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Dal Ticino un appello pubblico per chiedere una soluzione politica a favore della pace in Ucraina e in Europa

È stato promosso nei giorni scorsi da diversi esponenti della società politica e civile (e non da sigle di Partito) del Canton Ticino un appello pubblico elaborato nell’ottica di favorire una visione la più equilibrata possibile del conflitto in Ucraina nonché una soluzione politica e pacifica dello stesso.

I promotori dell’appello – che ora è aperto ad altre sottoscrizioni – sono: Edoardo Cappelletti (membro di Direzione del Partito Comunista), Giovanni Barella (Libero Pensatore), Sergio Barenco (già Municipale di Arbedo-Castione e direttore d’azienda), Guido Bernasconi (già Gran Consigliere), Filippo Beroggi (Co-coordinatore SISA), Luca Campana (Consigliere comunale a Lugano), Gianfranco Cavalli (Segretario politico POP), Cem Celik (membro di coordinamento della sezione ticinese del Movimento Svizzero per la Pace), Marco Ferrazzini (già Gran Consigliere) Jacques A. Ferrier (Dipl. El-Ing. ETH), Edio Gada-Barenco (membro Verdi del Ticino), Enrico Geiler (architetto pensionato e membro dell’Associazione Svizzera – Palestina), Mixaris Gerosa (Comunità cubana), Federico Jauch (presidente onorario dell’Associazione Svizzera-Cuba), Reza Khatir (fotografo e docente in pensione), Mohamed Majed (esponente del Partito Comunista Libanese in Svizzera), Stelio Mondini (già Consigliere comunale a Locarno), Angelo Mordasini (membro della Gioventù Socialista – GISO), Jean Olaniszyn (fondatore del museo Hermann Hesse di Montagnola), Cherubina Ravasi (già Sindaco di Cimadera), Davide Rossi (Direttore ISPEC), Libero Verda (promotore di eventi).

L’appello – che pubblichiamo per intero – si dipana sui seguenti dieci punti:

1. Esprimiamo la più profonda preoccupazione rispetto all’esplosione delle tensioni tra Russia e Ucraina, alle operazioni militari sul territorio ucraino e alla continuazione delle ostilità nella regione, che stanno sempre più mettendo in pericolo la sicurezza collettiva e la prosperità di tutte le popolazioni coinvolte.

2. Auspichiamo con decisione il raggiungimento di un cessate il fuoco, di un processo di de-escalation del confronto e di un clima di reciproca distensione, in quanto presupposti imprescindibili per ridare slancio al dialogo tra le parti in causa nonché evitare ogni ulteriore distruzione e spargimento di sangue.

3. Riteniamo urgente e necessaria l’affermazione di una soluzione negoziata e a favore della pace, che nel ripudio della guerra possa promuovere una ricomposizione politica e diplomatica della controversia, nell’ambito di un clima paritario, cooperativo e di reciproca considerazione delle diverse parti.

4. Siamo persuasi che, anche al netto delle critiche che possono essere mosse alla politica interna della Russia, l’aspirazione a una pace durevole e sostenibile non possa fare astrazione dai legittimi interessi in gioco e degli antefatti storici che hanno gettato le premesse delle attuali tensioni presenti in Ucraina.

5. Consideriamo che molte preoccupazioni di Mosca non possano essere comprese senza tenere da conto il progressivo espansionismo della NATO verso oriente, espansionismo che ha comportato il rafforzamento di questo blocco militare e una crescente minaccia sulla sicurezza comune della regione.

6. Consideriamo che non possa essere sottaciuta la destabilizzazione operata nel 2014 dal movimento con simpatie neonaziste ‘‘Euromaidan’’, che con l’appoggio di USA e UE ha portato in Ucraina a violente repressioni politiche, all’imposizione di leggi russofobe e a un’offensiva contro le regioni del Donbass.

7. Rimarchiamo in definitiva che una mera condanna incondizionata contro la Russia, una chiusura di fondo verso le sue preoccupazioni e un misconoscimento degli antecedenti del conflitto impediscano di fatto di aprire le porte al conseguimento di un dialogo costruttivo, di un equilibrio più stabile e della pace.

8. Riconosciamo il rischio che, se quanto sopra e l’invio di armamenti dovesse continuare a verificarsi, il clima di tensione attorno all’Ucraina si vedrà ancora più difficile da stemperare, con la conseguenza di un prolungamento del conflitto, di una pericolosa corsa al riarmo e di un’ulteriore propagazione dell’odio.

9. Deploriamo, in quest’ottica, che la narrazione dominante tenda a veicolare una visione sempre più unilaterale e polarizzata della vicenda ucraina, demonizzando e marginalizzando quelle posizioni che non sono del tutto allineate al ‘‘mainstream’’, se non addirittura censurandole (come deciso anche dall’UE e dai ‘‘social network’’ ad essa più legati) in sfregio ad ogni garanzia liberal-democratica.

10. Chiediamo infine che la Svizzera si attenga al principio della neutralità, promuova una soluzione negoziata a favore della pace grazie ai suoi buoni uffici e interrompa subito l’allineamento alle sanzioni promosse dall’UE contro della Russia, le quali fanno perdere di credibilità a un intervento diplomatico del nostro Paese e nella loro unilateralità vanno a polarizzare e ad esacerbare ulteriormente il confronto.

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