L’accordo di Montreux è tabù? Gli USA tentano di spingere la Turchia contro la Russia. Ex-ammiragli arrestati.

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Il presidente del parlamento turco, in una incauta dichiarazione pubblica, aveva affermato nei giorni scorsi come non sarebbe un tabù ridiscutere l’Accordo di Montreux. Quest’ultimo è un importante trattato siglato nel 1936 da Turchia, Francia, Grecia, Romania, Regno Unito, ex-Unione Sovietica e in seguito Italia, che regolamenta il traffico marittimo attraverso lo stretto dei Dardanelli, il Mar di Marmara e lo stretto del Bosforo.

L’accordo di Montreux è oggi un freno alla NATO

La dichiarazione del presidente del parlamento – per quanto subito smentita dal governo di Ankara – ha sortito enormi ed accese polemiche nel Paese, poiché mettere in forse l’accordo di Montreux significa limitare la sicurezza turca sul mare e, di fatto, autorizzare le multinazionali occidentali e gli eserciti europei e americano a transitarvi con maggiore libertà. Non a caso la NATO da tempo insiste per superare Montreux. La questione ha insomma una valenza geostrategica di enorme importanza, poiché potrebbe costituire un ostacolo nel processo di costruzione del multipolarismo: disdire o alleggerire i vincoli dell’accordo di Montreux significa sì indebolire la Turchia, ma di rimando anche permettere all’imperialismo euro-americano di espandersi ai danni della Russia e di tutta l’area eurasiatica.

L’uscita scomposta di 104 ammiragli a riposo

Come un fulmine a ciel sereno, sabato 3 aprile, nel pieno della notte, 104 ammiragli in pensione della Marina militare turca hanno pubblicato una lettera aperta in cui esprimevano preoccupazione per quanto dichiarato dal presidente del parlamento: Montreux, insomma, per gli ex-ammiragli non si tocca! L’iniziativa è però stata interpretata come una ingerenza delle forze armate nel dibattito politico e la stessa modalità di comunicare il proprio dissenso, di notte e con toni vagamente minacciosi, quasi fosse un gruppo eversivo pronto ad assaltare il Palazzo, ha spinto il governo di Recep Tayyip Erdogan ad accusare i firmatari di voler ordire un nuovo colpo di Stato (leggi). Memore di quanto avvenuto nel 2016, la Procura della Repubblica ha avviato un’indagine portando al fermo di polizia anche di una decina degli ufficiali firmatari.

L’accordo di Montreux è un tabù?

Nurullah Ankut, presidente del HKP

Immediata la reazione di Nurullah Ankut, presidente del Partito della Liberazione Popolare (HKP), piccola organizzazione operaia e leninista che si schiera con enfasi dalla parte dei 104 firmatari definiti “coraggiosi allievi di Mustafa Kemal Atatürk che hanno passato la loro vita a difendere la nostra Patria Blu”: “come si può definire crimine la difesa della patria, del Trattato di Losanna e del suo successore, il Trattato di Montreux, che è la prova della vittoria della nostra guerra d’indipendenza contro l’imperialismo?” si chiede Ankut rivendicando l’immediato rilascio dei fermati. Diversa, e più dialettica, l’opinione di un altro “grande vecchio” della sinistra turca, Dogu Perinçek, leader della corrente filo-cinese: “vi sono aspetti di questo trattato, siglato in un contesto storico molto diverso dall’attuale, che sono effettivamente a nostro favore. Ma ci sono anche disposizioni che limitano la nostra sovranità: quando le condizioni internazionali in futuro lo consentiranno si potrà quindi anche superare l’Accordo di Montreux”. Un’apertura che, nella lettura di Perinçek, potrà avvenire quando USA e UE collasseranno a favore dell’Eurasia.

Chi c’è dietro questa protesta degli ex-militari?

Utku Reyhan (a sinistra) denuncia i legami con gli USA dell’ammiraglio Ergun Mengi (nel riquadro)

Chi sia realmente questo gruppo di ex-ammiragli (ex, ma comunque molto influenti) e soprattutto da chi sia manovrato non è facile comprenderlo: la sua composizione risulta infatti piuttosto contraddittoria. Il primo firmatario, l’ammiraglio a riposo Ergun Mengi oltre ad essere un esponente di spicco del partito dell’opposizione filo-europeista Iyi Parti, risulta membro del “Global Relations Forum”, un’associazione cosiddetta “no-profit” che riunisce poche decine di influenti uomini d’affari, diplomatici e militari fondata in Turchia nel 2009 e che, secondo Utku Reyhan, presidente dell’USMER (un centro di studi geopolitici con sede ad Ankara), altro non è che la “filiale turca del Council on Foreign Relations degli Stati Uniti”. Eppure fra i firmatari vi sono anche ufficiali come Cem Gürdeniz, ritenuti ostili verso il campo atlantico e che durante l’ultimo vero tentativo di rovesciare Erdogan nel 2016 da parte dell’organizzazione terroristica gülenista FETÖ (una vera e propria rete “Gladio” che aveva infiltrato per decenni le istituzioni turche su ordine di Washington), si erano schierati a difesa dell’ordinamento democratico e del legittimo presidente (per quanto non ne fossero certo estimatori). Inoltre la Marina militare turca – per quanto “ammaccata” – è spesso considerata un bastione kemalista e laicista in cui non mancano le voci critiche verso la NATO. L’altro elemento da considerare è il contenuto della lettera: in essa si difende l’accordo di Montreux, quindi in sé è una dichiarazione contraria agli interessi diretti degli USA. E tuttavia non va escluso che l’obiettivo non sia tanto il contenuto del documento in sé, quanto la volontà di fomentare il caos nelle istituzioni che contano e indebolire così indirettamente Erdogan, la cui vicinanza a russi, iraniani e cinesi suscita costante preoccupazioni fra le potenze imperialiste.

