“Deutschland über alles”? I sogni di grande potenza fanno capolino fra i Verdi

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In Germania ogni partito politico ha il proprio think tank spesso sotto forma di fondazione, allo scopo di costruire una propria egemonia culturale sulla società e, in alcuni casi, anche per gestire finanziamenti indiretti alla politica. A sinistra sono note, ad esempio, la Fondazione Rosa Luxemburg legata alla Linke, la Fondazione Friedrich Ebert legata ai socialdemocratici della SPD e la Fondazione Marx-Engels vicina ai comunisti della DKP. Il partito ecologista tedesco Bündnis 90/Die Grünen invece controlla la Fondazione Heinrich Böll di cui ci occupiamo in questo articolo, poiché il suo lavoro culturale e ideologico sta alla base del gravissimo processo di ricollocazione ideologica in corso nei Verdi per inserirli a pieno titolo nel sistema atlantico e filo-imperialista.

I pericolosi ideologhi eco-imperialisti

L’attuale presidente della Fondazione Heinrich Böll, Ellen Ueberschär, insieme a rappresentanti del “German Marshall Fund” o dell’Accademia federale per la politica di sicurezza, ha infatti redatto un appello che sostiene la necessità di siglare un nuovo accordo tra il governo tedesco e la presidenza statunitense di Joe Biden con l’intento di “proteggere gli interessi delle democrazie liberali nell’Indo-Pacifico”. Non per proteggere la democrazia in casa propria (che, per quanto discutibile visto l’alleato, sarebbe perlomeno di competenza di un partito tedesco), ma per – di fatto – esportarla nell’Indo-Pacifico!

Nulla di nuovo, in realtà: già il predecessore della Ueberschär, Ralf Fücks, insisteva su questa linea imperialista. Fücks, che in passato militava nella KBW, la cosiddetta “Lega Comunista della Germania occidentale” – che aveva per scopo in realtà solo quello di dividere la sinistra e di indebolire il Partito Comunista Tedesco (DKP) apostrofato come “revisionista” e “riformista” – a guerra fredda terminata, quando insomma il ruolo di estremista di sinistra non serviva più alla borghesia, cambiò “mestiere”. Oggi si occupa di un istituto chiamato “Centro per la modernità liberale” con la moglie Marie-Luise Beck e ha pure scritto un libro intitolato “Difendere la libertà. Come vincere la battaglia per una società aperta” e divenne ideologo del liberalismo naturalmente pitturato di verde con belle parole cosmopolite e con la solita retorica fasulla su “diritti umani”, “diritti civili” e “libertà”. In quel suo testo scriveva in particolare come “Paesi come la Russia, la Cina (…) sono sistemi autoritari (…) che appaiono con crescente fiducia in se stessi come alternativa all’Occidente”.

Un tema, questo, che sta molto a cuore anche a Robert Habeck, leader nazionale di Bündnis 90/Die Grünen, tanto che l’anno scorso venne pure invitato a tenere una relazione all’Università Georgetown di Washington, il più antico ateneo gesuita degli USA, dove spiegò, disperato, da buon militante di presunta “sinistra”, che “con l’ascesa della Cina e di altri paesi emergenti e in via di sviluppo, il mondo transatlantico sta perdendo il suo peso relativo e la sua influenza”.

Il sorriso idiota di chi si dice verde ma è per le armi nucleari e contro la Cina: Robert Habeck (Foto: stephan-roehl.de)

Siamo verdi, ma il nucleare potrebbe anche piacerci…

L’appello citato lanciato dalla presidente della Fondazione Heinrich Böll riguarda anche la “protezione nucleare” degli Stati Uniti: tanto da rivendicare che la Germania condivida il nucleare “finché ci saranno Stati con armi nucleari al di fuori della NATO”. Anche qui: il nucleare nelle mani dei paesi occidentali (che sono poi quelli che bombardano chi non la pensa come loro: Siria, Libia, Irak, ecc.) va bene; il nucleare nelle mani di altri paesi (che lo usano solo come deterrente difensivo) va invece impedito a tutti i costi. Una posizione tipicamente imperialista che non stupirebbe se pronunciata dalla Casa Bianca, ma che evidentemente stona pronunciata da chi si definisce “ecologista” e che funge da ideologo di un partito che nasce proprio dalle lotte pacifiste e anti-atomiche degli anni ‘80. Markel Mann, giornalista del settimanale tedesco “Unsere Zeit” commenta: “all’ombra del grande fratello americano si difendono le ambizioni di politica estera dell’imperialismo tedesco”!

