Studenti e operai uniti nello sciopero generale che ha bloccato l’India

in Asia/Internazionale di

Sono stati qualcosa come 250 milioni gli indiani scesi in piazza l’8 gennaio scorso a sostegno dello sciopero generale – il più grande della storia – convocato dai sindacati per resistere alle politiche neo-liberiste del governo nazionalista indù del premier Narendera Modi, leader del partito Bharatiya Janata (BJP). A suscitare malcontento fra la popolazione sono stati certamente anche i tentativi del governo di approvare una legge di cittadinanza settaria e discriminatoria, ma le ragioni di fondo che hanno permesso il successo della mobilitazione sono naturalmente di tipo “materiale”:  l’economia del paese asiatico ha infatti assistito a uno dei più rapidi incrementi dei prezzi nella sua storia unito a un tasso di disoccupazione record, insieme alla massiccia estorsione di ricchezza pubblica da parte dei miliardari.

I partiti politici al fianco dei sindacati

L’appello ad astenersi dal lavoro e a mobilitarsi l’8 gennaio arrivava da una decina di imponenti federazioni sindacali, a cui si sono aggiunti movimenti contadini e organizzazioni studentesche, permettendo di creare così dei vincoli importanti fra le lotte operaie con il sentimento di solidarietà e partecipazione dell’intera società civile. Accanto alle organizzazioni sindacali si sono però da subito mossi anche alcuni partiti politici della sinistra di classe indiana che il 26 dicembre scorso hanno diramato una dichiarazione pubblica unitaria che convocava i propri militanti e simpatizzanti a una intera settimana di sensibilizzazione e di lotta che preparasse lo sciopero generale vero e proprio. Stiamo parlando di quattro partiti di ispirazione più tradizionalmente leninista: il Partito Comunista Indiano (CPI), il Partito Comunista Indiano Marxista (CPI-M), il Partito Comunista Indiano Marxista-Leninista (CPI-ML) e il Partito Socialista Rivoluzionario (SRP). Ad essi si aggiunge anche un’organizzazione socialista di orientamento nazionalista e anti-imperialista: il Blocco del Progresso (AIFB).

I sindacati insistono sul conflitto di classe

Protagoniste indiscusse delle mobilitazioni sono alcune sigle che i media occidentali hanno evitato di citare vista la loro ideologia di riferimento: stiamo parlando del CITU – Centre of Indian Trade Unions, che da solo riunisce 5 milioni di operai e l’AITUC – All India Trade Union Congress, il più antico sindacato indiano che organizza 2,6 milioni di aderenti. Benché giuridicamente indipendenti questi due sindacati, infatti, riconoscono entrambi la lotta di classe quale  impostazione strategica e agiscono come cinghia di trasmissione del Partito Comunista Indiano-Marxista (CPI-M) il primo, e del Partito Comunista Indiano (CPI) il secondo. Di dimensioni più ridotte ma con circa un milione di lavoratori iscritti ciascuno si deve ricordare anche il sindacato patriottico TUCC – Trade Union Coordination Centre e il sindacato maoista AICCTU – All India Central Council of Trade Unions a cui va aggiunta la più piccola UTUC – United Trade Union Congress egemonizzata dal Partito Socialista Rivoluzionario. I lavoratori riuniti in questi sindacati e i loro colleghi che li hanno seguiti hanno rivendicato nella loro piattaforma di sciopero la fine delle privatizzazioni delle aziende del servizio pubblico, una legge sul salario minimo insieme a prestazioni sociali complete in ambito pensionistico.

Studenti sempre più politicizzati si organizzano

Ma ai diritti del lavoro si sono presto uniti anche gli studenti, che riconoscendosi quali futuri lavoratori precari, hanno solidarizzato con la classe operaia. Anche qui però non stiamo parlando di ragazzi spoliticizzati e banalmente indignati come vorrebbero far credere alcuni giornalisti europei, ben al contrario si sono mossi in prima fila i giovani rivoluzionari che noncuranti delle violenze della Polizia hanno bloccato gli atenei. Gli studenti indiani sono organizzati soprattutto nell’AISF – All India Students’ Federation e nella SFI – Students’ Federation of India. Entrambe le organizzazioni, che assieme riuniscono anch’esse oltre 4 milioni di giovani, sono politicamente orientate secondo le indicazioni di lavoro dei movimenti giovanili del CPI e del CPI-M. Più piccola, ma non meno combattiva, c’è poi la AISA – All India Students’ Association diretta dai maoisti del CPI-ML.

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