Metalmeccanici tedeschi per il disarmo. Svolta pacifista per i sindacalisti?

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Il prossimo mese di ottobre a Norimberga, in Germania, si svolgerà il Congresso della Industriegewerkschaft Metall, meglio conosciuta come IG Metall, il Sindacato Industriale dei Metallurgici di Germania che con i suoi oltre 2 milioni di iscritti rappresenta una delle più forti organizzazioni operaie della Repubblica federale. In attesa dell’assise congressuale sono già stati depositati ben 793 fra emendamenti e bozze di risoluzione: 23 di esse riguardano il tema del pacifismo e del disarmo. Già quattro anni fa, in occasione dell’ultimo Congresso di IG Metall, la questione della Pace venne dibattuta per oltre un’ora e mezza dai delegati: solo il tema delle pensioni aveva suscitato maggiore discussione e richiesto ancora più tempo. Lo storico leader socialdemocratico Willy Brandt disse una volta: “la pace non è tutto, ma senza la pace tutto diventa niente”.

I lavoratori chiedono il disarmo

Rifiutare il reclutamento militare per la pace e il disarmo!

I lavoratori di IG Metall rivendicano delle strategie per il mantenimento della pace che non si limitino a curare gli effetti ma che operino sulle cause dei conflitti, ecco perché si insiste anche su regole per un commercio internazionale più equo e per progetti di sviluppo nei paesi poveri che siano socialmente ed ecologicamente sostenibili e non alla mercé delle multinazionali occidentali.

L’obiettivo del governo di Berlino di utilizzare annualmente il 2% del Prodotto Interno Lordo (PIL) tedesco per il mantenimento delle forze armate è un altro dei punti che il Congresso del sindacato dovrà affrontare e anche su questo aspetto non mancano le mozioni della base operaia per rifiutarlo: il 2% del PIL rappresenta infatti un aumento da 37 a ben 70 miliardi di euro per l’esercito, soldi che – inutile sottolinearlo – mancano poi nel settore della formazione, del diritto all’alloggio e delle infrastrutture dei servizi pubblici.

Il Congresso dovrà pure affrontare un tema di geopolitica: gli operai chiedono infatti di salvare l’accordo fra USA e Russia sui missili nucleari a medio raggio e, a tal proposito, rivendicano un nuovo strumento di ispezione. Nel contempo i lavoratori rifiutano lo stazionamento di tali armamenti su territorio tedesco e in Europa, andando qui implicitamente contro gli interessi della NATO.

Studiare la riconversione produttiva

La Direzione di IG Metall viene inoltre spinta dalla propria base a studiare la questione della conversione economica. In pratica l’invito è di elaborare progetti per favorire la conversione dell’industria militare tedesca in industria civile, così da evitare sconquassi a livello di posti di lavoro: in tal senso una mozione chiede di aumentare il fondo speciale destinato a questo genere di aziende e l’obbligatorietà per il padronato di coinvolgere i consigli di fabbrica in tutti i progetti di conversione produttiva.

Infine i lavoratori chiedono ai loro dirigenti sindacali di convocare una Conferenza di discussione invitando oltre ai sindacalisti, anche degli esperti che possano spiegare le varie iniziative concrete per riconvertire l’industria bellica nazionale così come degli esponenti dei movimenti pacifisti e anti-militaristi che possano ragionare coi lavoratori su forme di gestione dei conflitti.

I sindacati devono educare i lavoratori alla pace e alla solidarietà

Manifesto del 2013 diffuso in Svizzera. Il SISA ne era promotore in Ticino.

Il dato quindi è che i sindacati non possono rinchiudersi in meri discorsi corporativi ma devono promuovere una visione di società alternativa a vantaggio della classe operaia, la prima a soffrire in caso di guerra.

Non è nulla di nuovo in sé, azioni di lotta operaia contro la guerra se ne sono viste anche alle nostre latitudini quando il vecchio Sindacato Edilizia e Industria (SEI, oggi UNIA) organizzò in Ticino delle pause prolungate sui cantieri contro l’invasione militare americana in Irak nel 2003, oppure l’importante sportello “SOS Reclute” fondato in quello stesso anno dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) per aiutare i giovani costretti al servizio militare.

E’ purtroppo un dato di realtà ammettere però che queste iniziative sono ancora troppo poche, soprattutto nel sindacalismo svizzero, impregnato di quella nefasta dottrina della “pace del lavoro” che ha castrato decenni e decenni di cultura operaia facendola allontanare dalla necessaria lotta di classe e rendendola sempre più integrata nel sistema borghese (e quindi militarista).

Il sindacato invece dovrebbe essere una scuola di organizzazione politica per permettere alla classe operaia di acquisire sicurezza nei propri mezzi per rivendicare più diritti. La pace è condizione sine qua non affinché vi siano diritti sindacali e sviluppo economico. Essa va dunque insegnata attivamente soprattutto in un’ottica anti-imperialista, così che i lavoratori percepiscano l’importanza della solidarietà e non si lascino traviare dalla “guerra fra poveri” che fa solo gli interessi del padronato. Ecco perché è importante che i sindacati svizzeri – e in particolare quello degli studenti e degli apprendisti SISA, che peraltro più di tutti agisce con coerenza su questo aspetto – sostengano il diritto al servizio civile rispetto alla militarizzazione della gioventù. La militarizzazione e la costruzione di una forma mentale che la accetti fra le nuove generazioni è un tassello dell’egemonia culturale borghese che si consolida in Svizzera attraverso la coscrizione obbligatoria, ma anche attraverso le società di tiro, i gruppi scoutistici e a alcune società sportive. Operare quindi in tal senso fra i giovani operai e studenti è un atto coraggioso e lungimirante.

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