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Dietro al miglioramento della scuola ticinese …la strategia dei comunisti

Quello della scuola pubblica è sempre un tema che appassiona, soprattutto a sinistra. E in Ticino ultimamente anche il parlamento è stato chiamato ad affrontare più volte questioni relative al diritto allo studio e alla logistica scolastica. L’intraprendenza del ministro dell’istruzione, il socialista Manuele Bertoli, è però spesso dovuta anche alle spinte che arrivano da una forza politica ancora relativamente piccola che ha tuttavia dimostrato di saper incidere con competenza e rigore in questo ambito: il Partito Comunista, che gestisce con disciplina leninista il rapporto dialettico fra proposta politica in parlamento ed azione sul territorio.

Sì all’edilizia scolastica, no alle “baraccopoli”

Ultima vittoria in ordine di tempo è stato il credito di 56 milioni di franchi stanziato dal Gran Consiglio ticinese a fine gennaio 2021 a favore delle infrastrutture scolastiche (leggi qui): un contributo importante per affrontare i problemi di edilizia scolastica. Il granconsigliere del PC Massimiliano Ay ci spiega: “come comunisti – sia nel movimento studentesco sia in parlamento – abbiamo sempre posto l’edilizia scolastica fra le nostre priorità e, dopo tanti anni di lotte, si stanno finalmente raccogliendo i frutti”. Per arrivare sin qui, effettivamente, il percorso è stato lungo e ha sempre visto in prima linea proprio gli studenti membri e simpatizzanti del Partito Comunista, i quali hanno insistito per porre la questione all’ordine del giorno sia nelle varie assemblee scolastiche di sede cui partecipavano, sia sul piano cantonale nelle riunioni del sindacato studentesco SISA. Come avevamo ricordato in questo articolo, nel 2012 fu dichiarato lo sciopero studentesco a Chiasso: la scuola professionale locale cadeva letteralmente a pezzi e gli allievi erano costretti a fare lezione all’interno di quello che, di fatto, era un cantiere. L’unica organizzazione politica di sinistra a prendere esplicita posizione allora a favore degli studenti fu proprio il Partito Comunista. Ancora nel 2014 e nel 2015, quando il conflitto si trasferì a Lugano, troviamo esponenti della Gioventù Comunista a tematizzare il problema delle “baraccopoli” erette per sopperire alle carenze strutturali di aule. L’anno successivo, finalmente, partiva il Masterplan per l’edilizia scolastica che prevede ingenti investimenti milionari dal 2015 al 2031 per risolvere la situazione. Nel 2017 il Partito Comunista in parlamento incalzava però ancora il governo di fronte ad alcuni ritardi nella realizzazione delle opere, fino alla soddisfazione odierna.

A Lugano, i limiti dell’infrastruttura scolastica sono stati per anni risolti… con le baracche.

Abolizione del numerus clausus ai corsi passerella

Un altro importante risultato del lavoro del Partito Comunista nella politica scolastica è arrivato nel giugno 2020, quando il parlamento ticinese rinunciò alla selezione in entrata tramite numerus clausus ai corsi passerella presso il Liceo di Bellinzona: in pratica chi dispone di un attestato di maturità professionale potrà adesso accedere agli esami che, se superati, gli apriranno le porte agli studi accademici. La decisione del Gran Consiglio derivava direttamente da una mozione comunista orientata a garantire maggiore diritto allo studio per la classe lavoratrice e che seguiva una prima interrogazione che aveva spinto il Consiglio di Stato a concedere un “contentino” ai comunisti raddoppiando i posti disponibili per i corsisti. Il deputato Massimiliano Ay, scontento, rispose che occorreva “promuovere ancora di più questo percorso formativo, sia per una questione di diritto allo studio che rimedia alle differenze sociali, sia perché esso valorizza una formazione più ricca e articolata per chi già dispone di competenze professionali”: il blocco alle iscrizioni aveva portato a respingere fino al 70% dei giovani che presentavano domanda: un’ingiustizia che andava sanata! Detto fatto: il 16 ottobre 2017 il Partito Comunista depositava formalmente l’atto parlamentare per porre definitivamente fine al numerus clausus, incassando fin da subito il sostegno anche della Lega dei Ticinesi e raccogliendo poi l’OK finale da praticamente tutte le forze politiche.

Obbligatorietà scolastica fino a 18 anni

Quello dell’obbligatorietà scolastica fino alla maggiore età era uno dei cavalli di battaglia di Oliviero Diliberto, allora parlamentare del Partito dei Comunisti Italiani a Roma e ripresa anni dopo dai comunisti svizzeri nel nostro Gran Consiglio sulla scorta dell’input fornito da un’analoga esperienza nel Canton Ginevra. A fine 2018 viene depositata a Bellinzona un’interrogazione che invita il governo cantonale a intensificare la lotta contro il fenomeno dell’abbandono scolastico, definito una “piaga sociale” dal Partito Comunista, a cui segue – durante il dibattito sul Preventivo 2019 – la richiesta ex abrupto di Massimiliano Ay di agire su questo fronte. A tutto ciò segue a ritmo incalzante una mozione per riportare sui banchi i ragazzi che sfuggono dai radar della scuola: la proposta ottiene sui media persino il plauso del giudice dei minorenni e lo stesso ministro se ne farà portavoce. Alla fine – proprio nel giorno del 97° compleanno di un grande educatore come don Lorenzo Milani – il parlamento opta per un compromesso: i giovani non saranno costretti a stare per forza dietro i banchi fino a 18 anni, ma saranno riconosciute anche attività formative più “informali”. Il Partito Comunista, votando a favore delle riforma da lui fortemente caldeggiata, ha chiesto al Dipartimento dell’Educazione molta severità però nei controlli, affinché le attività non prettamente scolastiche non si trasformino in “escamotage che posticipano il problema a dopo la maggiore età” fomentando magari il fenomeno delle aziende di coaching che – continuano i comunisti – “rischia di tramutarsi in una subdola forma di privatizzazione del sostegno ai giovani in difficoltà”.

