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Un giovane su tre soffre di depressione: il SISA lancia una campagna per combattere il malessere psichico!

Pochi giorni fa, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha presentato la campagna “Scuola e salute mentale: parlarne non basta!”, con l’obiettivo di tematizzare una questione che purtroppo rimane ancora fin troppo inascoltata: i giovani soffrono e sono depressi! La campagna trova le sue radici da una riflessione del sindacato studentesco partita durante la pandemia, quando a marzo l’Assemblea Generale del SISA approvava la risoluzione “Pandemia e malessere psichico e sociale: occorre agire e subito!” (leggi qui).

Per il SISA, “le autorità tardano a rispondere al problema”

Che i giovani stiano male è purtroppo una triste verità, confermata da diverse associazioni di categoria e studi accademici. Nonostante la situazione sia piuttosto drastica, per il SISA “le autorità tardano a rispondere a un problema serio”. Lo “Swiss Corona Stress Study” metteva in evidenza già a novembre come circa 1/3 della popolazione giovanile presentasse sintomi depressivi gravi. Tuttavia la risposta da parte delle istituzioni resta ancora insufficiente. In questo contesto, la pandemia ha avuto sicuramente un ruolo da catalizzatore di un malessere che purtroppo ha origine in una situazione di accresciuta precarietà sociale e di conseguenza psicologica. Secondo il sindacato studentesco, “il progressivo smantellamento dei compiti sociali e di regolazione economica dello Stato, a seguito di decenni di politiche neoliberali, scaricano in maniera irresponsabile i rischi sociali sulle spalle di famiglie e individui. In questo modo, in maniera diretta ed indiretta le famiglie ed il corpo studentesco si trovano fragilizzati e più soggetti a disturbi depressivi”.

Per queste ragioni, secondo il SISA “è necessario che le autorità comprendano la reale portata del problema”. Attraverso la campagna, che partirà in questi giorni, si vuole aprire gli occhi ad una politica ritenuta sorda verso ai problemi della popolazione giovanile e studentesca. Il SISA presenterà la campagna attraverso delle bancarelle nel secondario II e nel terziario, in cui verrà distribuito del materiale informativo e verrà diffuso – sia tramite i social media, che attraverso volantini e manifesti – un questionario (vedi qui). Questo è diviso in principalmente tre parti, in cui la prima sarà incentrata sulla misurazione dello stato di salute mentale della popolazione studentesca, mentre le restanti due sono finalizzate alla comprensione dell’origine del malessere e le misure che vengono ritenute necessarie per evitare che la scuola sia generatrice di problemi psicologici.

La conferenza stampa del SISA. Da sinistra: Shair Cruz-Bahamonde, Rudi Alves, Monica Müller, Filippo Beroggi.

I primi risultati parlano chiaro: uno studente su tre è depresso

Il questionario è già stato testato alla Scuola Cantonale di Commercio (SCC), a cui hanno partecipato circa 100 studenti. I risultati parziali ed esploratori sono preoccupanti: 1/3 degli studenti presenta sintomi depressivi gravi e molto gravi, mentre un restante terzo presenta sintomi moderati. Quanto emerge dunque è che uno studente su tre necessità di un intervento psichiatrico urgente, mentre il restante 33% dovrebbe essere seguito da uno psicoterapista. La campagna e la raccolta dei dati andranno avanti fino a febbraio, momento in cui alla prossima assemblea sindacale verrà presentato un rapporto sindacale e verranno stabilite le rivendicazioni urgenti da intraprendere.

Per il SISA, il dato preoccupante tuttavia è che “il DECS ha già ricevuto le proposte del SISA contenute nella risoluzione assembleare di marzo, senza tuttavia intervenire con la dovuta celerità e serietà”. La conclusione del sindacato è chiara: “oltre a giustamente occuparsi della crisi pandemica, è ora che le autorità scolastiche e mediche si occupino di un’altra pandemia: quella depressiva che colpisce i giovani! Purtroppo parlarne non basta, ora occorre intervenire subito!”.

I risultati del sondaggio realizzato alla Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona.

Per i comunisti, occorre agire sulle cause e sulla prevenzione

Quello della salute mentale dei giovani è un tema già sollevato a più riprese dalla sinistra ticinese. Nel febbraio di quest’anno, il Partito Comunista salutava ad esempio l’istituzione di un reparto di pedopsichiatria all’Ospedale civico di Lugano, sottolineando però l’esigua capienza di questa struttura e le condizioni d’ammissione estremamente restrittive (leggi qui). Il PC ribadiva dunque la necessità di agire sul piano della prevenzione, in modo da evitare di dover ricorrere a simili strutture d’urgenza, costituendo ad esempio delle Comunità terapeutiche cantonali dedicate ai disturbi alimentari, come richiesto da una mozione depositata dai deputati Massimiliano Ay e Lea Ferrari.

Ancora poche settimane fa, svariate organizzazioni giovanili della sinistra ticinese (Gioventù Socialista, Gioventù Comunista, Giovani Verdi e lo stesso SISA) sottolineavano l’urgenza di questo problema, ricordando i preoccupanti dati emersi da un’indagine dell’UNICEF, secondo cui ben un terzo dei giovani soffre di problemi psichici ed uno su 11 ha già tentato il suicidio (leggi qui). La soluzione per queste organizzazioni risiede in un cambio di paradigma socioeconomico: “occorre urgentemente portare soluzioni sistemiche che mettano finalmente le persone e il loro benessere al centro delle preoccupazioni politiche piuttosto che continuare ad ambire a un incremento sempre maggiore dei profitti di pochi”. Insomma, i problemi di depressione non si risolvono con l’uso di psicofarmaci, ma lavorando sulle cause di questi disturbi (che sono anzitutto sociali) e lottando per ottenere un profondo cambiamento della società.

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