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Sarà la Cina a ricostruire ciò che USA e UE hanno distrutto in Afghanistan? Alla guerra si preferisce la cooperazione!

Le truppe USA non sono state in grado di portare né la “pace” né la “stabilità” in Afghanistan e anzi dopo 20 anni di terribile occupazione militare, facendosi odiare dal popolo afghano (checché ne dicano i mass-media svizzeri ed europei), sono fuggiti in fretta e furia. Il risultato dell’occupazione sono operazioni militari senza fine, migliaia di vittime, miliardi di dollari sprecati, e una nazione che naturalmente non ha accettato la “democrazia americana” e anzi con il governo fantoccio imposto da Washington è pure diventata la fabbrica di droga del mondo.

L’analista geopolitico turco Orçun Göktürk ha commentato così la situazione sul portale United World International: “Il popolo afgano ha vinto questa guerra, le teorie imperialiste inventate da Fukuyama sullo ‘state building’ si sono sbriciolate. Persino il presidente statunitense Joe Biden ha dovuto ammettere di non essere riuscito a costruire una nazione in Afghanistan! Mentre gli accademici americani stanno ora cercando di capire perché non sono riusciti a costruire una nazione occidentalizzata, il governo degli Stati Uniti sta elaborando strategie comunicative sul come far sembrare questa enorme sconfitta meno umiliante”.

Il ruolo chiave del Patto di Shangai

Nel 1996 Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan firmarono il “Patto di Shanghai” o “Shanghai Five”. Nel 2017 l’India e il Pakistan si sono uniti all’organizzazione, che è stata rinominata in Shanghai Cooperation Organization (SCO), con l’adesione dell’Uzbekistan nel 2001. Mentre Afghanistan, Iran, Bielorussia e Mongolia sono entrati poi come “membri osservatori”, Turchia, Egitto, Azerbaigian, Armenia, Cambogia, Nepal, Sri Lanka sono ufficialmente “partner di dialogo” della SCO. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai può ora giocare un ruolo decisamente importante nella stabilità politica e nella ricostruzione economica dell’Afghanistan, dopo le rovine lasciate dagli Stati Uniti. Non a caso durante il vertice tenutosi a Dushanbe, in Tajikistan, nel luglio di quest’anno, il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha infatti già esortato la SCO “a svolgere un ruolo chiave nel raggiungimento della pace e della stabilità in Afghanistan”.

Ci sono due grandi problemi rimasti dopo questi ultimi vent’anni di occupazione militare americana dell’Afghanistan. Il primo problema è il terrorismo, e il secondo è il fatto che il Paese si è trasformato in una fabbrica di droga. Naturalmente, entrambi i problemi sono legati alle strategie imperialiste di Washington atte a destabilizzare i paesi della regione: non solo l’Afghanistan, insomma, ma l’intera area eurasiatica nell’ottica di minare la Belt and Road Initiative (BRI), cioè la Nuova via della seta cinese. Sempre secondo Orçun Göktürk “il futuro dell’Afghanistan è più un problema per i paesi della regione come Cina, Russia, Iran, Turchia, Pakistan, India, Tagikistan e Uzbekistan, che per gli Stati Uniti: problemi come il terrorismo, il traffico di droga e le enormi ondate di rifugiati per questi paesi sono diventati di fatto una questione interna, piuttosto che una questione di politica estera”. Va pure detto che tutti i membri della SCO, anche se non sempre in sintonia fra loro, hanno certamente un desiderio comune e cioè che l’Afghanistan non diventi un epicentro del terrorismo estremista o che dia avvio a flussi migratori incontrollati (preoccupazione questa che riguarda soprattutto la Turchia).

Dopo una guerra inutile, coi Talebani va giocata la carta economica

Naturalmente, la SCO ha il grande vantaggio della partecipazione della Cina, che può assicurare la ricostruzione economica di un paese devastato dall’imperialismo atlantico. La SCO può fornire il sostegno infrastrutturale su larga scala per lo sviluppo politico, economico, socioculturale e umanitario dell’Afghanistan. Nonostante i loro aspri disaccordi, gli sforzi dell’India e del Pakistan per prevenire la trasformazione dell’Afghanistan in un focolaio di terrorismo potrebbero costituire la base per la loro cooperazione anche in una risoluzione comune e multilaterale. Ma c’è di più: secondo Orçun Göktürk “la SCO potrebbe aprire la strada al Nuovo Ordine Mondiale”, in effetti alcuni grandi progetti infrastrutturali e ferroviari potranno essere avviati all’interno dell’Afghanistan, fornendo un collegamento ai mercati europei attraverso l’Asia centro-meridionale e anche attraverso la Turchia nel contesto della Nuova via della seta. Naturalmente, ammette Göktürk, la crisi afgana è un grande test per la SCO: se essa saprà cogliere l’opportunità di questa nuova crisi potrebbe verificarsi un fenomeno di attrazione per le nazioni oppresse dall’imperialismo di USA e UE e persino alcuni paesi europei potrebbero iniziare a svoltare verso Pechino.

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