Le giornate autogestite sono un diritto!

Passata un po’ in sordina è stata la decisione dell’estate scorsa, quando il Gran Consiglio accolse il suggerimento del Partito Comunista di rendere le giornate culturali autogestite nei licei di fatto un diritto riconosciuto. Contro il parere dell’UDC, allergica anche solo alla parola “autogestione”, i comunisti erano riusciti a costruire intorno a sé il consenso anche dei liberali-radicali e dei leghisti, oltre che di ecologisti e socialisti affinché fosse garantita una base legale per organizzare le giornate culturali nelle scuole superiori, le quali – a detta di Luca Frei, coordinatore della Gioventù Comunista – “da 20 anni favoriscono la responsabilizzazione degli studenti e un’offerta culturale dal basso”. In alcune sedi, infatti, le direzioni scolastiche tendevano a frenare l’organizzazione autonoma di tali eventi: ora gli allievi potranno invece far valere i propori diritti. Lo conferma anche il sindacalista studentesco Rudi Alves: “è un’importante vittoria per il SISA: le direzioni scolastiche non potranno più ostacolare gli studenti, trincerandosi dietro alle varie scuse cui siamo abituati, e dovranno invece sostenerli nell’organizzazione delle due giornate autogestite ormai garantite dai regolamenti”

Bertoli: «la sociologia è vietata da Berna» ma il PC insiste!

Un altro capitolo nel processo di riforma migliorativa della scuola pubblica viene scritto nel gennaio 2021: a larghissima maggioranza il Gran Consiglio accoglie, anche se solo parzialmente, la mozione del Partito Comunista che chiedeva di introdurre una nuova opzione specifica (OS) in ambito umanistico nei licei ticinesi. Al Liceo Cantonale di Locarno sarà così presto realtà un’opzione specifica di filosofia, pedagogia e psicologia, la quale era sì già garantita a livello federale ma non era ancora offerta negli istituti del Canton Ticino. Mentre i comunisti volevano introdurre pure un modulo di sociologia nell’opzione specifica, il Consigliere di Stato Bertoli ha rifiutato poiché, a detta sua, ciò sarebbe ostacolato a livello nazionale; tesi contestata in aula da Ay secondo cui un tale divieto non sussiterebbe. Il parlamento ha infine seguito sì Bertoli, ma ha pure concesso che alla nuova OS venisse aggiunta l’offerta di un corso facoltativo di sociologia. La deputata del PC Lea Ferrari da noi interpellata spiega: “la nuova offerta didattica risulterà importante per connettere i saperi pedagogici, psicologici, e anche filosofici alle dinamiche concrete della società contemporanea. I fenomeni educativi e psichici, come i sistemi di pensiero, si producono infatti con un’interazione reciproca con i sistemi economici e sociali”. Ed è proprio nel nome dell’interdisciplinarietà che il Partito Comunista attraverso i suoi due deputati aveva chiesto e ora ottenuto che la sociologia trovasse il suo posto all’interno del percorso liceale.

Lo spezzone del sindacato studentesco al corteo del 1° maggio del 2019 a Locarno.

Unire tutti gli studenti nel sindacato senza distinzioni di partito

Dietro a molte di queste proposte che il Partito Comunista ha formalizzato in ambito istituzionale, c’è spesso però anche un lavoro costante dei più giovani fra i loro simpatizzanti sul territorio, a stretto contatto coi bisogni delle nuove generazioni, in quella che è l’organizzazione studentesca ormai fra le più longeve e, nel contempo, fra le più innovative del Canton Ticino: stiamo parlando del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA). Fondato durante le vacanze estive del 2003 da Nicola Barenco, Massimiliano Ay, Roy Rigassi, Tessa Nerini e un manipolo di altri ragazzi, oggi il SISA è un protagonista stabile e riconosciuto del dibattito politico-sindacale ticinese, non solo in ambito scolastico ma in generale per tutto quanto è relativo al protagonismo giovanile; basti pensare al ruolo pionieristico avuto nell’organizzare i primi scioperi per il clima nel 2019. Consultare regolarmente il SISA e appoggiarne le rivendicazioni è un elemento che caratterizza l’attuale gruppo dirigente del Partito Comunista. Ce lo conferma anche Zeno Casella che da poco ha lasciato la leadership del SISA per assumere incarichi di vertice proprio nel PC: “Con una scelta risalente a una decina di anni fa, il Partito Comunista ha puntato moltissimo sui giovani e ha deciso di offrire con generosità il meglio delle proprie forze militanti per sviluppare – senza fare distinguo partitici – un movimento degli studenti che fosse il più ampio possibile”. E i risultati si vedono…

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