Biden attaccherà dal Mar Nero”

Kemal Okuyan, segretario generale del TKP

Intervistato dal portale “SoL”, Kemal Okuyan, segretario generale del Partito Comunista di Turchia (TKP) sostiene la necessità di non ridiscutere l’accordo di Montreux e da questo punto di vista saluta l’iniziativa dei 104 ex-ammiragli, anche se riconosce che alcuni di loro potrebbero essere agenti della NATO, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. Egli poi continua: “qualche mese fa ho detto che l’amministrazione Biden avrebbe attaccato da due punti, il Baltico e il Mar Nero. Questo è esattamente ciò che sta accadendo ora. Nel Baltico, le molestie contro la linea Nord Stream 2 si sono intensificate, le navi da guerra si confrontano costantemente nel Mar Nero, e c’è un accumulo reciproco di forze nelle regioni di confine di Ucraina e Russia” conclude Okuyan, che non si fida della “svolta” di Erdogan e che egli anzi accusa di tenere i piedi in due scarpe: dopo aver rotto con gli occidentali nel 2016 ed essersi schierato coi russi, presto si potrebbe anche riconciliare con Biden. La tesi di Okuyan va letta però conoscendo l’adesione del TKP all’ideologia dei “due imperialismi”: Cremlino e Casa Bianca sarebbero entrambi poteri imperialisti e un avvicinamento ai russi da parte di Ankara non è quindi comunque auspicabile.

Gli ex-ammiragli fomentano il caos proprio mentre Biden ci attacca”

Özgür Bursali, segretario generale del partito VATAN

Diversa la valutazione del partito rivoluzionario post-maoista Vatan Partisi, che non solo auspica una sempre più stretta cooperazione fra Turchia e Russia, ma che solitamente è molto indulgente verso i militari kemalisti. Questa volta però il Partito ha rilasciato una severissima critica agli ex-ammiragli. Per quanto condivida – in mancanza di meglio – l’accordo di Montreux e quindi di sancire la piena sovranità turca rispetto a UE, USA e NATO, Özgür Bursali, il 29enne neo-eletto segretario generale del Vatan Partisi ha spiegato come la discussa lettera aperta sia però – al di là quindi dei suoi contenuti – un atto “irresponsabile” e “negligente” sul piano della disciplina che ci si attenderebbe da parte delle forza armate: “è irresponsabile pubblicare una simile lettera proprio quando l’imperialismo statunitense, attraverso l’Ucraina, vuole minacciare Russia e Turchia sul Mar Nero” ha dichiarato Bursali, che ha persino rincarato la dose: dopo aver sottolineato che “i collegamenti filo-atlantici dei leader di questa dichiarazione non sono passati inosservati all’opinione pubblica” ha accusato i 104 ex-ammiragli di voler “provocare il caos sul fronte interno”, dividere cioè le forze patriottiche di fronte alle minacce imperialiste. Bursali ha concluso invitando il governo a continuare a scovare tutte le spie americane infiltrate nelle forze armate e infine, appellandosi al popolo, ha chiesto “a tutta la pubblica amministrazione, alla nostra nazione, ai partiti e alle organizzazioni democratiche di massa di unirsi nella lotta per Seconda Indipendenza Nazionale e per la Rivoluzione”. Oltre alla diversa valutazione sul carattere della Russia odierna, la questione di fondo che divide drasticamente Vatan Partisi da TKP è fino a che punto Erdogan possa essere un alleato tattico per frenare l’imperialismo e riaffermare la piena indipendenza della Turchia ricollocandola fuori dal campo atlantico.

La Turchia è al centro del conflitto geopolitico odierno

Interpellato da Sinistra.ch sul dibattito in corso in Turchia, un conoscitore della realtà politica turca nonché segretario del Partito Comunista svizzero, Massimiliano Ay, così si è espresso: “il punto non è tanto capire oggi se questi 104 ex-ammiragli fossero o meno manovrati da qualcuno. Il punto non è nemmeno discettare se un accordo del 1936 (che – sia detto per chiarezza – personalmente difendo!) sia ancora attuale al 100% o se sia ipotizzabile migliorarlo in futuro. Il dato politico vero dell’oggi, che purtroppo ampia parte della sinistra europea misconosce totalmente, ma che noi comunisti svizzeri abbiamo identificato da anni, è che la Turchia risulta decisamente uno dei centri nevralgici in cui si manifesta la contraddizione principale della nostra epoca: il conflitto fra imperialismo atlantico da un lato e multipolarismo dall’altro. E’ questo, e solo questo, il discrimine! Il nervosismo con cui il governo di Erdogan reagisce a queste uscite pubbliche di settori influenti della società turca, che certamente non avvengono casualmente, ne sono la dimostrazione”.

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