Il sociologo Slavoj Žižek contestato in Turchia: “è un ciarlatano e un guerrafondaio”

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Il Municipio (a guida socialdemocratica) di Izmir, la città della Turchia laica che si affaccia sul mar Egeo, ha invitato come relatore d’onore ad una conferenza patrocinata dalle autorità comunali nell’ambito della Fiera del Libro a fine maggio, il sociologo sloveno Slavoj Žižek, considerato comunemente una sorta di “neo-marxista”. Subito si sono però innalzate voci di protesta. Non tanto, come si potrebbe immaginare, dal governo centrale di Ankara in mano al presidente Recep T. Erdogan, o dall’estrema destra, quanto piuttosto dalla sinistra!

Presidio di protesta contro il Municipio di Izmir che darebbe voce al separatismo etnico

Un apologeta dell’imperialismo”

Il giovane dirigente del Partito Operaio e Contadino di Turchia (TIKP), una sigla della sinistra maoista radicata praticamente solo a Izmir, Mustafa Ilmian ha dichiarato: “spero che l’evento di quest’uomo sia cancellato” e il motivo è presto detto: non solo Žižek ha sostenuto la lotta armata dei separatisti curdi del Rojava e persino in Turchia, ma – ricorda Ilmian – “mentre le bombe degli imperialisti uccidevano centinaia di civili a Belgrado, Novi Sad e in tutta la Serbia, il ‘filosofo’ sloveno promuoveva la missione della NATO”. In effetti Žižek ebbe modo di lamentarsi che contro la Serbia non si fossero sganciate più bombe e prima di queste affermazioni specificava di farle “proprio come uomo di sinistra”. Sempre Mustafa Ilmian scrive in un articolo apparso su alcuni portali online progressisti turchi: “Questo ciarlatano ha sostenuto l’invasione americana dell’Iraq e l’intervento in Libia. Ha detto di pensare positivamente della cooperazione fra gli USA e i separatisti curdi nel nord della Siria”. La realtà è che Žižek “non è altro che un fiammeggiante ciarlatano intellettualoide che – sotto la maschera di uno pseudo-marxismo – è diventato uno dei migliori apologeti dell’imperialismo e un anti-comunista mascherato”.

Dello stesso avviso anche l’Unione della Gioventù di Turchia (TGB), il più numeroso movimento anti-imperialista del Paese di ispirazione kemalista, che ha deciso addirittura di ricorrere a una petizione rivolta all’ufficio del Governatore (cioè il prefetto provicinale del governo centrale) di Izmir per chiedere l’annullamento della conferenza considerata eversiva. Dal canto suo il partito Vatan, organizzazione che si definisce aderente al “socialismo scientifico”, è andato oltre convocando un presidio di piazza contro Žižek apostrofato come “fan del terrorista Öcalan” e considerato un propagandista della guerriglia e dunque fautore della balcanizzazione coloniale non solo della ex-Jugoslavia ma ora anche di Turchia e Siria. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Partito Democratico della Sinistra (DSP), il cui presidente regionale ha preso parte al sit-in di protesta. Il Partito Comunista di Turchia (TKP) dal canto suo non si è espresso su questa situazione, ma la sua poca stima nei confronti del sociologo alla moda era peraltro emersa già durante la prima ondata della pandemia quando sul proprio portale era stato pubblicato un testo in cui si leggeva come Zizek “è tornato alla ribalta con un articolo che ha scritto sull’epidemia di coronavirus: non diceva assolutamente niente di nuovo, solo che l’epidemia sta mostrando gli aspetti irrazionali e sempre più insostenibili del capitalismo”.

Sul cartello si legge: “Che il portavoce del PKK non parli a Izmir, città della Liberazione (anti-colonialista, NdR)”

Žižek un “civettuolo” che revisiona il marxismo in senso liberal

Un importante intellettuale comunista italiano scomparso da pochi anni, il prof. Domenico Losurdo, già rettore all’Università di Urbino, autore di vari libri storici e filosofici, poco prima di morire diede alle stampe un’importante opera intitolata “Il marxismo occidentale: come nacque, come morì e come può rinascere” (2017) in cui dedica a Žižek alcune pagine. Žižek – stando a Losurdo – è “l’esponente più illustre di quello che ama autodefinirsi in modo civettuolo il marxismo occidentale libertario” (un’ideologia inesistente ma un’etichetta utile per sdoganarsi sul mercato!). Nella sua lungimiranza Losurdo aveva capito la pericolosità dell’individuo e intendeva mostrare gli errori strategici che commette la sinistra europea nel seguire personaggi ultra-mediatizzati come il filosofo sloveno creati ad arte del mainstream, usando una retorica radicale, per creare solo confusione e rendere così il pensiero di sinistra sostanzialmente innocuo e funzionale al sistema liberale. Losurdo, che lo sbeffeggiava come “autore che sembra talvolta amare i fuochi d’artificio più che gli argomenti”, aveva ben inteso che Žižek aveva una visione “che non è diversa dall’autocoscienza delle classi dominanti di Europa e USA” e che cioè era l’ennesimo scrittore sfornato dal mercato per ingannare i giovani che si avvicinano al socialismo.

Come fece diversi anni dopo il parlamento dell’Unione Europea, già nel 2007 Žižek anticipò nientemeno che il paragone, tipico della storiografia reazionaria, fra comunismo e nazismo con un semplicismo disarmante e cioè unendo i due sistemi a una “produzione industriale di cadaveri”. Žižek, insomma, parla come un anti-capitalista usando talvolta termini marxisteggianti, ma il suo scopo è sostenere il modello imperialista atlantico, liberale e unipolare: in effetti, ricordava bene Losurdo, “la rimozione della questione coloniale è parte integrante della piattaforma teorica” di Žižek, mentre proprio questa è la contraddizione principale della nostra epoca. Infatti il sociologo mainstream non ha mai perso l’occasione di denigrare, naturalmente con la solita retorica pseudo-progressista, ogni esperienza orientata al socialismo: i paesi dell’America latina che – a partire dal Venezuela di Hugo Chavez – si impegnavano nel processo rivoluzionario bolivariano diventano per Žižek “capitalismo populista” incline all’autoritarismo. E la categoria – non marxista – di “capitalismo autoritario” è inventata nel 2009 da Žižek per definire la Cina e partecipare all’inizio della campagna sinofobica.

Insomma il sistema ha bisogno di intellettuali che lo critichino, purché sulle contraddizioni primarie cantino tutti all’unisono: quindi il consumismo è brutto, l’ecologia è importante, il capitalismo è criticabile, ma ogni concreta alternativa all’unipolarismo (cioè la fine dell’egemonia atlantica e quindi la società cinese e dei suoi alleati) è …peggio. Questo è il messaggio che conta davvero, e che rende Žižek un intellettuale fintamente alternativo.

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