Giovani imprenditrici liberali alla conquista della sinistra: il caso dei Verdi tedeschi

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“La politica ha bisogno del coraggio di fare le cose in modo diverso” ha dichiarato la leader dei Verdi tedeschi Annalena Baerbock annunciando la sua candidatura quale nuova Cancelliera della Repubblica Federale. Cosa significa? Assolutamente nulla! E’ la tipica retorica vuota, basata su slogan e frasi fatte, che gioca molto sul dato puramente emozionale e che ormai contraddistingue il modo di fare propaganda degli ecologisti e di una certa “sinistra” post-moderna europea che, sfruttando le legittime preoccupazioni dei cittadini per l’inquinamento (fra cui molti giovani affascinati da modelli “liquidi” e ultra-mediatizzati come Greta Thunberg) si fanno votare per poi accordarsi con le strutture di potere che necessitano di un maquillage “green” per sembrare diversi.

A comandare il partito verde sono gli “Young Global Leaders”

Queste frasi vuote sono tipiche in particolare fra i membri del “Young Global Leaders” (YGL), quella che il “Bloomberg Businessweek” definisce come la “rete sociale privata più esclusiva del mondo” e di cui la nuova donna forte dei Verdi tedeschi naturalmente appartiene. A denunciare questi legami internazionali ben poco ecologisti (e forse nemmeno troppo trasparenti) è il giornalista militante Valentin Zill sul settimanale tedesco “Unsere Zeit” dello scorso 7 maggio.

I legami tra Baerbock e il WEF di Klaus Schwab sembrano decisamente poco “verdi”…

Una nuova élite rampante sta infiltrando la sinistra

La “Young Global Leaders” è una fondazione costituita nel 2004 dal presidente del World Economic Forum (WEF), Klaus Schwab, come fucina di giovani talenti politicamente votati alla dottrina liberal e alla geopolitica atlantista filo-americana ma con un’immagine il più possibile trendy e accattivante per convincere le masse, soprattutto quelle piccolo-borghesi, ad ammirarli e diventarne subalterni. Più della metà dei membri della YGL sono in effetti giovani imprenditori, spesso imprenditrici per seguire l’attuale pressione mediatica sul “femminismo”, a cui si aggiungono politici, attori e attrici nonché altre figure pubbliche fondamentali per fare “egemonia culturale” sulla popolazione. Coloro che vogliono diventare “Young Global Leaders” non devono essere nati prima del 1983, hanno bisogno di sponsor e devono essersi distinti per risultati eccezionali e qualità di leadership di almeno cinque anni. I potenziali candidati sono vagliati e selezionati da due comitati interni alla fondazione in un processo di otto mesi. Anno dopo anno, poco più di 100 “Giovani Leader” iniziano poi un programma di formazione politica quinquennale per essere istruiti alla gestione delle masse e a sfruttare al meglio non solo i lavoratori ma anche le risorse collettive della nazione in modo che però non sembri negativo, giocando quindi sulla psicologia. Il nucleo di questi corsi di formazione è il cosiddetto “YGL Oxford University Executive Education Programme”, il quale mira a “preparare i leader a prendere decisioni sfumate” (e sottolineiamo per quanto detto prima la parola chiave “sfumate”).

Una borghesia improduttiva e parassitaria, ma …femminista ed ecologista!

Il rampollo borghese dei giorni nostri è questo: slogan vuoti e banali, comunicazione social, ma nessun legame reale con il mondo produttivo, con la sofferenza della classe operaia, semmai con il capitalismo speculativo. Valentin Zill nel suo articolo spiega che la loro vita è scandita da “caffellatte fatto rigorosamente con latte di soia, app di meditazione e yoga”. Per far pratica con l’habitus della classe dirigente i Young Leader frequentano lezioni di rinomati professori su Shakespeare e fanno “esercizi di leadership”, gite in barca e partecipazione all’immancabile moda dei tornei di dibattito della rinomata Oxford Union Society. Kurt Tucholsky lo ha ben spiegato: “La ridicola accozzaglia di formule tipica dell’educazione da confraternita si trasporta così nella vita; questi ex-studenti hanno difficoltà a vedere l’essenza delle cose, perché si basano solo sulla forma”. La borghesia parassitaria odierna è proprio questa: tutta votata all’immagine, al bon-ton e al politically correct (che tanto piano alla sinistra ecologista) per meglio ingannare la popolazione e continuare a dirigere un sistema socio-economico in perenne crisi e incapace di accettare che il mondo sta diventando multipolare: non a caso questi giovani leader hanno spesso in odio la Cina e la Russia e una volta in politica sono fautori di azioni belliciste contro la sovranità nazionale dei paesi che non si piegano ai diktat di USA e UE.

“Esercizi di leadership”, gite in barca e tornei di dibattito occupano gli Young Global Leaders.

Rafforzare l’egemonia neo-liberale facendo finta che sia …neutrale

Per rafforzare il dogma neoliberale, la “Young Global Leaders” lavora con la cosiddetta “Apolitical Academy”, la cui missione dichiarata oltre a quella di “rivitalizzare la democrazia per il 21° secolo attraverso la formazione di leader” è quella di “incoraggiare una leadership del settore pubblico basata sull’evidenza”. Tradotto dal politichese significa creare leader che si sappiano imporre per evitare che prevalgano movimenti politici rivoluzionari, di classe o che rifiutino il globalismo e anzi osino parlare di “sovranità” (la parola che non a caso più fa paura ai Verdi tedeschi totalmente piegati all’agenda di UE e NATO). I partner di questa “accademia” che vorrebbe imporre il proprio modello di “democrazia” al mondo includono, a loro volta, il WEF, la Harvard Kennedy School, e ogni sorta di ONG alla moda inserita nell’alveo dell’ideologia cosmopolita borghese anti-patriottica e anti-operaia. I “Young Global Leaders” si presentano con un sacco di discorsi commerciali su un sito web moderno e sui social, Annalena Baerbock ha perfezionato il tutto prendendo il controllo dei Verdi. Gli sfruttatori di domani sono raggianti!

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