spostamento a destra e, infine, l’ufficio regionale europeo sarà istituito a Roma affidandone la direzione al leader dell’USB Pierpaolo Leonardi. Sono, questi, segnali forti di una rinascita della presenza del sindacalismo di lotta e di classe anche nel vecchio continente, quello messo peggio in quanto a coscienza di classe e a degenerazione della sinistra sindacale.

Doppia delegazione dalla Svizzera

La Svizzera era presente al Congresso con i due delegati più giovani: in rappresentanza del Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) vi erano infatti il ventenne Ismael Camozzi e il diciannovenne Filippo Beroggi. Quest’ultimo ha tenuto un intervento già durante la prima sessione dei lavori congressuali nel quale, oltre a presentare per sommi capi le lotte condotte dal SISA fra i giovani lavoratori e studenti, ha pure avanzato alcune proposte, ad esempio quella di analizzare sul piano globale la questione della salute psichica sul posto di lavoro e dell’importanza di intensificare l’educazione sindacale fra le nuove generazioni in un’ottica di unità fra operai e studenti.

Filippo Beroggi (SISA) ha insistito sulla questione della salute mentale, oggetto di una campagna in Ticino.

Oltre alla rappresentanza sindacale, la Svizzera godeva di una seconda presenza: quale osservatore è stato infatti invitato il deputato ticinese Massimiliano Ay, segretario politico del Partito Comunista, che da anni tiene i rapporti con la centrale della FSM. Ay, che è stato delegato della FSM nel 2005 e che nel 2013 aveva contribuito a tenere aperto l’ufficio dell’organizzazione a Ginevra, a Roma si è intrattenuto con i numerosi sindacalisti comunisti presenti, fra di essi in particolare Quim Boix esponente del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE), Ulises Guilarte membro dell’Ufficio politico del Partito Comunista di Cuba (PCC), Jose Divanilton Pereira da Silva, membro del Partito Comunista del Brasile (PCdoB) e Oliver Jonischkeit, membro del Partito Comunista Austriaco (KPÖ).

Rinnovate le tesi politiche contro le strumentalizzazioni “green”

Dal punto di vista della linea ideologica non si segnalano cambiamenti sostanziali, poiché la FSM resta ancorata a una visione di classe e orientata al socialismo. La FSM continua infatti a sottolineare il proprio “decisivo lavoro di raggruppamento ideologico e organizzativo del movimento operaio internazionale”. Scontata è stata pure la critica al funzionamento “non democratico” e la “distorsione della rappresentanza dei lavoratori” presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, l’agenzia ONU per le questioni sindacali, in cui è negata una rappresentanza proporzionale alla FSM così che ad avere l’egemonia siano sempre i sindacati “gialli” filo-americani. Vi sono tuttavia nelle tesi congressuali approvate all’unanimità dai delegati alcune interessanti novità. La FSM condanna ad esempio il green washing e le tasse ecologiste avanzate “col pretesto del cambiamento climatico”, come quelle sul CO2 che vanno a pesare sulle tasche della classe operaia.

Il Congresso della FSM si è tenuto all’insegna della lotta contro il capitalismo e l’imperialismo.

Una lunga parte delle tesi congressuali si è concentrata poi sul dato internazionale con una chiara condanna al militarismo occidentale e all’espansionismo della NATO, dichiarando ogni 1° di settembre “giornata internazionale d’azione sindacale per la pace” e rivendicando la riduzione delle spese militari, la dissoluzione delle coalizioni militari aggressive come la NATO e l’utilizzo dell’energia nucleare esclusivamente per scopi civili. La pandemia è stata oggetto di numerosi dei 99 discorsi ascoltati dal palco: tutti hanno rivendicato la necessità che si tolgano i brevetti ai vaccini anti-COVID-19, poiché solo il 12,9% delle persone nei paesi più poveri hanno potuto ricevere una dose del preparato. Dal punto di vista delle condizioni di lavoro la FSM vuole concentrarsi su tre punti: anzitutto sui minimi salariali che in troppi paesi nemmeno esistono e non si scostano di molto dalla soglia di povertà; in secondo luogo si è discusso della necessità di lottare per le 35 ore di lavoro su una settimana di 5 giorni e in prospettiva di tematizzare la settimana di 4 giorni lavorativi. Da ultimo, anche con il contributo del SISA svizzero, è stato condannato il telelavoro come elemento di precarizzazione e di flessibilizzazione dei contratti.

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