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E se si potesse fare a meno della discarica d’inerti alla Buzza di Biasca?

La Commissione ambiente, territorio e energia del Gran Consiglio potrebbe dare un’indicazione strategica a favore del riciclo delle materie prime nell’edilizia accogliendo le due mozioni del Partito Comunista: “Per l’urban mining – riciclo, indipendenza e filiera corta dei materiali e rifiuti edili” e “Riduciamo i trasporti inutili e pericolosi degli inerti”. Il commissario Fabio Schnellmann ha preso a cuore la tematica che potrebbe portare evidenti benefici al traffico, soprattutto in entrata dal confine italiano, da cui passa ogni giorno una fila di 5 chilometri di autocarri, carichi di sabbia, ghiaia e inerti per la costruzione. Il riciclaggio dei rifiuti edili dà un importante contributo alla riduzione dell’impronta ecologica: si può risparmiare molta dell’energia grigia (non rinnovabile) richiesta per produrre, trasportare, immagazzinare, vendere e smaltire una componente dell’edificio (si stimano minori emissioni di CO2 del 60%). Vi sono aziende elvetiche con obiettivi di riciclo del 90%, ciononostante in Svizzera la massa di 25’000 case unifamiliari continua ancora ad essere seppellita o incenerita, con ripercussioni sulle discariche che si riempiono troppo rapidamente e un rilevante impatto sul paesaggio e la resistenza della popolazione. 

Non è un caso isolato quello dei cittadini di Biasca, anzi la popolazione conosce molto bene l’impatto nefasto di una deponia: polvere e rumore sono stati fonti inquinanti per diversi anni. Si chiede quindi che oltre al riciclaggio, si diminuisca fortemente l’importazione di inerti (ghiaia e sabbia) dall’estero, il cui prezzo irrisorio è ancora troppo ghiotto per l’edilizia ticinese in quanto non considera affatto il traffico e l’inquinamento generati. E che s’incentivi parallelamente il materiale naturale presente in grande quantità presso le cave di pietra d’opera ticinesi, a partire anche dalla funzione esemplare dei cantieri pubblici e para-pubblici.

Nell’ambito dell’economia circolare la conservazione delle risorse, la riduzione degli impatti ambientali così come l’eliminazione degli inquinanti e il contenimento dei volumi delle discariche sono i principali obiettivi del concetto di “urban mining” nella gestione dei rifiuti e delle risorse. Il termine “urban mining”, da interpretarsi in italiano con “estrazione mineraria urbana”, non è infatti altro che un riciclo pressoché completo del materiale edile. Ciò che il Partito Comunista chiede è di condividere il principio che si possono riutilizzare le materie prime delle infrastrutture giunte al termine della loro esistenza: gli edifici fatiscenti e da demolire rappresentano un insieme di materie prime fondamentali per un’edilizia sostenibile che per il loro valore non dovrebbero essere depositate nelle discariche.

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Lea Ferrari

Lea Ferrari (1991) è agronoma di formazione e municipale a Serravalle in quota Partito Comunista. Dal 2019 è deputata al parlamento del Canton Ticino. E' attiva pure nell'Associazione per la difesa del servizio pubblico.