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In difesa dell’ANPI

Le parole di Gramellini, gli attacchi del PD e ultima in ordine cronologico la provocazione della Brigata Ebraica di portare ai cortei del 25 Aprile le bandiere della NATO.

Eppure l’associazione dei Partigiani ha delle posizioni di puro buon senso, in linea con la Costituzione e con l’articolo 11 della stessa. Non cede nè agli elmetti che governo e parlamento hanno deciso di indossare, nè si pone schierata con Putin, nè giustifica l’intervento militare. Chiede diplomazia, trattative, pace.

Ma a quanto pare avere buon senso in questo paese significa essere “putinisti”. Non c’è da sorprendersi, le etichette con nomignoli giornalistici sono oramai cosa comune e servono a semplificare il bipolarismo “buoni contro cattivi”, in modo da non lasciar spazio a nessuna discussione.

Non sorprende nemmeno l’aggressività di esponenti del PD e dei suoi elettori, da tempo pienamente schierati a favore dell’invio di armi e di sanzioni sempre più gravi, anche quando andrebbero solamente a danneggiare i già martoriati lavoratori e l’intera economia del paese. Sono accecati dai vénti di guerra, non vedono nulla se non la difesa degli interessi americani.

L’ANPI ha sempre avuto problemi con il PD, spesso ha fatto scelte influenzate dal rapporto con i dem. Io stesso non ho più rinnovato la tessera per queste scelte che nulla a vevano a che vedere con lo spirito partigiano e della resistenza.

Fintanto che l’ANPI serve gli interessi del PD non esiste critica, non esistono accuse. Quando si svincola da questo rapporto tossico, gli applausi e la retorica lasciano subito spazio all’infamia. Già nel 2016 con il referendum Renzi, i dem accusarono l’Anpi di “fare come i fascisti” perché si schierò per il NO a difesa della Costituzione. Oggi si ripete il meccanismo, in maniera peggiore di prima. Perchè la guerra è un primario interesse americano, non europeo, non italiano e quando Washington chiama, qualcuno deve rispondere e anche in fretta.

Non è un paese sano il nostro, dove i conti con il fascismo non sono mai stati fatti. Dove il revisionismo storico sta riabilitando quel sistema politico mussoliniano e in pochi se ne rendono conto e lottano per impedirlo. Siamo un paese dove i reduci della repubblica sociale vengono premiati con medaglie al valore, dove gli alpini vengono infangati stravolgendo il ruolo dell’Armir nell’invasione dell’URSS, facendo passare gli aggressori per vittime ma usando gli alpini per dare un’impressione meno fascista dell’operazione di revisione.

Non possiamo soccombere a tutto questo, alla logica guerrafondaia del governo e dei partiti che lo sostengono. Il 25 Aprile, ancor più che in altri anni, in piazza, per ricordare la grande denazificazione d’Europa del 1945, la Liberazione del paese dal nazifascismo e onorare i Partigiani. Chi porterà bandiere della NATO o dei nazionalisti ucraini, si prenda le proprie responsabilità di un atto provocatorio che nessun compagno o compagna potrà mai tollerare.

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Nicolò Monti

Nicolò Monti, classe 1991, già segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI). Tra i fondatori dell'Associazione Aster Transizione è Rinascita e dei Lazio e Libertà.