Basta guerre e imperialismo: Cina, Russia, Cuba e altri 14 paesi si alleano per salvare l’ONU!

Diciassette paesi intenzionati a promuovere il multipolarismo e a cercare soluzioni diplomatiche alle crisi internazionali si sono riuniti per formare un Gruppo in difesa della Carta delle Nazioni Unite, bistrattata in primis dagli USA. Lo riporta con enfasi il “The Guardian”, giornale operaio edito dal Partito Comunista dell’Australia lo scorso 19 luglio. Le nazioni firmatarie non a caso includono gli avversari più risoluti dell’imperialismo statunitense: la Repubblica Popolare Cinese, la Federazione Russa, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, la Repubblica Islamica dell’Iran, lo Stato Plurinazionale di Bolivia, la Repubblica di Cuba e diversi altri Stati, fra cui spiccano quelli socialisti con i partiti comunisti al governo, poiché anche la Repubblica Popolare Democratica del Laos ha apposto la sua firma.

La Rivoluzione bolivariana si schiera

Ad ospitare la prima conferenza digitale che ha dato la possibilità ai rappresentanti di questi diciassette Stati di sviluppare idee su questi valori e le loro ragioni per aderire è stato il rappresentante permanente della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso l’ONU, Samuel Moncada, esponente del Partito Socialista Unito del Venezuela: “la situazione attuale nell’arena internazionale rende la creazione di questo gruppo di amici tempestiva ed essenziale”, ha detto Moncada, che ha così continuato: “il 2020, per esempio, è stato segnato dalla peggiore pandemia che l’umanità abbia affrontato in un secolo e ha reso evidente la necessità di un’azione collettiva, cioè un multilateralismo più inclusivo. Oggi, vediamo invece crescere i tentativi di mettere in discussione la Carta delle Nazioni Unite”.

Contro la guerra, si favorisca la cooperazione win-win

La convinzione fondamentale che gli Stati citati – a cui si aggiungono ad esempio anche l’Angola, la Bielorussia, l’Eritrea, il Nicaragua, la Siria, la Palestina – vogliono rafforzare è un approccio cooperativo alle relazioni internazionali e preferire ai conflitti armati la diplomazia. Il fatto che pure l’ex presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite Maria Luiza Viotti si sia unita alla riunione è un dato positivo: “nata dalla devastazione della seconda guerra mondiale”, ha spiegato Viotti, “l’ONU ha posto le basi per un ordine mondiale più giusto e pacifico. La nostra sfida comune in questo momento è di fare molto meglio nel sostenere i valori della Carta”.

La sovranità nazionale come valore progressivo

Il rispetto della sovranità delle nazioni e la non interferenza negli affari interni dei paesi, soprattutto di quelli più piccoli e umiliati dalla prassi neo-coloniale degli USA, è diventato un punto ricorrente nei discorsi degli ambasciatori durante la riunione: “crediamo che la comunità internazionale debba rinnovare il suo impegno per il multilateralismo, che rappresenta una garanzia di rispetto per la sovranità e l’indipendenza degli stati più piccoli nei confronti degli stati più grandi”, ha detto il ministro degli esteri boliviano Diego Pary Rodríguez. Gli ha fatto subito eco l’ambasciatore nordcoreano Kim Song che ha tuonato: “è profondamente deplorevole che il principio del rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e della non interferenza negli affari interni, sancito dalla Carta dell’ONU, non sia ancora stato pienamente attuato”.

Verso il mondo multipolare

Nel costruire la solidarietà fra questi diciassette Stati firmatari, si rafforza un progetto ben più ampio, una spinta cioè a unirsi nel rispetto delle reciproche differenze e dell’indipendenza di ciascun paese contro l’imperialismo atlantico, il neo-colonialismo occidentale e i metodi pirateschi con cui gli USA e i suoi alleati dell’Unione Europea cercano di minare lo sviluppo di tutti quei paesi che sfidano il totalitarismo capitalista, sia adottando un orientamento socialista e marxista-leninista o anche solo comunitario, sciita e anti-liberista.

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