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Lavorare la terra, l’armonia cinese tra le diverse generazioni

Esiste una sorta di calendario che regola la vita dei “nongmin”, i contadini cinesi, infatti la loro vita inizia nei villaggi dove nascono e dove vengono istruiti e cresciuti, in età matura in molti casi si spostano fuori dal villaggio per guadagnare il necessario da reinvestire in nuova fertilità della terra e mezzi per lavorarla e renderla più produttiva, a vantaggio di tutta la famiglia, in questa fase sono chiamati “nongmingong”, ossia contadini-lavoratori, poi in età avanzata si fermerà definitivamente nel villaggio per lavorare la terra ed invecchiare.

Questo ciclo presenta una sovrapposizione tra le vite di tre generazioni dove convivono giovani in formazione, adulti che migrano per creare reddito supplementare ed anziani che lavorano la terra, naturalmente gli adulti migranti temporanei fanno ritorno al villaggio per le lavorazioni pesanti o comunque stagionalmente nei momenti più duri del lavoro in campagna, il tutto è coordinato con i permessi di lavoro per coloro che operano nell’industria o nel terziario.

Esistono molteplici diritti e doveri nei rapporti che si vengono a creare tra le generazioni di uomini che lavorano la terra e questo sistema è rimasto estraneo al modello di famiglia “nucleare”, padre, madre e figlio dei grandi centri urbani, è un sistema di famiglia “trigenerazionale” che garantisce cure per ogni individuo in ogni età della sua vita, senza aggravio eccessivo sulla società e la struttura statale.

“Nonming”, contadini-lavoratori che migrano stagionalmente in città per lavorare nell’industria o nel terziario.

Per evitare la migrazione definitiva nelle città e difendere le campagne da un pericoloso spopolamento, esiste dai tempi di Deng Xiaoping un sistema di organizzazione della residenza fiscale e dei benefici conseguenti (istruzione dei figli, sconti ed esenzioni fiscali) che incentiva il ritorno nei villaggi dopo la migrazione e il mantenimento della famiglia negli stessi, taluni correttivi sono stati apportati nell’ultimo decennio per impedire che nei grandi centri urbani taluni promuovessero sistemi privati di alloggio, medicina e istruzione e altri, ugualmente provenienti dalle campagne, ne restassero sprovvisti.

Nella normalità della vita dei nongmingong buona parte del cibo arriva dal villaggio, riducendo così la dipendenza dal mercato alimentare urbano e contemporaneamente permettendo un’alimentazione sana.

In Cina la proprietà delle terre è pubblica e statale, ma è possibile anche affittare grandi terreni per implementare la produzione, tuttavia in questo caso l’imprenditore agricolo non è considerato un nongmin e non ha accesso ai vantaggi fiscali loro riservati.

Il sistema agricolo familiare è stato preservato dal governo cinese, annodando tradizione e innovazione.

Il sistema trigenerazionale è riuscito a sopravvivere anche durante il ventennio 1958-78 quando sono state imposte con eccessiva arditezza le squadre di produzione e le comuni, terminate con le sollevazioni contadine di Anhui del ’78, il successivo dibattito ha convinto Deng Xiaoping e il Partito Comunista Cinese a varare l’attuale sistema basato sulla responsabilità famigliare, riannodando in senso positivo secolari tradizioni, emancipate però dal bestiale sfruttamento dei proprietari terrieri, un sistema quindi profondamente radicato nella cultura agricola cinese e nel modo in cui i contadini vivono la terra.

L’agricoltura cinese è basata sui contadini che decidono  che cosa e in che modo deve essere prodotto, all’interno di un confronto non secondario con le istanze e le necessità locali e nazionali.

La conseguenza principale di questo modello contadino è che l’agricoltura è cresciuta a livello microeconomico di villaggio, rivitalizzando tuttavia il livello macroeconomico nazionale, i dati dal 1980 al 1995 dicono che la produttività è raddoppiata e dal 1995 al 2015 è ulteriormente aumentata del 50%, sono per altro dati indicativi perché la ricchezza generata è in parte rimasta nei villaggi, contribuendo in modo significativo alla crescita economica e al benessere locale. Tutti gli investimenti fatti dagli abitanti dei villaggi sono inoltre investimenti nel lavoro, liberando i contadini da vincoli con banche e investitori.

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Luca Montaldo

Luca Montaldo, già direttore di cantiere e libero professionista specializzato nella realizzazione di abitazioni a risparmio energetico e con materiali ecocompatibili, dirige oggi una piccola azienda agricola nei colli tortonesi, è membro della segreteria regionale piemontese del Partito Comunista (Italia) con delega all’agricoltura ed all’ambiente.