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Nessun voto da Navalnij ai comunisti

La stampa occidentale blatera di fatti inesistenti, nessun voto degli amici di Navalnij è andato ai comunisti di Gennadij Ziuganov. Piuttosto i pochi sostenitori del pluricondannato Navalnij sono andati ad Alexeij Nečaev e  “Nuove persone” che hanno raggiunto il 5,32% e una manciata di deputati di orientamento liberale, vagamente europeista. Un disastro gli altri partiti di orientamento liberale: “Jablaka”, ovvero “Mela” di Grigorij Javlinskij ha preso solo l’1,34%, tanto che Javlinskij ha detto di essere stato danneggiato dall’appello al voto per il suo partito dell’agente del Cremlino … Navalnij. Gli ecologisti russi, che non hanno ancora trovato un linguaggio specifico per il loro popolo e vengono identificati per portatori di idee solo occidentali, si arenano all’0,91%.

Significativo invece che Russia Unita abbia nuovamente conquistato la maggioranza assoluta dei seggi con il 49,82%. Il Partito Comunista della Federazione Russa ha raggiunto il 18,93% recuperando quasi quattro milioni di voti, principalmente per la dura condanna della riforma delle pensioni e per il rinnovato slancio di militanza tra i giovani e i lavoratori. 

I socialdemocratici di “Russia Giusta” che si pongono a metà strada tra le contingenze di bilancio e i tagli del governo e le richieste comuniste di ripristino a tutti i livelli dello stato sociale hanno totalizzato il 7,46%. 

Se queste sono le differenze in politica interna, a livello internazionale i tre partiti concordano nel voler contribuire alla costruzione di un mondo multipolare e di pace in cui la Federazione Russa, la Repubblica Popolare Cinese, Cuba, Venezuela e Iran siano le nazioni fondamentali per offrire a tutti i contenti opportunità di crescita e sviluppo, senza il furto delle materie prime energetiche e alimentari praticato dall’Occidente con i cannoni della NATO.

Da segnalare infine il 7,55% raccolto dai nazionalisti liberal – democratici, coacervo della destra estrema ancora guidato da Vladimir Žirinovskij.

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Davide Rossi

Davide Rossi, di formazione storico, è insegnante e giornalista. A Milano dirige il Centro Studi “Anna Seghers” ed è membro della Foreign Press Association Milan.