Gli ideologhi ecologisti chiedono pure che l’UE sia “politicamente e militarmente capace di agire”, e non certo per rendersi indipendente dagli USA, ma, al contrario, per mantenere gli USA in Europa (ad esempio con le sue basi militari, le sue testate nucleari, le sue ONG che indottrinano i giovani, ecc.): questo infatti procurerebbe “vantaggi per la stabilità politica del continente e quindi per la Germania”… la stabilità capitalista!

Che tali dichiarazioni siano propagandate dalla presidente della Fondazione verde Böll non deve però stupire, dato che la medesima Fondazione pubblica da tempo anche documenti in cui si spiega come “i Verdi non dovrebbero far dipendere le missioni estere dell’esercito tedesco da un mandato dell’ONU”, insomma liberalizziamo i bombardamenti e l’occupazione di altre nazioni. A questi paper di indirizzo ideologico, peraltro, collaborano personaggi della borghesia filo-americana come Tobias Bunde, direttore politico della Conferenza sulla sicurezza di Monaco e altri “strateghi” militaristi legati a Wolfgang Ischinger. Se glielo fai notare però rispondono che è “pluralismo” e “democrazia”… siamo proprio nell’era della post-verità!

La sede della Fondazione Heinrich Böll a Berlino

Traditi gli scioperi per il clima: ora priorità è la guerra contro russi e cinesi

Quanto produce la Fondazione Böll non si tratta solo di un esercizio intellettuale di qualche singolo accademico opportunista, al contrario: il partito recepisce e traduce in politica! Nel nuovo programma elettorale dei Verdi tedeschi, a pagina 134, infatti si dice quanto segue: “abbiamo bisogno di un riposizionamento strategico della NATO e un dibattito sull’equa condivisione degli oneri tra gli stati membri. L’obiettivo arbitrario del 2% adottato quasi 20 anni fa non fornisce alcuna risposta a questo e quindi lo rifiutiamo: noi sosteniamo una nuova definizione degili obiettivi che non sia astratta e statica ma orientata ai compiti, e in merito cercheremo il dialogo con i partner della NATO”. Finita l’epoca in cui gli ecologisti manifestavano urlando slogan per uscire dalla NATO, o per abolire la NATO e per chiedere una politica di pace, oggi la guerra per imporre al mondo gli interessi atlantici e germanici è un progetto …”ecologista”!

E che dire della corsa agli armamenti? “L’UE deve essere all’altezza della propria sicurezza e difesa, ciò presuppone una politica estera comune e richiede un equipaggiamento militare adeguato, l’espansione delle truppe europee e un rafforzamento e consolidamento della struttura di comando congiunta dell’UE”. Sembra di leggere un manuale di un’accademia militare o di un partito di destra, invece sono i presunti modernizzatori della sinistra, esaltati dai media con il mito della cosiddetta “onda verde” che ha truffato tanti giovani tedeschi in buona fede che hanno scioperato per il clima” e che invece si ritroveranno a indossare una mimetica. Lo spiega chiaramente Markel Mann su “Unsere Zeit”: l’equipaggiamento e la struttura di comando non sono altro che la preparazione per le operazioni di combattimento. Il programma elettorale ecologista d’altronde lo ammette in poche parole quando dice: “vogliamo equipaggiare la Bundeswehr in modo sicuro in termini di personale e materiale in conformità con la sua missione e i suoi compiti”, naturalmente all’estero perché “la Germania dovrebbe poter contare sui suoi alleati e, allo stesso modo, gli alleati dovrebbero poter contare sulla Germania”.

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