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“LaRegione” indica la strada: adesione della Svizzera all’UE e alla NATO

Una mattina, mi son svegliato e ho trovato l’editorial! Verrebbe da dire: come il solito. Non c’è giorno che il signor mandi in terra che LaRegione non si dimentichi di attaccare il Partito Comunista. L’ineffabile vice-direttore Erroi in un lungo editoriale inneggia all’abdicazione della neutralità della Svizzera salutando festoso la dichiarazione del Consiglio Federale in cui si dice che “fare il gioco dell’aggressore non è compatibile con la nostra neutralità”, ovviamente il riferimento è anti-russo, perché per il pregevole quotidiano la guerra è iniziata solo cinque giorni fa, non otto anni addietro, invece se si documentassero, l’affermazione avrebbe davvero forza, la Svizzera infatti non dovrebbe fare il gioco del governo ucraino che dal 2014 aggredisce i suoi cittadini nel Donbass, causandone la morte di ben tredicimila, ma si sa, queste per gli amici de LaRegione forse sono inezie.

L’articolista sottolinea festoso che ci si “allinea alle sanzioni europee contro la Russia”, a lui questa supina sudditanza piace, perché “si rinuncia a una confusione pelosa” e “ci si scrolla di dosso decenni di se e di ma di fronte agli autocrati di mezzo mondo”. L’immagine è quasi bucolica, sembra di vedere l’Elvezia ringiovanita, quasi una novella Heidi che corre per i prati mentre, come nel cartone animato, le caprette fanno ciao.

L’allineamento della Svizzera piace molto all’autore, tanto che lo ripete a mezzo articolo per ribadire che: “L’allineamento con l’Unione Europea straccia una volta per tutte quell’oleografia che raffigura la Confederazione come un isolotto felice, lontano dai venti della storia e libero, nella sua pace e prosperità, da quell’ordine internazionale che la vede piantata in mezzo all’Europa e sotto la protezione de facto dell’ombrello militare atlantico”. “Ombrello atlantico”, la stessa espressione, la più infelice, del povero Enrico Berlinguer. Insomma è tempo di mettersi in ginocchio davanti alla NATO, ma anche all’Unione Europea: “un risveglio che potrebbe tornare utile anche nelle relazioni con Bruxelles troppo spesso viziate da una cronica mancanza di realismo”. Poi si scomodano i farisei per criticare chi nell’UDC nazionale ha simpatie per Putin e addirittura il povero Gesù di Nazareth, di cui l’articolista cita la locuzione evangelica: “il vostro parlare sia sì sì, no no.”

Alla fine l’autore chiude aulico, “è una favella che manca a una sinistra schiava di un ammuffito antiamericanismo che equipara le responsabilità della NATO con quelle di Mosca”, sì, purtroppo l’allargamento verso est dal 1992 della NATO per LaRegione non è un problema geopolitico catastrofico alle origini della drammatica situazione attuale.

Quindi l’apoteosi finale, come sempre dedicata ai comunisti: “E ancor di più quella di chi – come il Partito Comunista – continua a difendere l’intervento” – qui virgoletta per citare e mostrare la sua distanza –  “contro il regime di Kiev smilitarizzarlo, denazificarlo e fermare i massacri sui civili”. Aggiunge un “sic”, di alleggerimento ironico e pontifica a chiusa: “l’estrema sinistra come l’estrema destra insomma, in un minuetto che le allontana sempre di più dalla realtà e dalla storia.”

Che LaRegione sia diventata la voce, se non proprio la permanente grancassa, di posizioni liberal filo-atlantiche e filo-europeiste ci è noto, resta il dubbio dell’insistenza con cui voglia indicare la strada quasi forzata verso l’adesione della Svizzera all’Unione Europea e alla NATO. Tuttavia se ne dovranno convincere, per il momento la maggioranza degli svizzeri e dei ticinesi sono contrari, non perché trogloditicamente non capiscano la realtà e la storia, ma proprio, cari amici de LaRegione, per l’esatto contrario.

Donne e uomini di ogni parte del mondo, anche in Svizzera, anche nel Canton Ticino, hanno capito benissimo che il futuro non è più dell’unipolarismo atlantico, che nuove forme di democrazia e partecipazione hanno abbattuto e stanno abbattendo il pensiero unico neoliberista imposto negli anni ’80 dalla coppia Reagan–Thatcher.  La storia dunque è in cammino, popoli liberi, sovrani e patriottici, immaginano un futuro in cui tutti i popoli e tutte le nazioni possano partecipare da eguali alle decisioni sul futuro del pianeta e non ristretti circoli speculativi e finanziari coperti dagli imbelli governi delle nazioni parte della NATO. Non è utopia, non è vetero-sovietismo e neppure neo-maoismo, è semplicemente il cammino che l’umanità ha deciso di intraprendere in questo XXI secolo, portate pazienza dunque, cari amici de LaRegione, anzi fatevene una ragione.

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Davide Rossi

Davide Rossi, di formazione storico, è insegnante e giornalista. A Milano dirige il Centro Studi “Anna Seghers” ed è membro della Foreign Press Association Milan.