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Bocciato dai comunisti il preventivo 2022: in Portogallo si torna al voto

Dopo sei anni di esperienza, la cosidetta “geringonça”, l’accordo istituzionale a sinistra tra il PS, il Bloco de Esquerda, i Verdi e il Partito Comunista Portoghese (di cui avevamo parlato qui) che ha permesso ai socialisti di governare con l’appoggio esterno della sinistra radicale, volge al termine. Se già nel 2020, a lasciare l’intesa a sinistra era stato il Bloco de Esquerda con la sua bocciatura al preventivo 2021, sono oggi i comunisti a togliere l’appoggio al governo socialista, bocciando il preventivo per il 2022.

Si è aperta dunque una crisi politica in Portogallo, visto che il governo di António Costa non gode più di una maggioranza nel parlamento nazionale. Crisi, dicevamo, che ha portato il Presidente della Repubblica, rappresentante dell’area liberal-conservatrice, Marcelo Rebelo de Sousa, alla decisione di sciogliere l’Assemblea della Repubblica e di indire nuove elezioni legislative nazionali per il prossimo 30 gennaio 2022.

Catarina Martins (Bloco), Jeronimo de Sousa (PCP) e Antonio Costa (PS) non hanno rinnovato la “geringonça”.

Dicevamo, dunque, che a togliere il sostegno determinante al governo è stato l’ultimo alleato rimasto, ossia il Partito Comunista Portoghese, bocciando il preventivo 2022. Se già negli anni scorsi, a volte, i comunisti portoghesi si astenevano al momento del voto, come mai quest’anno hanno deciso di bocciarlo, aprendo una crisi politica?

Purtroppo, le divergenze già esistenti si sono acutizzate e non è stato possibile trovare un accordo. Ad esempio, a livello di salario minimo, i comunisti sono arrivati alla richiesta di 800 €, mentre i socialisti si sono arroccati dietro alla soglia dei 705 €. Non solo, ma anche a livello di aumento delle pensioni non c’è stato accordo, mentre le richieste di maggiori investimenti nel Servizio Nazionale della Sanità Pubblica, alla luce delle lacune esposte dalla pandemia, sono state vane, per non parlare dei meccanismi insufficienti per combattere la precarietà nel lavoro. In poche parole, i paletti posti dai comunisti durante le trattative non sono stati rispettati dalla controparte governativa. Come giustamente sottolineano i comunisti, a far cadere la “geringonça” è stato il PS, non i suoi partner a sinistra.

In questo contesto, va comunque segnalato che fino all’ultimo i comunisti sono rimasti al tavolo delle trattative, proponendo come sblocco alla crisi politica la ridiscussione da zero del preventivo 2022. Purtroppo i socialisti, sordi, sognano già di ottenere una maggioranza assoluta che permetterebbe loro di governare liberamente senza l’influenza del Bloco e del PCP, e per questo vogliono capitalizzare il momento ricorrendo alle urne, con la compartecipazione del Presidente della Repubblica, il quale ha mostrato una certa fretta, proprio forse per favorire la destra oppure un governo socialista autonomo che torni a politiche di destra. Staremo dunque a vedere se i portoghesi opteranno per una “geringonça” 2.0, apprezzata negli ultimi anni, o se si lasceranno tentare dall’idea di un governo socialista di maggioranza pluripotenziato. Agli elettori, dunque, l’ardua sentenza.

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Stefano Araujo

Stefano Araujo, classe 1993, ha conseguito il diploma di master in scienze politiche presso l'Università di Ginevra. Attualmente lavora come assistente presso il Global Studies Institute della stessa università. E' membro del Comitato Centrale del Partito Comunista (Svizzera).